Maneskin - Il Ballo Della Vita, la nostra recensione

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Maneskin - Il Ballo Della Vita, la nostra recensione

Io odio l’Indie. O meglio, odio l’attuale scena dell’Indie italiano – che Indie non è - , in cui viene premiato il rimpasto di idee trite e trite risalenti agli anni 80, ad opera di ragazzini – o pseudo tali – che ritengono lo studio della musica una perdita di tempo. Grazie al cielo alcuni si salvano, come gli austeri Baustelle (capostipite del genere), gli ironici Pinguini Tattici Nucleari, o il più variegato Colombre, ma la stragrande maggioranza passerà e non lascerà traccia, come è giusto che sia.

Questa premessa per dire che sono davvero lieto di ascoltare giovani band come i Maneskin, che non si sentono in dovere di inserirsi necessariamente nei vicoli ciechi di Indie, Rap o Trap.

Diciamolo chiaramente: in un mondo dove la Dark Polo Gang è in cima agli ascolti e Young Signorino ottiene milioni di visualizzazioni, una band che cerca in qualche modo la sua identità è da tenere d’occhio.

Sono giovani, anzi giovanissimi e forse scimmiottano ancora di qua e di là, ma una parvenza di direzione l’hanno già trovata.

Si dice che colpiscano più per il look che altro, ma è un giudizio affrettato: c’è dell’arrosto dietro il fumo.

Il Ballo della Vita è un disco breve, veloce e ben congegnato, in cui i ragazzi della band romana appaiono più “a fuoco” che nel precedente ep Chosen che presentava due sole canzoni originali e per il resto era composto di cover.

La release si apre con New Song, brano cantato in inglese – che al buon Damiano David non riesce poi così bene -, che mette in subito in chiaro il piglio funk rock dei Maneskin (che, per la cronaca, significa “chiaro di luna” in danese), per poi approdare alla malinconica ed evocativa Torna a Casa, pezzo tra i più riusciti de IBDV da cui hanno tratto un gran bel video.

Non bruttissima, L’Altra Dimensione cade purtroppo nel calderone dei latino americani: “Marlena portami a bailar”. Ma vi pare possibile? A fine 2018? E poi chi è questa Marlena che compare in tutti i brani?

Altra prova in inglese con Shit Blvd, in cui i ragazzi ritrovano la direzione con un bel brano disco dal sentore seventies. Con Fear For Nobody si prosegue con un ottimo brano funk rock convincente e aggressivo, per poi addolcire i toni con il buon lentone malinconico Le Parole Lontane (Marlena è sempre presente). L’inevitabile dazio al rap italiano arriva con la collaborazione di Vegas Jones e il brano Immortale che – mi tocca essere onesto – si difende più che bene. Torniamo nella comfort zone funkettona con l’italiana Lasciami Stare, che, pur senza nulla aggiungere a quanto detto finora, si lascia ascoltare piacevolmente fino a lasciarci in compagnia di un imbarazzante techno reggae di nome Are You Ready?

La rockeggiante Close To The Top ci aiuta nel difficile compito di dimenticare l’oscenità della precedente traccia e ci accompagna alla convincente Niente Da Dire in cui il rap (e l’immancabile Marlena) riesce nel difficile compito di non essere troppo banale.

A chiudere degnamente la breve release (12 brani e 34 minuti in tutto) ci pensa il primo singolo uscito qualche tempo fa, Morirò da Re, sicuramente uno degli episodi più felici di tutto l’album.

Band interessante, i Maneskin, che pur non avendo ancora chiara una direzione (stimo anche a causa delle ingerenze della produzione), lascia intravedere un buon potenziale. Restiamo in attesa di altro materiale.

E di Marlena.



Ampelio Bonaguro
  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
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