Speciali Musica

The Blues Brothers

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A spasso per il più grande film musical di tutti i tempi.

The Blues Brothers

La cosa buffa è che quando il film The Blues Brothers uscì, la criticà lo stroncò senza troppe esitazioni. “Un flop da trenta milioni di dollari”. Ai tempi, era il 1980, non c’erano effetti speciali che potessero simulare quel disastro che si tenne lungo le strade di Chicago durante l’ultimo inseguimento nel film. Decine, se non centinaia, di macchine che finirono dritte dallo sfasciacarrozze. O ancora, quanto sarà costato quel delirio dentro il centro commerciale quando Jake and Elwood scappano per la prima volta dalla polizia? Se oggi, invece, The Blues Brothers è riconosciuto, probabilmente, come il più grande film musical di tutti i tempi è sicuramente perché leggendari sono i suoi interpreti – ci torneremo su – ma soprattutto perché, oltre ad essere divertente, è un film assolutamente preciso e puntuale nel suo tributo alla musica nera americana. Ma partiamo proprio da quell’inseguimento nel centro commerciale e alla canzone di sottofondo…  la ricordate?


Otis Redding lanciò, in pratica, un’etichetta discografica americana che si chiama Stax. Con questa etichetta hanno suonato nel tempo artisti come Booker T, Hysaac Heyes o Wilson Pickett ma, soprattutto, dalla Stax proviene metà della band che suona insieme ai Blues Brothers. Dal bassista Donald Duck Dunn al chitarrista Steve Cropper, co-autore, quest’ultimo, di una delle canzoni più famose di tutti i tempi: quella “Sitting on The Dock of the Bay” che uscì postuma alla morte prematura di Otis Redding commuovendo il mondo intero. Un’altra figura importante è quel simpatico vecchietto, Curtis, che apre nel film il concerto finale dei Blues Brothers con “Minnie the Moucher”. Curtis è interpretato da Cab Calloway,  leggenda della musica americana degli anni trenta.  Cab è stato uno dei jazzisti più ascoltati al mondo, nei tempi in cui era direttore dell’orchestra del Cotton Club. I suoi spettacoli erano quanto di più divertente veniva trasmesso dalle radio dell’epoca:

I riferimenti alla storia della musica nera americana sono numerosissimi all’interno del film. I critici musicali si sono divertiti a cercare, tra le righe, gli spunti che i Blues Brothers, ma soprattutto Dan Aykroyd, che è co-autore del film insieme a John Landis, hanno inserito nella sceneggiatura. Si va da Elmore James,  uno dei primi bluesman americani, che si sente con  “Shake your money maker” nel corso di una scena all’orfanotrofio, a “Let the Good Times Roll” di Louis Jordan – altro pioniere del blues - che i BB ascoltano poco prima che la ex di Jake distrugga l’hotel dove dormono con un bazooka. Oltre alle citazioni tra le righe, ovviamente, la presenza nel film del gotha della musica nera del tempo: da James Brown (…grazie al quale, ovviamente, si vede la luce), ad una perfetta Aretha Franklin, da John Lee Hooker a Ray Charles. Per girare la scena del ballo di “Shake your tail feather”,  fuori dal negozio di Ray, i Blues Brothers convinsero il porno shop che era sull’angolo a togliere l’insegna per dare risalto ad un enorme murales “Ray’s Music Exchange”… che se vi capita di andare a Chicago è ancora li.

Un capitolo a parte va dedicato alle sigle televisive. Negli anni 60/70 venivano suonate da band di primissima qualità e ci sono nel film un paio di riferimenti a questo genere. Si va da “Theme from Rawhide” che i Blues Brothers suonano nel locale Country (unico genere musicale che nel film viene letteralmente massacrato) alla famosissima “Peter Gunn” che in tantissimi, prima e dopo di loro, hanno suonato e che, nella versione originale per il telefilm poliziesco, veniva suonata da Henri Mancini. Quello di “Moon River”, per intendersi.

Vale la pena ricordare che nel film compaiono anche diversi miti del cinema: da Carrie Fisher, ovviamente, alla pinguina Kathleen Freeman, da John Candy a Frank Oz (la guardia carceraria), ad un giovanissimo Steven Spielberg (l’addetto all’ufficio delle tasse,) allo stesso John Landis ed al chitarrista degli Eagles Joe Walsh (nella scena finale della prigione). E’ di fronte a Carrie Fisher che Jake si toglie gli occhiali. I media riuscirono a polemizzare anche su questo: troppi occhiali da sole. In realtà, purtroppo, gli occhiali servivano anche a coprire lo stato di John Belushi che era spessissimo ubriaco o sotto effetto di stupefacenti. E’ la classica storia dei miti che finiscono per bruciarsi e morire troppo presto, come avverrà solo due anni dopo il film in una “maledetta” notte brava di John a Los Angeles. Al tempo Dan Aykroyd stava scrivendo il film che sarebbe stato il seguito del duo comico, supportato da Eddie Murphy: Ghostbusters. Il film uscì con due anni di ritardo e John fu brillantemente sostituito da Bill Murray…  ma chissà cosa sarebbe stato se...

La storia di Dan e John merita un intero capitolo a parte e non abbiamo spazio, qui. Musicalmente si ispira ad un altro duo leggendario della musica nera americana, Sam&Dave, presenti anche loro con due pezzi nella colonna sonora del film. I Blues Brothers sono  sicuramente una delle coppie meglio riuscite nella storia dello spettacolo. Due caratteri e due storie diversissime (Dan aveva passato quattro anni in seminario prima di lanciarsi nella recitazione). Un’amicizia nata sul palco di Second City, continuato nei bar ad ascoltare il blues (Dan era l’appassionato) e sugellato dai magnifici show nella prima edizione del Saturday Night Live. Era stato proprio John a chiamare Dan a New York per far parte del cast di SNL, dopo essere entrato con un provino esilarante col suo cavallo di battaglia: l’imitazione di Marlon Brando ne Il Padrino. E fu nelle esibizioni prima dello spettacolo, per scaldare il pubblico, che questa magnifica storia di amicizia e musica diventò leggenda.



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