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Nick Cave & The Bad Seeds - Ghosteen, la nostra recensione

Diciassettesimo studio album, Ghosteen è la conclusione della trilogia iniziata con Push The Sky Away.

Nick Cave & The Bad Seeds - Ghosteen, la nostra recensione

Tre anni sono passati dallo splendido Skeleton Tree, album complesso in cui Nick Cave è riuscito a mettere in musica tutto il dolore provato per la terribile perdita del figlio (Arthur, tragicamente scomparso all'età di 15 anni nel 2015 cadendo dalla scogliera dietro l'abitazione di famiglia), e ora è il momento di lasciarsi alle spalle questa tragedia e di trovare finalmente pace: Ghosteen scaturisce anche da questo bisogno.

Diciassettesimo studio album, Ghosteen è la conclusione della trilogia iniziata con Push The Sky Away (2013) e proseguita con Skeleton Tree (2016); nel  precedente lavoro, come già detto, Cave cantava il proprio dolore per un fatto appena accaduto (benché sia riduttivo pensare a ST solo come canto di disperazione), mentre in Ghosteen, il dolore non è più dato da una ferita aperta, ma da una rassegnazione che ha il sapore di una specie di tranquillità, di consapevole accettazione. 

There Is No Order Here/Nothig can be planned
We are fireflies trapped in a little boy's hand
Non c'è ordine qui/nulla può essere pianificato
Siamo lucciole intrappolate nelle mani di un bambino

Fireflies

A partire da Push The Sky Away, i suoni si fanno più sfocati, più rarefatti, come se il dolore e la tristezza fagocitassero tutto, anche i margini che definiscono la musica; solo la voce baritonale di Cave è sempre più definita, più perfetta, più evocativa.

Ieri è uscito in formato digitale e su YouTube con un lungo lyric film con delle immagini e dei colori a sottolineare i testi e le musiche.

La release è un doppio album (cosa che non accadeva da Abattoir Blues/The Rhyme of Orpeus del 2004) diviso in due parti e consta di 8 brani il primo disco  e di due lunghi brani inframezzati da un interludio parlato (Fireflies).

"Le canzoni del primo album sono i bambini.
Le canzoni del secondo album sono i genitori.
Ghosteen è uno spirito migrante"

Nick Cave

Ecco, questa premessa fatta dall'artista è - almeno per il sottoscritto - assai enigmatica, ma resta il fatto che il disco è davvero molto, molto intenso.

Leggendo le recensioni dei miei colleghi vedo che quasi tutti hanno gridato al miracolo, al più bel disco di Nick Cave & The Bad Seeds, a un album definitivo che fa assurgere Cave a un ruolo quasi mistico, ma personalmente - forse l'ho ascoltato ancora troppo poco - lo trovo un bel disco ma troppo "astratto". Già Skeleton Tree era "poco terreno", ma con Ghosteen si arriva a un' opera forse troppo emozionale... ma i prossimi mille ascolti mi daranno delle risposte.

Di sicuro è raro trovare un artista che alla non più tenera età di Cave, riesce a spingere la sua vocalità - sia in termini di estensione che di intensità - verso nuovi orizzonti (ascoltate i falsetti su Spinning Song, l'opening track) e che sia ancora alla ricerca di una crecita sia musicale che spirituale.

Le tracce si susseguono quasi come fosse una sola e le atmosfere cambiano lentamente, placidamente, mentre il "messia" australiano ci conduce attraverso il suo mondo fatto di ovatta, suoni e colori, ora parlando, ora intonando melodie che ti entrano dentro.

Un album da ascoltare e riascoltare (facendo anche attenzione ai testi) per lasciarsi trasportare in un viaggio catartico e - forse - salvifico che potrebbe metterci in relazione con la parte più profonda della nostra anima .

Uno dei più grandi artisti viventi.



  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
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