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El Cid, come un ragazzo diventò un eroe mitico: il nostro incontro con Jaime Lorente

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Il successo è arrivato improvviso, per Jaime Lorente, grazie al ruolo di Denver nella serie di enorme successo La casa di carta. Ora è la volta della sfida più grande della sua carriera, in questa intervista ci parla della sua interpretazione del mitico eroe spagnolo El Cid nella miniserie kolossal Amazon Original, dal 18 dicembre su Prime Video.

El Cid, come un ragazzo diventò un eroe mitico: il nostro incontro con Jaime Lorente

Con Denver ha trovato la sua California, Jaime Lorente. Non parliamo della città americana, almeno non solo, ma del personaggio centrale della serie televisiva La casa di carta che ha interpretato. Uno dei più amati in una delle grandi sorprese di questi ultimi anni, diventata popolare in tutto il mondo, tanto da lanciare la carriera di Lorente, classe 1991, come una delle nuove star europee, bissando poi con la serie teen Elite.

Arriva ora in streaming su Prime Video a partire dal 18 dicembre con un personaggio molto diverso da quelli che l’hanno lanciato. È infatti protagonista di El Cid, un kolossal Amazon Original sugli anni giovanili di formazione del mitico eroe spagnolo medievale, artefice massimo, fra storia e leggenda, della Reconquista. 

Lo abbiamo incontrato via zoom.

Intepreta questa volta un personaggio mitico, una vera icona.

È stato un duro lavoro, sentivo molte responsabilità essendo un personaggio che condividevo con tutti gli spagnoli. Allo stesso tempo volevo fare qualcosa di speciale, di mio, raccontare la storia di  un uomo vero con le sue virtù, senza perdere la fedeltà alla storia. La cosa più complicata è stata lavorare su di lui come un adolescente, un giovane con i suoi principi. Mi sono reso conto come il suo passaggio da ragazzo a eroe sia compiuto a dispetto di sé stesso, non volendolo diventare. Tutti i suoi principi e valori di adolescenti rimangono cruciali per lui, nonostante fosse epoca di grandi guerre e lui venisse presto riconosciuto come un grande guerriero. La gente lo vedeva come un eroe, ma lui no, ha continuato a essere sé stesso, anche perché nel momento stesso in cui ti vedi come un eroe non lo sei più.

È una storia sulla formazione di un giovane, non di El Cid come già eroe affermato, ma sulla fase di costruzione dell’uomo e della figura eroica che poi è passata alla storia.

Avevamo l’opportunità di raccontare una storia davvero speciale, tutti conoscono la figura consacrata di El Cid, ma deve essere venuto da qualche parte, deve essere nato, cresciuto e la storia è proprio questo che vuole raccontare. È poi centrale la sua relazione con il padre, che morendo gli disse che sarebbe dovuto diventare re, per a ottenere quanto non era riuscito a lui. Dicendogli questo gli ha chiaramente distrutto la vita, mettendogli sulle spalle un peso incredibile, qualcosa che non era il suo sogno. È la parte emotiva del personaggio, che sapeva di essere un buon guerriero, che la sua vita sarebbe stata difficile, è una persona emotiva che ha in mente come scopo delle sue azioni il bene comune, tanto che non riesce a nascondere la sua rabbia contro certi intrighi di potere. È al servizio di Sancho, i delfino figlio del re, per il quale prova un senso di lealtà non obbligata, ma legata all’amicizia, perché sono amici. Non è leale al suo re, ma al suo amico. Alla fine la serie non è solo un racconto di battaglia, di lotta e di politica, ma anche di amore e ricerca interiore. Con tutti i conflitti che esistono si rende conto come tutto sia una menzogna, come il potere sia una bugia, tanto che dei fratelli arrivano a uccidersi solo per ottenere potere. Per cui arriva al momento in cui si rende conto di vivere in un mondo ingiusto che lo disgusta.

In che modo La casa di carta ha cambiato la sua carriera, permettendole di arrivare a interpretare un ruolo iconico come questo?

È impossibile saperlo direttamente, ma la vita è piena di momenti decisivi. Il lavoro che ho fatto in La casa di carta ovviamente ha a che fare con questo risultato, evidentemente dimostra che abbiamo fatto un buon lavoro, ma ho superato fatto una normale audizione. Non mi vergogno certo di ammettere come abbia avuto un ruolo, aiutandomi ad arrivare a una tale icona per la Spagna. Penso che per fare un lavoro sincero non devi pensare alla responsabilità di quello che la gente si aspetta dal personaggio. Sono un attore, il mio lavoro è legato alla sensibilità, e pensare che ti rivolgerai a oltre 120 paesi di tutto il mondo ti può portare a fare un lavoro falso, imposto. Mi sono concentrato molto sulle sceneggiature, entrando nelle dinamiche dell’epoca, in un contesto quasi familiare. Poi è il compito della troupe dargli una forma, prepararlo per essere esportato, ma io l’ho approcciato come se stessi lavorando nel salone di casa mia.

È stato protagonista di molte scene d’azione, come si è preparato, ha subito degli infortuni?

Ho avuto alcuni infortuni, sì, niente di serio ma durante le scene di battaglia le mani sono state molto sollecitate. La mano sinistra ha subito una distorsione, ci è voluto un po’ per guarire ma ne è valsa la pena, mi sono molto divertito.

El Cid è molto diverso da Denver de La casa di carta, cosa l’ha motivata a scegliere questo ruolo?

La motivazione principale è stato, dopo aver letto la sceneggiatura, la figura storica. Era un’opportunità incredibile, leggendola mi è subito sembrata una storia bellissima che avrei voluto assolutamente raccontare. Mi hanno poi dato la possibilità di interpretare un personaggio molto diverso da quelli, spesso dei cattivi, che avevo fatto prima, permettendomi un lavoro come attore molto differente. E naturalmente ci tengo alla possibilità di fare ruoli diversi, in modo da non venire incasellato.

Cosa ha scoperto di avere in comune con Ruy, con El Cid?

È successo qualcosa di molto bello durante le riprese. La vita qualche volta ti dà l’opportunità di interpretare qualcuno che vede le cose in maniera molto simile a te. Dopo La casa di carta ovviamente la mia vita è cambiata e Ruy ha passato qualcosa di simile. Era una persona normale e poi tutti hanno iniziato ad ammirarlo, senza che capisse bene cosa stesse succedendo. Quello che ho imparato da lui è a perdonarmi, nonostante gli errori che si fanno ogni giorno, ma volevo essere un eroe umano che potesse permettere al pubblico di riconoscersi in lui, una persona reale, non uno con un mantello che può volare.

Guarda subito El Cid su Prime Video

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