Coma_Cose - Hype Aura, la nostra recensione

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Coma_Cose - Hype Aura, la nostra recensione

Se non puoi batterli unisciti a loro, dice il vecchio adagio: bene, ci sto provando. Non amo il cosidetto “indie” italiano, ma sarebbe da ottusi non considerare il successo che riscuote nel bel paese, perciò ho cominciato a buttare un orecchio alle nuove uscite e mi sono imbattuto in questo duo milanese che mi ha intrigato non poco.

I Coma_Cose (anche il nome in stile Instagram fa la sua figura) sono Fausto Lama (al secolo Fausto Zanardelli, classe 1981, già noto come Edipo nei sui precedenti lavori da solista) e California (Francesca Mesiano, friulana poco più che ventenne con esperienza come dj), due ragazzi che si sono conosciuti in quel di Milano in un negozio di dischi dove lavoravano come commessi.

E da quell'incontro nasce un gruppo che, nonostante a un primo ascolto possa sembrare in linea con ciò che troviamo nelle classifiche, in realtà è decisamente più variegato e originale.

Hype Aura, il primo full lenght dei Coma_Cose (hanno già pubblicato diversi singoli, tra cui il più famoso Post Concerto) è un gioiellino di 9 tracce per una durata di soli 29 minuti, il che in un mondo che punta tutto sulla velocità di fruizione, pare un scelta assai intelligente; 9 tracce in cui non si avverte mai un calo di interesse, nessun brano riempitivo.

Indie e hip hop uniti a influenze cantautoriali: non solo è possibile, ma i C_C lo fanno davvero bene.

Granata, l'opening track, riassume alla perfezione l'incontro dei diversi, con la voce di California che parte cantilenante per lasciare il posto al rap di Lama e incontrarsi in un ritornello accattivante che rimane in testa sin dal primo ascolto. Per non parlare dei testi, delle tematiche, che trattano la vita di di tutti i giorni, del tempo libero, del disagio sociale e di molte altre cose senza scadere nell'imbarazzante scimmiottamento dei membri delle gang americane in cui scadono i vari rapper nostrani che si divertono con il cosplay d'oltreoceano. E tutto questo con dei testi che danno vita a immagini ora  suggestive (“la strada è solo una riga di matita che trucca gli occhi alla pianura”, da Mancarsi), ora divertenti (“questo è il lavoro del cantante/come nel circo i trapezisti/anagramma: tra 'sti pezzi/ c'è la mia vita, scritta nei dischi”, da A Lametta). Non mancano i riferimenti alle periferie meneghine con Via Gola (“questa notte la mia gola/ è messa peggio di via Gola), riferita a una delle zone più disagiate del capoluogo lombardo.

Insomma, California canticchia e Lama rappa, il tutto su basi morbide ed estremamente curate nei suoni e nei testi, cercando di seguire una propria direzione mescolando sapientemente vari generi in un pot pourri davvero interessante.

Tutte valide le tracce, in particolare Mancarsi, Beach Boys Distorti e A Lametta.

E credo che abbiano ancora parecchie cose da dire: da seguire assolutamente.



Ampelio Bonaguro
  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
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