Billie Eilish - When We All Fall Asleep, Where Do We Go? - la nostra recensione

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Billie Eilish - When We All Fall Asleep, Where Do We Go? - la nostra recensione

In un panorama pieno zeppo di artisti completamente inutili e già sentiti - e non parlo solo dell'italica indie o della trap locale, ma a livello globale -, in un momento storico che accusa il rock e dintorni di obsolenscenza ma che riesce a proporre in alternativa solo musica fast food per ragazzini dipendenti dalle frenetiche tempistiche dei social media, questa ragazzina (ha compiuto 17 anni lo scorso dicembre) dall'aria ambigua e strafottente ha tutte le carte in regola per diventare la regina del music business.

Non è facile descrivere l'album d'esordio della Eilish, soprattutto perché non è facile indentificarne il genere musicale; costantemente a cavallo tra pop, elettronica, cantatutorato e contaminazioni jazz e blues, il sound di When We All Fall Asleep, Where Do We Go? risulta al contempo fresco e confortevolmente già sentito.

Doveroso sottolineare che in un mondo in cui tutto è costruito a tavolino, l' album in questione è stato interamente scritto, suonato e prodotto da Billie e dal fratello Finneas O' Connell.

La voce sussurrata, spocchiosa da ragazzina che crede di sapere tutto, unita a dei pezzi fuori dagli schemi - questo è forse il punto cruciale della sua musica - di cui è quasi impossibile prevedere lo sviluppo, insieme al suo aspetto,  al modo di vestire, all'atteggiamento ora da scolaretta, ora da consumata seduttrice, ai suoni (bellissimi): questo e molto altro è l'album d'esordio della diciassettenne di Los Angeles.

I brani sono 14 e tutti di ottima fattura: si parte con Bad Guy, l'opening track, un blues elettronico ipnotico che sfocia in un obbligato di synth praticamente perfetto (da vedere assolutamente il video musicale), per poi proseguire con i generi più disparati, come la cantilenante Xanny, lentone che pare cantato dalla Marilyn di Happy Birthday Mr President, ma con la voce assurdamente filtrata nei ritornelli, la "cattiva" You Should See Me In a Crown che strizza l'occhio alla dubstep, a All The Good Girls Go To Hell una specie di elettro-raggae, alla più classica - non nelle lyrics - Wish You Were Gay, a metà tra un brano pop e Michael Bublé. La delicata When The Party Is Over - quasi un canto da chiesa - ci lascia in compagnia della spiazzante 8 (guarda caso, l'ottava traccia) che comincia con voce da bambina e ukulele, per scivolare poi delicatamente fino a My Strange Addiction, brano che, seppur banale, risulta godibile. È la volta di Bury A Friend, il pezzo che l'ha lanciata alla ribalta: folle traccia minimal basata su una cantilena dal sapore jazzato che cambia continuamente tempo e mood, accompagnata da un testo allucinante ("I wanna end me" ripetuto ossessivamente) e da uno dei video più inquietanti degli ultimi tempi.

A chiudere la release ci pensano le delicate Iomilo, più pop, Listen Before I Go (piano e voce), I Love You (chitarra e voce) e la sussurata Goodbye, che riassume un po' tutto quello che è stato detto finora.

Grande album d'esordio e grandi aspettative per il futuro (ma che direzione sceglierà l'enfant prodige americana?). E se aveste ancora dubbi sul talento della Eilish, andatevi a sentire la sua cover di Bad (Michael Jackson) che gira su You Tube. 



Ampelio Bonaguro
  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
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