Prince: Il 21 aprile 2016 moriva un'icona della musica

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Prince: Il 21 aprile 2016 moriva un'icona della musica

Ci ha colpito come un fulmine a ciel sereno, la morte di Prince: un'altra icona della storia della musica che ci ha lasciato troppo presto. 

In 57 anni di vita ha plasmato e ispirato migliaia di artisti con la sua immensa creatività: è sempre stato un grande innovatore, conosciuto soprattutto per il suo innato eclettismo, la sua inimitabile presenza scenica ed una formidabile estensione vocale. 
Amava combinare generi diversi, senza distinzioni tra pop, rock, soul, funk, hip hop, disco, r&b e jazz, e si distingueva per i testi ricolmi di espliciti riferimenti sessuali ed un forte interesse a lanciare ed aiutare artisti emergenti. 

Scrisse la sua prima canzone, "Funk Machine", quando aveva soli sette anni, aiutato da un ambiente familiare favorevole, con due virtuosi genitori, un pianista e cantautore ed una cantante jazz. Al liceo entrò come chitarrista e pianista nel gruppo del cugino Charles Smith, i Grand Central, con i quali iniziò ad esibirsi nei locali di Minneapolis. Nel 1975 passò ai 94 East, il gruppo di un altro suo cugino, Pepe Willie, con cui registrò le sue prime demo, che incuriosirono il manager Owen Husney, grazie al quale, a soli 17 anni riuscì a firmare un contratto discografico con la Warner Bros. e a pubblicare l'album di debutto "For You", da lui prodotto, arrangiato, composto ed interamente suonato. 

Nel 1979 diede vita ad una band, che comprendeva André Cymone al basso, Dez Dickerson alla chitarra, Gayle Chapman e Doctor Fink alle tastiere e Bobby Z. alla batteria. Con questa formazione pubblicò un album eponimo, che raggiunse la quarta posizione nella classifica degli album R&B e Black più venduti, anche grazie ai singoli "Why You Wanna Treat Me So Bad?" e "I Wanna Be Your Lover". Ma al primo accenno di successo, non si sedette di certo sugli allori e tornò immediatamente in studio di registrazione. Nei due anni successivi uscirono gli album "Dirty Mind" e "Controversy", con i quali iniziò a liberarsi da ogni inibizione e a scrivere testi altamente espliciti, Nel 1984 pubblicò il suo album più famoso, "Purple Rain", accompagnato da un film dello stesso nome, che fu premiato con un Oscar e 80 milioni di incassi solo negli Stati Uniti. 

A questo punto, pensò di potersi ritenere soddisfatto del successo raggiunto, cambiò leggermente la formazione della sua band d'accompagnamento, battezzandola Revolution, e nel 1985 annunciò di volersi ritirare dalle scene e che non avrebbe più girato video musicali dopo l'uscita del suo album successivo, "Around the World in a Day". Ovviamente questa fase di stacco non durò molto: solo un anno dopo cambiò idea e tornò con "Parade", il cui singolo di debutto, la celeberrima "Kiss", accompagnata dall'altrettanto celeberrimo video coreografato da Louis Falco, raggiunse l'apice delle classifiche internazionali. "Parade" fungeva da colonna sonora del secondo film di Prince, "Under the Cherry Moon", nel quale recitava al fianco di Kristin Scott Thomas. 

Nel 1986 tornò ad esibrsi in sporadici concerti dal vivo, dopo i quali decise che era arrivato il momento di smantellare i Revolution e reclutare nuovi musicisti. Nemmeno in questo periodo di transizione riuscì a trattenersi dal pubblicare nuova musica: uscirono addirittura un album a nome dei Revolution, "Dream Factory", un album solista, "Camille", ed un doppio album, "Sign "O" the Times". 

L'ultimo progetto fu portato in tour insieme ai membri restanti dei Revolution, con l'aggiunta della batterista Sheila E., la tastierista Boni Boyer, la ballerina Cat Gloyer ed il bassista Levi Seacer Jr. Ovviamente il tour fu un altro successo, tanto che decisero di portarne al cinema alcuni indimenticabili momenti con un film, che tuttavia non ragigunse i risultati sperati. Tornato a casa nel suo Paisley Park, non si prese neanche un istante per riposarsi ed iniziò subito a lavorare ad un nuovo album, in cui sfogò la sua vena più black. "The Black Album", per l'appunto, includeva le sue prime performance hip hop, oltre a tracce più spiccatamente funk e R&B, ma dopo averne stampato 500.000 copie, Prince iniziò a pensare di aver registrato qualcosa di oscuro e maligno. Decise quindi di ritirare tutte le stampe dal mercato e di registrare un nuovo album "Lovesexy", che potesse controbilanciare quella creazione "demoniaca". "Lovesexy" fu seguito da un tour mondiale, dopo il quale si dedicò ad una serie di progetti musicali, tra i quali l'apprezzatissima colonna sonora del Batman di Tim Burton.

Nel 1990 tornò in tour e finì il suo quarto film, Graffiti Bridge, accompagnato da un album omonimo. L'anno seguente, dopo l'abbandono degli ultimi membri restanti dei Revolution, formò una nuova band, i New Power Generation, con cui pubblicò "Diamonds and Pearls", un'altra raccolta di indimenticabili hit, e "Love Symbol Album, a seguito del quale Prince decise di cambiare il suo nome d'arte con una semplice immagine, una combinazione dei simboli maschile e femminile.

Nel 1994 la sua smania di pubblicare dischi si fece più forte, perché voleva estinguere il suo contratto con la Warner Bros., che accusava di limitare la sua libertà artistica, ritenendola colpevole dell'insuccesso di "Love Symbol Album". In questo periodo l'etichetta decise di ristampare in edizione limitata "The Black Album" e pubblicò una nuova raccolta di brani inediti, intitolata "Come". Furono entrambi dei flop, come i successivi "The Gold Experience" e "Chaos and Disorder", che sancirono la fine del contratto con la Warner. Ormai completamente indipendente, rilasciò un album di cover, una collezione di scarti degli album precedenti ed un nuovo album, ma non riuscì a tornare in cima alle classifiche.

Così nel 1999 firmò con un'altra major, la Arista Records, con cui pubblicò l'album "Rave Un2 the Joy Fantastic", purtroppo un altro insuccesso, al quale seguì un tour che vide la partecipazione di Lenny Kravitz, George Clinton e tanti altri ospiti d'eccezione.

Nei primi anni zero, Prince decise di tornare al suo nome d'arte originale ed iniziò a pubblicare nuova musica attraverso un servizio in abbonamento, NPGMusicClub.com, per poi tornare alla pubblicazione tradizionale con i successivi "The Rainbow Children", "N.E.W.S." e "Xpectation", con cui sfogò la sua vena più jazz.
Dal 2002 in poi decise di aprire le porte del suo Paisley Park al suo pubblico, organizzando concerti, feste, interviste e sessioni di ascolto. Nel 2004 si esibì ai Grammy Awards insieme a Beyoncé, con cui eseguì un medley di alcuni dei suoi più grandi successi, con l'aggiunta del singolo della cantante, "Crazy In Love". Fu anche l'anno del suo inserimento nella prestigiosa Rock and Roll Hall of Fame, quando partecipò al tributo a George Harrison, suonando un memorabile assolo di chitarra su "While My Guitar Gently Weeps".

Ovviamente continuò a pubblicare un album dietro l'altro, passando di etichetta in etichetta, e si dedicò ad un nuovo progetto coevo, le 3rdeyegirl, per poi tornare nel 2013 alla Warner Bros, con cui l'anno scorso ha pubblicato quello che ci sembra assurdo e impossibile definire come il suo ultimo album, "HITnRUN Phase One". 


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