ReWind - Green Day, Dookie

-
47
ReWind - Green Day, Dookie

Correva l’anno 1994, non c’erano i social, i cellulari e se Sfera Ebbasta avesse fatto uscire un album in quei giorni, sarebbe stato condannato per crimini contro l’umanità. Io avevo dei capelli lunghi e fluenti ed era un momento di grande fermento musicale (Metallica, Nirvana Iron Maiden, Guns ‘n Roses), in particolar modo per il rock e il metal.

Il grunge aveva portato all’attenzione del grande pubblico il “male di vivere” degli allora adolescenti e giovani uomini, e si sentiva la necessità di qualcosa che stemperasse quell’alone di negatività che quel tipo di musica portava con sé. Bene, i Green Day si sono fatti carico di prendere adeguati provvedimenti dando alle stampe Dookie il primo febbraio 1994.

Forse si è trattato di una fortunata coincidenza, ma i Green Day come i Nirvana, si sono trovati nella condizione di essere catapultati da band locale a personaggi di punta del music business. Il messaggio, però, era diverso: mentre il grunge poneva l’accento sull’ inutilità della vita, il malessere derivato dalla solitudine e dal sentirsi incompresi, il genere portato avanti dai GD pareva dire che, si, eravamo incompresi, il futuro non sembrava roseo e gli adulti stavano rovinando il mondo, ma visto che non ci si poteva fare nulla, tanto valeva fare festa.

E così Dookie diventa il disco manifesto del new punk, o forse, più correttamente, del pop punk; di sicuro il peso del “vecchio” punk era più incisivo, più di rottura, ma d’altra parte anche gli esponenti della vecchia generazione si prendevano più sul serio anche nel ribellarsi, quindi who cares?

Con 15 milioni di copie vendute e il secondo posto nella Billboard 200, i tre ragazzi di East Bay (California) vengono lanciati nell’ Olimpo delle rockstar. E anche se il passaggio alla major Reprise Records, una sezione della Warner Bros, causa un allontanamento della band dalla scena punk locale per via delle accuse - lanciate dalle altre band e dai fan più integralisti - di essersi “venduti”, il trio tira dritto per la sua strada e, tra alti e bassi, a distanza di un quarto di secolo, Billie Joe Armstrong (chitarra e voce), Mike Dirnt (basso) e Tré Cool (batteria), sono ancora sulla cresta dell’onda con oltre 85 milioni di copie vendute, e poco importa se fanno musica “pop” mascherata da punk. I ragazzi californiani hanno anche aperto la strada ad altre band che hanno contribuito con album monumentali, come Smash degli Offspring e And Out Come The Wolves dei Rancid, quindi, che li si ami o li si odi, i Green Day hanno avuto un ruolo fondamentale nella musica mainstream dagli anni ’90 ad oggi.

Per quanto riguarda la release, posto che ancora qualcuno non la conosca, basta ascoltare pezzi come Longview, Welcome To Paradise (inserita nel precedente Kerplunk del 1991 e registrata nuovamente), She, When I Come Around o la perfetta Basket Case, per capire il motivo del successo planetario.

Maestri nel non prendersi troppo sul serio, i Green Day sono i Signori della “party music”, dei motivetti scanzonati ed energici che ti fanno sentire allegro, pensando che, alla fine, who cares?

E scusate se è poco.



Ampelio Bonaguro
  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
Lascia un Commento
Schede di riferimento
Lascia un Commento