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El Presidente: la storia vera di corruzione nel calcio sudamericano, parlano i protagonisti della serie Amazon Prime Video

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Frenetica e divertente, quasi una Narcos in chiave satirica, El Presidente raccontata da Andrés Parra e Paulina Gaitan. L’ascesa improbabile di un piccolo presidente cileno di provincia che si trovò al centro di uno scandalo mondiale.

El Presidente: la storia vera di corruzione nel calcio sudamericano, parlano i protagonisti della serie Amazon Prime Video

L’era della pandemia non era ancora neanche immaginabile, quando chi vi scrive è stato catapultato, dopo 13 ore abbondanti di volo, a Santiago del Cile per visitare il set della prima serie Amazon Original targata Sud America, El Presidente, in un quartiere di grattacieli, ville e condomini eleganti. Pochi giorni e abbiamo imparato a capire come il nord della città sia la zona ricca, all’interno di un paese dall’economia fra le più dinamiche del continente, ma con le maggiori differenze fra il nord e il sud, in ogni senso, in una nazione stretta e lunga migliaia di chilometri, schiacciata fra l’oceano Pacifico e la cordigliera delle Ande. Contraddizioni esplose qualche mese dopo la nostra visita con moti di piazza violenti contro il presidente Pinera, che sono ancora d’attualità a partire dalla Plaza Italia, nome non ufficiale ma riconoscibile da tutti i cileni, vicino a molte sedi delle università locali, ma soprattutto confine fra le zone (molto) agiate della città e quelle (molto) popolari.

El Presidente, non quello eletto, è anche il nome della serie, che arriva su Amazon Prime Video dal 5 giugno, e che racconta il ramo latino americano dell’enorme scandalo FIFA Gate, ma soprattutto l’incredibile ascesa di un piccolo e inaffidabile uomo d’affari proprietario di una squadra di bassa categoria del campionato cileno, capace di ottenere la poltrona di presidente della federazione nazionale di calcio e di guadagnarsi accesso nei saloni nobili dello sport, rimanendo vittima della sua ambizione e del giro vorticoso di un complotto da 150 milioni di dollari gestito dal presidente della Football Association argentina, Julio Grondona e che ha portato alla messa in stato d’accusa per corruzione di tutti i presidenti delle federazioni calcistiche sudamericane, a parte uno: l’Uruguay.

La serie, otto episodi di un’ora, è una sorta di Narcos satirica, un racconto pieno di humor di una storia davvero curiosa, scritta e diretta da Armando Bo, premio oscar per Birdman, anche produttore esecutivo insieme alla Gaumont, proprio quelli di Narcos, e a Fabula dei fratelli Juan de Dios e Pablo Larrain.

Ma in questo primo appuntamento vi raccontiamo il nostro incontro con i protagonisti della serie: su tutti il protagonista Sergio Jadue, il 31enne salito alle cronache del calcio mondiale uscendo dall’anonimato e portando in patria la prima vittoria nella prestigiosa Copa America. La scelta dell’interprete è stata ottima, visto che Andrés Parra, già Hugo Chavez e Pablo Escobar in televisione, è perfetto nel suo equilibrio fra patetismo e disperato tentativo di emergere. Anche perché la mogliettina super sexy Maria Inés, la Paulina Gaitan vista in Narcos e Diablo Guardian per Netflix, non gli dà tregua, tanta è la sua ambizione di emergere, prima dalla pronvincia a Santiago, poi per contare addirittura a Zurigo, nella sede mondiale della FIFA.

Parlando del suo personaggio, Andrés Parra ci ha detto, “La cosa più strana, devo dire, è che uno come Sergio sia ancora vivo. La difficoltà più grande per me è stata avvicinarmi alla sua parte più umana senza mai giudicarlo. Ho studiato sulle fonti e sui documenti ufficiali: ho fatto un lavoro tra lo psicologo e il giornalista. Mi piacciono i personaggi controversi. La miseria e la complessità umana mi intrigano moltissimo, da qualsiasi punto di vista le si affronti. È per me una specie di catarsi, un modo per esorcizzare la parte oscura che è in ognuno di noi. Sono sicuro che Sergio si è fatto l’abbonamento a Amazon Prime e che comincerà a vedere la serie, ma non sono sicuro che la finirà. Mi piacerebbe conoscere la sua opinione. Devo dire che ha un’anima tragica, ma riesce anche a farci sorridere. Sergio è un uomo socialmente disadattato, che ha dovuto conformarsi a quel mondo enorme che gli si è spalancato davanti quando, a soli 31 anni, è diventato il presidente della ANFP, l’Associazione Nazionale del Football Professionista. Una carica che ha assunto senza che nessuno, di fatto, lo rispettasse per davvero: era considerato un gregario, un ingenuo, uno incapace di vestirsi, di muoversi e comportarsi. Ma Sergio ha imparato velocemente. E una volta che ha imparato, non è stato più possibile fermarlo.”

Come detto, un ruolo chiave è quello della moglie Maria Inés, capace di manipolare e guidare il marito. “Ho fatto molte ricerche perché quando sono arrivata in Cile non conoscevo questa storia", ha detto Paulina Gaitan. "Mi hanno regalato un libro sulla storia di Sergio Jadue e c’era un capitolo intitolato “la primera dama” (la first lady), dedicato interamente a lei. Ho visto parecchi video per osservare i suoi atteggiamenti, era importante per me interpretare questa donna e comunicare la sua forza di arrivare in alto, di riuscire. Mi piacciono i personaggi femminili forti. Tra lei e Sergio c’è certamente un’alleanza, ma iniziano a sorgere anche dei conflitti, come in un matrimonio normale, perché la cosa importante per lei è avere il potere di arrivare in alto e quindi che lui rimanga al potere. È al corrente di tutto questo gran movimento di denaro al centro dello scandalo. In Messico c’è un detto che recita “Tanto pena el que mata la vaca, comò el que le sgarra la pata”, che significa che chi tiene ferma la vacca è tanto colpevole quanto chi la uccide. È complicato dire quanto sia parte dello scandalo, quel che è certo è che in un’intervista recente su youtube dice che ora è ridotta a lavare bagni al McDonald. Il calcio è un mondo del tutto maschile e per questo mi pare importante che nella serie ci siano due personaggi femminili, che gestiscono e manipolano Sergio, che finisce per essere una marionetta di questa situazione, in cui i personaggi aspirano al potere e ai soldi e per questo è quasi al limite della commedia, con humour nero. Anch’io sono una persona ambiziosa e se mi fisso un traguardo cerco decisamente di raggiungerlo, per questo mi è piaciuto molto fare il personaggio di Nené, sento di identificarmi con quell’ambizione”.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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