Oscar 2019: i candidati per la miglior colonna sonora originale

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Oscar 2019: i candidati per la miglior colonna sonora originale

Nicholas Britell, Ludwig Göransson, Terence Blanchard, Alexander Desplat e Marc Shaiman sono i cinque candidati scelti dall’Academy nella categoria per la Miglior colonna sonora originale. Tra penne già premiate, collaboratori di lungo corso e giovani promesse, scopriamo come ognuno di loro si è approcciato alla composizione e chi potrebbe portarsi a casa l'Oscar 2019 in questa categoria nella notte di domenica 24 febbraio.

Black Panther (Ludwig Göransson)

Da un certo punto di vista, è la scelta meno condivisa di questa categoria, perché in molti avrebbero preferito vedere al suo posto Thom Yorke per Suspiria o Justin Hurwitz per First Man. Ma Ludwig Göransson non è uno sprovveduto e arriva al suo debutto tra i candidati all’Oscar da vincitore ai Grammy 2019 (sia per questo lavoro, che per la partecipazione in “This Is America” di Childish Gambino aka Donald Glover), per cui è considerato il più papabile per la vittoria. Per la composizione della colonna sonora di Black Panther, il compositore svedese ha lavorato a stretto contatto con Kendrick Lamar, Sounwave e TDE, come ha spiegato ad Okayplayer: “La difficoltà maggiore è stata capire come rispettare la storia dell’Africa, senza risultare inappropriato. Abbiamo trascorso alcuni mesi in Senegal e in Africa occidentale, registrando diversi musicisti e mentre ero lì, ho capito che la musica per loro non è solo musica. È tutto, è un linguaggio, ha uno scopo comunicativo e ogni ritmo ha un significato specifico. [...] Abbiamo usato dei potentissimi strumenti africani e ritmiche che non si sentono spesso al cinema. Uno degli strumenti che ho voluto mettere in primo piano è il tamburo parlante, uno dei primi mezzi di comunicazione mai realizzati. È l’antenato del telefono. La maggior parte dei villaggi venivano costruiti seguendo una forma circolare, il cui centro veniva occupato da un suonatore di tamburo parlante, che accompagnava qualsiasi cosa il leader della tribù o il re volesse dire. Aveva un suono così forte che i villaggi vicini potevano sentirne il ritmo, per cui gli si dava un’intonazione diversa a seconda del messaggio che si voleva mandare”.

BlacKkKlansman (Terence Blanchard)

Sono passati quasi trent’anni dalla prima volta che una composizione di Terence Blanchard è apparsa in un film di Spike Lee. Da Mo’ Better Blues, di film insieme ne hanno fatti più di una dozzina e quest’anno è la prima volta che vengono candidati uno per la miglior colonna sonora e l’altro per il miglior film. Una traccia di Black KkKlansman, “Blut Und Boden (Blood and Soil)” è già stata candidata ad un Grammy come Miglior Composizione Strumentale, ma l’intera colonna sonora dovrebbe essere premiata per la messa a punto di una splendida fusione di generi come la classica, il jazz e la R&B in un unico potentissimo pacchetto sonoro. “La prima volta che abbiamo parlato della musica per questo film”, ha spiegato Blanchard a Deadline, “Spike mi ha detto: ‘lo sai che non mi piace quando la musica cambia a seconda della scena. Voglio un contenuto melodico d’impatto, deve essere come in Malcolm X, con lo stesso tipo di magnificenza’. Io sono un prodotto degli anni ’70, per cui la prima cosa che mi è venuta in mente è stato Jimi Hendrix che suonava l’inno nazionale. Per me quello è stato un momento di vero patriottismo: un afro-americano come me che suonava l’inno mi ha fatto pensare ‘il mio posto è qui e dovrei avere gli stessi diritti di chiunque altro!’. Così ho chiamato Spike e gli ho detto: ‘dovremmo inserire una chitarra’, ed è quello che abbiamo fatto. A Charles Altura, il chitarrista che suona nella colonna sonora, ho semplicemente chiesto un suono distorto, senza parlargli di Hendrix, perché volevo che fosse un suono originale”.

Se la strada potesse parlare (Nicholas Britell)

A due anni di distanza dalla sua prima candidatura – ottenuta sempre per un film di Barry Jenkins, Moonlight – Nicholas Britell torna in lizza per l’ambita statuetta con le sue composizioni di If Beale Street Could Talk, da noi tradotto in Se la strada potesse parlare. In molti lo danno addirittura per papabile vincitore in questa categoria, perché “Nel film coesistono due diversi paesaggi sonori”, ha spiegato il musicista in un’intervista con The Atlantic: “Uno è il mondo dell’amore che viene esplorato e simboleggiato dal suono degli archi e degli ottoni in tutte le sue diverse accezioni, da quello genitoriale a quello romantico, fino alla forma più pura e divina che esiste in certi tipi di relazioni. L’altro è quello dell’oscurità e dell’orrore di un’ingiusta incarcerazione, in cui ad esempio, nella scena che vede Daniel parlare della sua esperienza in carcere a Fonny mentre ascoltano “Blue In Green” di Miles Davis in sottofondo, abbiamo inserito un suono rombante, per dare l’idea che Fonny fosse sulla soglia dell’inferno”.

L’Isola dei Cani (Alexandre Desplat)

Già l’anno scorso Desplat si è portato a casa il suo secondo Oscar per la miglior colonna sonora di The Shape of Water, ma l’Academy ha talmente apprezzato la sua quarta collaborazione con Wes Anderson in Isle of Dogs da decidere di inserirlo di nuovo nella rosa dei cinque candidati. Anche se è improbabile che quest’anno possa arrivare a quota tre statuette, il lavoro del musicista su questo film è stato lodato all’unanimità per la sua particolarità sonora. “In questo film non c’è una classica linea melodica”, ha spiegato in un’intervista con Awards Circuit: “La melodia è suonata dalle percussioni, in gran parte dai taiko giapponesi, che per me sono strumenti melodici tanto quanto un flauto o un violino. Per cui, attorno alla melodia portante suonata dai taiko, c’è una strana combinazione di strumenti, proprio come piace a me e a Wes. I sassofoni, i registratori, i corni francesi e i cori maschili aumentano le frequenze basse. Poi c’è un po’ di piano e il contrabbasso, che dà un tocco di jazz con un walking che accelera quando la follia del film aumenta e la spy story si complica tanto da diventare frenetica e pericolosa. Non c’è nessun tipo di emotività, anche perché nella cultura giapponese manca del tutto. Lì, quando ti succede qualcosa, te la devi tenere dentro. Ed è da questa idea che sono partito per le musiche di questo film: la musica non smuove gli spettatori in modo innaturale, perché l’intenzione è che gli spettatori si emozionino attraverso gli occhi dei cani o del bambino, invece che attraverso i suoni”.

Il Ritorno di Mary Poppins (Marc Shaiman)

Marc Shaiman è l’autore delle colonne sonore di classici come Insonnia d’Amore e Il Club delle Prime Mogli, e dopo cinque nomination quest’anno è candidato a ben due statuette per il suo lavoro in Mary Poppins Returns, per cui ha più di una possibilità di entrare nel club dei cosiddetti EGOT (i vincitori di un Emmy, un Grammy, un Oscar e un Tony Award), ed è molto probabile che accada. Per lui, scrivere la colonna sonora del sequel di Mary Poppins è stato un sogno, ha spiegato in un’intervista con Awardsdaily: “Come migliaia di bambini in tutto il mondo, Mary Poppins era il mio film preferito quando ero bambino. Ho ascoltato la colonna sonora a ripetizione, per tutta la mia vita. Per me significa tantissimo, per cui quando mi hanno chiamato a comporre le musiche del sequel, non potevo crederci. Non avrei mai potuto sognare che accadesse! Quando ho realizzato cosa stavo per fare, ho provato emozioni contrastanti. Non potevo neanche pensare a come avrei potuto vivere dopo, se avessi fallito. Nel migliore dei casi, mi sarei trasferito su un’isola deserta e avrei vissuto in un rifugio per il resto dei miei giorni. Questa opzione mi ha aiutato ad ignorare la paura e il terrore di essere paragonato all’imparagonabile. Ovviamente, molte persone hanno messo a confronto il nostro lavoro con la colonna sonora originale, ma noi siamo molto fieri del risultato: abbiamo scritto delle canzoni che si inseriscono bene nella trama e nell’umore del film. Emily Blunt è stata fenomenale e penso che nei prossimi anni si parlerà ancora della sua performance, e Lin-Manuel Miranda, che è il migliore autore di questa generazione (ha scritto la colonna sonora dell’apprezzatissimo musical Hamilton, ndr), è stato inestimabile e ci ha dimostrato il suo entusiasmo nel cantare le composizioni di altre persone”.

Tutti i candidati e le nomination agli Oscar 2019



Federica Carlino
  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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