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Mr. Big - Defying Gravity, la nostra recensione

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Splendido album scritto e suonato da grandi musicisti che hanno ancora tanto da dire.

Mr. Big - Defying Gravity, la nostra recensione

Sono passati 8 anni dalla reunion dei Mr Big, e Defying Gravity è il terzo album di inediti dopo What If… (2010) e The Stories We Could Tell (2014) ma, mentre questi ultimi sono passati senza infamia e senza lode attraverso critica e pubblico, con il nuovo album la faccenda cambia completamente.

Apparentemente reduci da un patto con l’Oscuro Signore, i 4 musicisti (più Matt Starr, che “aiuta” il batterista Mike Torpey dietro le pelli da quando gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson) appaiono in forma come al massimo della loro golden era o, addirittura, come non lo erano mai stati. E comunque il disco è pazzesco: energia, divertimento, tecnica fenomenale e suoni “modern vintage” che non fanno pensare (come forse succedeva in What If…) a un gruppo fine anni ’80 – primi ’90 che cerca di replicare i fasti del passato. Da segnalare anche il ritorno del produttore Kevin Elson, lo stesso degli album storici della band.  

Open Your Eyes apre la release come un pugno in faccia bene assestato, e subito incrociamo l’enorme suono della chitarra di Paul Gilbert che fa da apripista alla voce di Eric Martin, che non risente minimamente l’avvicinarsi dei 60 anni (e poco importa se dopo qualche interventino di chirurgia abbia cominciato ad assomigliare preoccupantemente a un incrocio tra Daria Bignardi e Orietta Berti).

Tipico brano dei Mr Big, la titletrack ci riporta indietro di 20 anni senza minimamente rimpiangere il passato e ci conduce alla geniale Everybody Needs A Little Trouble, granitico “hard shuffle”, in cui possiamo trovare tutta la voglia di questi musicisti maturi di continuare a fare musica divertendosi come a inizio carriera (un plauso per il magnifico solo di Gilbert). Divertente teen ballad à la mr Big con Damn I’m Love Again e arriviamo a Mean To Me, un degli episodi più violenti e riusciti dell’album, dove la consolidata coppia Sheehan/Gilbert tira fuori un riff tanto bello quanto originale.

Nothing Bad (Bout Feeling Good) è un pezzo di difficile collocazione che, con i suoi continui cambi di tempo e di atmosfera, non risulta molto “a fuoco”, ma ci lascia a un altro brano che riporta – piacevolmente – ai nineties, con le curate melodie vocali che da sempre contraddistinguono la band.

Altra traccia in pieno stile della band, She’s All Coming Back To Me Now, ci accompagna allegramente fino a 1992, venuto fuori direttamente  dagli anni ’90 ma con i suoni di adesso: decisamente una delle tracce più riuscite e con un riff di chitarra che non sfigurerebbe in un album dei Racer X.

Ci avviciniamo alla conclusione dell’album con la seventies oriented Nothing At All, muscolare mid tempo ottimamente costruito che ci lascia in compagnia della conclusiva Be Kind, divertita e divertente traccia dalle influenze ‘anni 50 con un solo di chitarra assolutamente fantastico.  

Splendido album scritto e suonato da grandi musicisti che hanno ancora tanto da dire.  



  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
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