Speciali Musica

Ventiquattro anni fa ci lasciava Frank Zappa.

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Ripercorriamo brevemente la sua vita in questo speciale.

Ventiquattro anni fa ci lasciava Frank Zappa.

Il 4 dicembre 1993 ci lasciò il compositore, arrangiatore, “freak” e buontempone Frank Zappa. Nato a Baltimora il 21 dicembre 1940, da padre siciliano e madre greca, si trasferì in California all’età di dieci anni. La sua passione per la musica iniziò a manifestarsi dopo che i genitori acquistarono un fonografo, come raccontò lui stesso nel 1989:

“Dato che non mi era stato mai insegnato niente al riguardo, non faceva alcuna differenza per me: potevo ascoltare Lightnin’ Slim o un gruppo vocale di nome The Jewels.. Webern, Varèse o Stravinsky. Per me era sempre ottima musica”. Interessato particolarmente al suono della batteria e agli strumenti di percussione, leggendo un articolo sul giornale LOOK in cui si parlava di un oscuro LP dal titolo “Complete Works Of Edgard Varèse, Volume One”, iniziò una spasmodica ricerca che lo condusse alla composizione “Ionisation” e accrebbe enormemente la sua passione per la musica classica moderna.

L’adolescenza di Zappa fu accompagnata non solo dalle composizioni di Varèse e di altri musicisti classici come Halim El Dabh, Igor Stravinsky e Anton Webern; c’era spazio anche per la R&B, i gruppi doo-wop e il jazz.

Questa eterogeneità di generi musicali, oltre ad ispirarlo nella creazione di uno stile proprio, fu cruciale nella sua formazione personale. Al tempo stesso, sviluppò un atteggiamento diffidente e apertamente critico verso le principali correnti sociali, politiche e musicali, a favore di una valorizzazione della musica underground e di una presa di coscienza scevra da qualsiasi convenzione o giudizio superficiale.

Anche la televisione ebbe un ruolo essenziale nella crescita di Zappa, come dimostreranno in seguito le numerose citazioni di jingle pubblicitari e celebri sigle, ma soprattutto favorì lo sviluppo del suo amore incondizionato per la satira e l’ironia. Tra le sue influenze più evidenti, troviamo Spike Jones e i suoi City Slickers. Nel finale del video qui sotto, potremmo persino riconoscere il travestimento femminile usato dai Mothers Of Invention



Al liceo manifestò subito il suo spirito controcorrente rispetto alla cultura razzista imperante, fondando una band, i Blackouts, con alcuni compagni di scuola di etnie diverse, con i quali si divertiva a reinterpretare la musica black che lo affascinava. Sei mesi di college, nel 1959, gli furono sufficienti per comprendere le nozioni principali di teoria musicale: il restò lo imparò da sé, osservando musicisti come Johnny “Guitar” Watson, Howlin’Wolf e Clarence “Gatemouth” Brown. A 18 anni scriveva, arrangiava e dirigeva le performance dell’orchestra scolastica, la Antelope Valley High School, dove si diplomò nel 1958. Come molti altri suoi colleghi, non fu uno studente diligente: lasciò il college dopo un solo semestre e dimostrò anche in seguito il suo disprezzo per l’educazione tradizionale, ritirando i figli da scuola a soli 15 anni e rifiutandosi di pagare loro le spese per l’università. Nel 1959 si trasferì a Los Angeles, dove conobbe Kathryn J. “Kay” Sherman. I due si sposarono l’anno seguente e si spostarono in Ontario. Zappa iniziò a musicare spot pubblicitari e a comporre colonne sonore per film di serie B, fra i quali “ The World’s Greatest Sinner” (1962) e “Run Home Slow”. Memorabile la sua performance in un varietà televisivo del 1962, The Steve Allen Show, dove si esibì in un “concerto per bicicletta”.

Con i soldi guadagnati in questi anni, Zappa manteneva i Blackouts, di cui cambiò numerose volte formazione e nome. Riuscì anche ad aprire uno studio di registrazione a Cucamonga, dove registrò il suo primo 45 giri. Allettato dal denaro, si fece raggirare da un poliziotto sotto copertura, che gli offrì 100 dollari per produrre un nastro pornografico. Zappa accettò ed inscenò un atto sessuale con una sua amica. Al momento della consegna, fu arrestato e costretto a dieci giorni di carcere. Quei tre anni (1962-64) sono documentati in “Cucamonga”, che raccoglie i singoli scritti da Zappa per altri musicisti. Nel 1964 si dedicò anima e corpo alla sperimentazione con l’overdubbing e la manipolazione di alcuni nastri ed entro nei Soul Giants di Ray Collins, Roy Estrada e Jimmy Carl Black. Assieme a loro, con l’aggiunta di Elliott Ingber alla chitarra, Zappa fondò i Mothers Of Invention. “Mother” era un’abbreviazione di “motherfucker”, termine con una doppia accezione: la prima la conoscete, mentre la seconda potrebbe essere resa come “musicista esperto”.

Nel 1966 i Mothers Of Invention vennero scritturati al “Whiskey Au Go-Go” di Hollywood, dove conobbero ed ingaggiarono il manager Herb Cohen, che organizzò il primo concerto della band, e il talent-scout Carl Orestes Franzoni, che reclutò dei ballerini per le performance della band, i “Mother’s Auxiliaries”. Nello stesso anno uscì il primo album della band, “Freak Out”, prodotto da Tom Wilson. Ad oggi, il progetto è noto come il primo progetto interamente “orchestrato, arrangiato e condotto” da un musicista rock, il secondo album doppio della storia del rock, dopo “Blonde On Blonde” di Bob Dylan, e il primo concept album – sebbene il primato venga spesso dato erroneamente a  “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” .

Fu durante le registrazioni di “Freak Out!” che Frank Zappa conobbe quella che sarebbe poi diventata la sua seconda moglie e la madre dei suoi quattro figli: Adelaide Gail Sloatman. Negli anni seguenti, i Mothers Of Invention pubblicarono “Absolutely Free” e si trasferirono a New York, dove registrarono il loro album più celebre: “We’re Only In It For The Money”. Al suo interno è possibile ascoltare alcuni degli esempi più creativi di audio editing e produzione mai realizzati, mentre si sorride per i testi che ridicolizzano il fenomeno hippie e flower power.  Inoltre, la copertina del disco, realizzata da Cal Schenkel, è un’evidente parodia di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, accusati di “far parte della controcultura (flower power) solo per i soldi” . 

Il successivo lavoro in studio, “Cruising With Ruben & The Jets” riflette il cambiamento di rotta attuato da Zappa, che tornò a cimentarsi nel doo-wop. Oltre ad approfondire le sue conoscenze nella post-produzione musicale, alla fine degli anni ’60 Zappa fondò due etichette, la Bizarre Records e la Straight Records, con le quali produsse il doppio album “Trout Mask Replica” di Captain Beefheart e pubblicò alcuni lavori di Alice Cooper, Wild Man Fiscer, GTO’s e l’ultima performance live di Lenny Bruce.

Nel 1969 i Mothers Of Invention si sciolsero, non solo a causa dei numerosi problemi finanziari, ma anche, come commentò lo stesso Zappa in seguito, per il disinteresse manifestato dagli altri membri della band.
Nello stesso anno, Zappa iniziò una prolifica carriera da solista, pubblicando l’acclamato “Hot Rats”, la prima vera testimonianza del suo talento chitarristico. Il suo primo progetto in solo fu una delle maggiori influenze nella creazione del genere jazz-rock fusion. Nell’anno seguente, girò un film, “200 Motels”, di cui uscì anche la colonna sonora con la partecipazione della Royal Philharmonic Orchestra, di Ringo Starr, Theodore Biker e Keith Moon, e diede vita ad una nuova versione dei Mothers, con il batterista inglese Aynsley Dunbar, il tastierista George Duke, Ian Underwood e il bassista Jeff Simmons.

Da perfezionista maniacale qual era, al termine di ogni concerto, faceva notare ai musicisti ogni singolo errore commesso su partiture di migliaia di note. La più celebre di esse si intitola “Black Pages”. In seguito, Zappa formò gruppi minori, circondandosi sempre di musicisti eccezionali, tra i quali citiamo Chester Thompson, Steve Vai, Adrian Belew, Bruce Fowler e Napoleon Murphy Brock. Nel 1972 pubblicò quello che ad oggi viene considerato il suo capolavoro, “The Grand Wazoo”. Lottò in prima linea per i diritti dei musicisti, contro la censura imposta dalla P.M.R.C. (Parents Music Resource Center) e fu ossessionato per tutta la sua vita dalla difficoltà dei suoi brani. La frustrazione lo spinse persino a utilizzare il Synclavier per eseguire le sue composizioni in modo assolutamente perfetto.

La sua immensa produzione musicale è ancora oggi studiata ed apprezzata dagli “addetti ai lavori”.

Nel 1989 scrisse un’autobiografia, “The Real Frank Zappa Book”, di cui vi riportiamo la prefazione:"In genere un'autobiografia è opera di qualcuno che considera la propria vita fonte di incredibile interesse. Io non lo penso della mia ma sono tali e tanti i volumi stupidi che trattano di me, che ho creduto opportuno ci fosse almeno un libro serio sul mio conto."Per omaggiare un genio di tale grandezza, non possiamo che concludere con il discorso di Lou Reed del 1995, in occasione dell’inserimento di Frank Zappa nella Rock and Roll Hall Of Fame. 



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  • Consulente musicale
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