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#musicdiscovery: intervista a The Hangovers

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Scopri il "gioioso hooliganismo alcolico e nichilista" di questo gruppo bolognese!


The Hangovers sono una band bolognese, il cui obiettivo primario è liberare l'animo danzereccio che è in ognuno di noi con un "gioioso hooliganismo alcolico e nichilista". Badate bene: Victor de Jonge, Tristan Vancini, Filippo de Fazio (detto Face) e Michele Mantuano, i protagonisti di questa settimana su #musicdiscovery, non sono teppisti, bensì hanno la singolare capacità di spaccare tutto, senza danneggiare nulla. Al contrario, migliorano gli ambienti e le persone con cui vengono a contatto, solamente con la loro musica, da loro classificata come "grunge caraibico".

Ad inizio settembre è uscito "Different Plots", il loro nuovo album che racchiude dieci brani, di cui cinque in italiano e cinque in inglese. Ve lo presenta Tristan, che ci ha concesso una breve intervista a nome di tutto il gruppo. Mentre leggete, vi consiglio di cliccare play qui sotto.

 

1) Come vi siete conosciuti?
Io (Tristan) e Victor ci conosciamo da quando avevamo 15 anni, io ero amico di suo fratello maggiore ma paradossalmente ho legato più con lui. A 19 anni siamo andati a vivere a Milano per l’università e li abbiamo convissuto insieme per più di quattro anni. In quegli anni, in Via Spontini 3,  sono nati gli Hangovers. Filippo invece è un vecchio amico di mio fratello e quindi pure lui lo conosco da una vita, Michele è l’unico che ho conosciuto poco prima che nascesse la band, ma è stato il batterista di Filippo nella loro precedente formazione: i No Thanks.

2) Victor e Tristan, da quanto tempo vivete in Italia e cosa vi ha portato qui?
Victor è nato a Vienna da genitori olandesi, suo padre è un pastore protestante ed è venuto in Italia nei primi anni ottanta insieme a tutta la famiglia. Victor, che è il terzo di tre figli, è praticamente cresciuto a Bologna, tra petardi e scorribande con gli amici di Via Mascarella. Io ho la madre inglese e il padre bolognese, sono nato in Inghilterra ma poi, per motivi famigliari, mio padre è dovuto tornare in Italia e quindi sono qui da quando avevo 5 anni. Sono cresciuto nelle campagne imolesi ascoltando i Beatles e giocando a pallone.

3) Dal punto di vista del mercato musicale, quella di includere 5 brani in italiano e 5 in inglese nel vostro ultimo album, è una scelta molto particolare. Come mai avete deciso di suddividerlo in questo modo?
Lo sapevamo che la scelta di fare una metà in italiano e l’altra metà in inglese era un po' fuori dagli schemi e non sarebbe stato facile catalogarci per gli addetti ai lavori, ma era un peccato non far sentire entrambi i nostri lati. Cantiamo in italiano perché vogliamo relazionarci al mercato italiano e comunicare con gli italiani, cantiamo in inglese perché siamo madre lingua, poche band “straniere” hanno questa fortuna, e perché siamo nel 2015, siamo in un’era dove la globalizzazione è inevitabile. Ci sentiamo molto internazionali.

4) Sembrerebbe quasi che la prima metà dell'album rappresenti la vostra anima più folk e pop, mentre la seconda parte ha invece uno stile più pop/rock. I vostri gusti musicali sono quindi molto vari: quali sono i vostri rispettivi artisti preferiti e le vostre influenze?
Mi piace sempre dire che nel nostro album trovi un po di Bob Dylan che si ubriaca con Paul Simon, un po di Johnny Cash che divide la cella con Jerry Reed e un poco di Libertines che si azzuffano con i Beach Boys. Se vogliamo generalizzare io e Victor abbiamo un’anima più british mentre Micky e Face hanno un’anima più rock.

5) Quali album state ascoltando di più in questo periodo?
Personalmente ascolto di tutto, dai Travis agli Strokes, da Luca Carboni alle hit anni 80. Gli altri tre ascoltano Raf e Cocciante a palla tutto il giorno. 

6) "Different Plots" è una raccolta di "racconti" dei viaggi intrapresi da ognuno di voi. Quali storie e quali viaggi vi hanno ispirato nella stesura dei testi?
La ripartenza è la parola chiave dell’album. Ognuno di noi ha avuto modo di ripartire dopo un’esperienza appena finita, chi è ripartito dopo una relazione sentimentale, chi invece ha voltato pagina per ritrovare le energie perse. La rinascita, la sofferenza, la speranza, la spensieratezza e la malinconia. Questo è Different Plots.

7) I vostri testi sono ricchi di cinismo: un esempio, "Curse The Day", in cui cantate "maledico il giorno che sono nato, maledico il giorno che non posso più maledire...". Queste dure parole sono accostate ad una melodia ironicamente "spensierata". Come nasce questo binomio tra musica e parole?
È un pezzo scritto da Michele, ed è esattamente quello che è lui: un mix di dolcezza e cinismo, legati insieme dalla gioia di vivere la vita, bella o brutta che sia.

8) Le storie delle canzoni sono associate ognuna ad un componente diverso? Se sì, quale canzoni corrisponde a chi?
Le canzoni sono state scritte da Micky e Victor che sono i due più creativi della band. I pezzi più spensierati sono di Victor, quelli più introspettivi di Michele. Io e Face siamo i gregari della Polti.

9) Vi siete mai esibiti fuori dall'Italia? (Se sì, dove? In caso contrario, dove vi piacerebbe suonare?)
Fuori dall’Italia solo a Fuerte Ventura, ma direi che non vediamo l’ora di farci una bella vacanza musicale tutti insieme. Se voi ci regalate il biglietto aereo dico America, prima il nord poi il sud.

10) Filippo, probabilmente te lo chiederanno sempre: come mai ti hanno soprannominato “Face"?
A Bologna ci si diverte storpiando i nomi, Filippo de Fazio, de Face, Face. La compagnia di mio fratello lo ha battezzato così, e poi nei suoi anni da writer scriveva Face sui muri. A noi della band piace chiamarlo Fagioli, alla sua fidanzata piace Pepati. 

11) Quali sono, secondo la vostra esperienza, le attività essenziali che un artista emergente dovrebbe svolgere per avere successo?
Probabilmente bisogna essere disposti a scendere a compromessi ed essere aperti a tutto. Se ci si fossilizza su alcune idee o stili si rischia di diventare la copia di qualcun’altro. Noi siamo aperti ma non troppo e non amiamo i compromessi: dici che siamo già finiti?

12) Rispetto a quando avete iniziato, vi sembra sia in qualche modo cambiata la scena musicale italiana?
Personalmente non conosco la scena musicale italiana a parte quella di Bologna. In linea di massima non mi piace l’ambiente, pieno di criticoni e invidiosi. Me ne sto alla larga. Preferisco andare allo stadio o al bar con gli altri tre.

13) Essendo difficile emergere in Italia nel campo della musica, avevate dei piani alternativi?
Abbiamo appena comprato un chiringuito bar su una spiaggia caraibica. Abbiamo messo le mani avanti.

14) Prossime date e progetti per il futuro?
Abbiamo una gran voglia di fare un bel tour per l’Italia, suonare da far venire le vesciche sulle dita e farci conoscere fuori dall’Emilia Romagna. Se conoscete un bel locale, dove si beve bene e si ascolta buona musica ma avete voglia di fargli saltare il tetto sapete chi chiamare: The Hangovers.

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