Mia Martini: storia di una voce spezzata dalle malelingue

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Mia Martini: storia di una voce spezzata dalle malelingue

Mia Martini, all’anagrafe Domenica Rita Adriana Berté, era nata il 20 settembre del 1947 a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria. Secondogenita di quattro sorelle, fin da piccola dimostrò un grande interesse per la musica e un forte desiderio di esprimersi cantando. All’epoca non le interessava il testo, ma il suono che proveniva dalla vibrazione delle sue corde vocali nel pronunciare le parole, come ha raccontato la sorella più giovane, Olivia: “Una volta mio padre la picchiò, perché cantava a squarciagola sul balcone ‘Faccetta Nera’. Non per motivi politici, ma perché le piaceva proprio il suono.”

Nonostante l’opposizione del padre, che scoraggiò da subito le sue intenzioni, paragonando la professione della cantante a quella della prostituta, Mimì convinse sua madre ad accompagnarla a Milano a caccia di audizioni e di un contratto.

La notò il discografico e autore Carlo Alberto Rossi, che decise di lanciarla come ragazzina yé-yé, iscrivendola al Festival di Pesaro con la canzone “Ombrello Blu”. A sedici anni, Mimì Berté incise i suoi primi 45 giri, attirando su di sé l’attenzione dei media e raggiungendo un discreto successo con brani come “Ed Ora Che Abbiamo Litigato”.

 

La fama, però, non ebbe lunga durata: per questo motivo, a metà degli anni ’60 si trasferì a Roma con la madre e le sorelle, si trovò un impiego presso il sindacato dei cantanti e dei cantautori e tentò di tornare sulla cresta dell’onda formando un trio con la sorella minore Loredana e l’amico Renato Fiacchini, successivamente Renato Zero, con i quali andava in autostop in cerca di fortuna. La carriera di Mimì sembrò giunta al termine quando nel 1969 fu arrestata in Sardegna, all’uscita di un locale, per qualche grammo di hashish in tasca. Scontò quattro mesi di carcere, durante i quali, per vincere la depressione, cantava per le sue compagne di cella. 

Quando uscì, iniziò una nuova vita e si diede una nuova identità, grazie all’aiuto dell’avvocato Alberigo Crocetta, produttore discografico e scopritore di talenti. Da questo momento jn poi divenne Mia Martini, dal nome della sua attrice preferita, Mia Farrow, e dell’aperitivo italiano più conosciuto al mondo.

Nel 1971 la RCA pubblicò il suo primo grande successo, “Padre davvero”, che riscosse critiche discordanti: le parole di Antonello De Sanctis non piacquero alla censura radio-televisiva, che definì il brano un “parricidio”, mentre il resto del Paese fu conquistato dall’interpretazione struggente di Mia, che le valse una vittoria al Festival di Musica d’Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio.

Iniziò a lavorare con diversi autori, come Claudio Baglioni (“Amore…amore… un corno”), Bruno Lauzi (“Piccolo Uomo”), Franco Califano, che compose per lei la splendida “Minuetto”, in assoluto la sua canzone più venduta, e Ivano Fossati, all’epoca suo fidanzato.

La sua voce si diffuse in tutta Europa e conquistò soprattutto la Francia, che la paragonò ad Edith Piaf e la consacrò definitivamente dopo una serie di spettacoli all’Olympia di Parigi, al fianco di Charles Aznavour.

In questi anni, però, si diffusero anche delle terribili dicerie sul suo conto, messe in giro da persone di spicco e legate ad un incidente stradale a Cava De Tirreni, nel quale morirono due dei suoi musicisti. I discografici, gli addetti ai lavori e i colleghi iniziarono a chiamarla “iettatrice” e ad evitarla ad ogni occasione: “La mia vita era diventata impossibile”, disse. “Qualsiasi cosa facessi era destinata a non avere alcun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano in faccia. C'era gente che aveva paura di me, che per esempio rifiutava di partecipare a manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch'io. Mi ricordo che un manager mi scongiurò di non partecipare a un festival (il festivalbar n.d.r.), perché con me nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti. Eravamo ormai arrivati all'assurdo, per cui decisi di ritirarmi.”

Dopo due anni di silenzio e momenti di forte depressione, dovuti anche a due operazioni alle corde vocali, Mia Martini tornò con una canzone scritta da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio: “Almeno tu nell’universo”, che la consacrò definitivamente al successo.

In seguito raccolse sempre più consenso, continuando dietro le quinte la sua lotta contro le maldicenze e le decisioni delle case discografiche.

Il 14 maggio del 1995, dopo aver annunciato al suo fan club Chez Mimì di voler realizzare un album dedicato completamente alla luna e di voler intraprendere una nuova tournée, fu trovata senza vita nel suo nuovo appartamento in Via Liguria 2, a Cardano del Campo (VA), dove si era trasferita da un mese.

L’autopsia rivelò successivamente che la cantante se ne era andata due giorni prima del ritrovamento per un arresto cardiaco, causato da un’overdose di stupefacenti.

Oggi la vogliamo ricordare così: chiedendovi di unirvi a noi nel salutarla ancora una volta, chiamandola per nome. Alla faccia di chi non riusciva neanche a guardarla e che, probabilmente, prova ancora un forte senso di colpa.

 

 



Federica Carlino
  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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