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Curon, il soprannaturale in alta quota: incontro con i giovani protagonisti della serie Netflix

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Un paesino di montagna in Alto Adige con il suo celebre campanile nel lago fa da sfondo a una nuova serie Netflix Original tutta italiana che ci raccontano i ragazzi protagonisti.

Curon, il soprannaturale in alta quota: incontro con i giovani protagonisti della serie Netflix

Un campanile sommerso in un lago. Un’immagine forte che appartiene alle tante bellezze dell’Alto Adige. Siamo a Curon, dove il lago di Resia si è creato, a seguito della costruzione di una diga con conseguente centrale idroelettrica, negli anni ’50. Questa seducente atmosfera ha ispirato Curon, nuove serie in sette puntate targata Netflix Original tutta italiana, diretta da Fabio Mollo (i primi quattro episodi) e Lyda Patitucci (gli ultimi tre, oltre alla seconda unità degli altri), che debutterà sulla piattaforma il 10 giugno.

Si racconta la storia di Anna, una donna che torna a Curon, luogo in cui è nata e cresciuta, salvo essere fuggita 17 anni prima, quando i suoi due gemelli non erano ancora nati. Sono tutti e tre a lasciare la città per riavvicinarsi a una realtà che si dimostra subito misteriosa e ostile. Anna scompare misteriosamente e saranno a quel punto i ragazzi, con il nonno e insieme a una ragazza del posto, con il fratello, a dover scoprire cosa nasconde la tranquilla realtà fra i boschi e le montagne.

“Ha un istinto e un coraggio che la caratterizzano”, ha dichiarato Valeria Bilello, già nella serie Netflix Sense8, parlando della sua Anna. “La motivazione del ritorno a Curon è legata al suo passato, tanto da spingerla a mettere a rischio sé stessa e i figli, che ha voluto tenere nonostante fosse giovanissima all’epoca. Era una cosa più grande di lei, ma accettò la sfida, anche se non riesce a essere compiutamente un genitore. È un progetto interessante, un’emozione forte da veder crescere fin dalla lettura del primo episodio. Devo ringraziare in particolare Fabio Mollo, che mi ha spinto a fare il provino nonostante per altri motivi non volevo fare la serie. Quella del campanile è un’immagine fortissima, sono convinta che la location e l’atmosfera susciterà curiosità in molte persone, anche straniere e lontane dall’Alto Adige. Sono particolarmente contenta perché per la prima volta interpreto un personaggio completamente slegato dal maschile, con cambi di registro continui, che vive un momento di tensione, è minacciata, ma la priorità sono i figli e il passato che torna a tormentarla e deve sistemare una volta per tutti. Non un uomo”.

Daria e Mauro sono i figli di Anna, due gemelli dal carattere diverso, ma letteralmente sinergici, con quell’intesa in più che solo chi è nato (quasi) nello stesso momento e dalla stessa madre può avere. “Può sembrare aggressiva e prepotente, una donna alfa”, dice Margherita Morchio (Daria), “ma vuole solo segnare il territorio e far capire a tutti i costi chi sia. La sua luce forte è Mauro, il fratello gemello opposto come personalità ma complementare per tutto. Quando lei crolla e ha bisogno di una roccia, lui c’è sempre. Ci saranno vari momenti del genere, nel corso della serie. Bisogna avere il tempo e la voglia di conoscerla, non si fa vedere per quello che è, ma se si supera quella corazza è molto affettuosa e premurosa. La serie ha un elemento fantasy e soprannaturale che si mescola bene con la realtà quotidiana del paese e tocca piano piano tutti i personaggi. All’inizio sembra una realtà apparentemente normale, poi si scoprirà come non sia così”.

Una serie di prove ha aiutato a creare la sintonia fra i ragazzi, in particolare fra Margherita Morchio e Federico Russo, gemelli sullo schermo. “Abbiamo lavorato al nostro rapporto”, dichiara Russo, “hanno un’estrema complicità che non era facile ricreare subito con una persona conosciuta magari il girono prima, è stato molto utile conoscerci e togliere quei pregiudizi e quella facciata che puoi avere quando conosci una persona. Ci hanno richiesto una complicità fisica, un’intesa speciale con la sorella gemella che fosse evidente sullo schermo. Se si nota sono contento. Tutta questione di duro lavoro. All’inizio poi ci siamo dovuti adattare al posto, una realtà molto lontana dal caos frenetico della città.”

Gli altri due fratelli, nati e cresciuti sul posto, sono Micki (Juju Di Domenico) e Giulio (Giulio Brizzi). Lei è una “ragazza di 16 anni in piena tempesta adolescenziale”, come la definisce Juju Di Domenico, “con tutte le difficoltà che ne possono derivare: le amicizie, i primi amori, le difficoltà con genitori. È apparentemente semplice, solare e gentile, aperta, ma andando avanti scopriremo che non è proprio così, che deve fare i conti con una parte di sé che nasconde, un piccolo grande segreto, rivelato il quale si sentirà molto più libera. È un’esperienza che mi ha fatto crescere e imparare molto”.

Giulio Brizzi era alla prima esperienza, anche se la recitazione è sempre stata la sua passione, che l’ha portato anche a trasferisci per studiare recitazione a Berlino. È anche una giovane promessa, ma anche realtà, della MMA, le arti marziali miste. Descrive così il suo omonimo, “è nato e cresciuto lì, affronta le situazioni sempre con audacia e determinazione per portare a termine quello che si prospetta per il futuro. Confortarmi con un personaggio del genere, capire cosa volesse veramente, è stata una grande sfida. Vive in un quadro familiare che non sente giusto, prova avversione per alcune dinamiche e vuole distinguersi, specie da uno dei genitori. Ha voglia di controllare anche l’ambiente in cui si trova, con momenti di aggressività.”



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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