Sanremo 2019: Ultimo e la polemica sulla vittoria mancata al Festival

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Sanremo 2019: Ultimo e la polemica sulla vittoria mancata al Festival

La gioia della vittoria a sorpresa di Mahmood al Festival di Sanremo 2019 è stata messa in secondo piano dalla polemica di Ultimo contro i giornalisti. Stando alle percentuali del televoto, che aveva un peso complessivo del 50% sul risultato finale, il cantautore avrebbe dovuto vincere (Ultimo 46,5%, Il Volo 39,4% e Mahmood 14,1%), ma i voti della giuria della sala stampa (che incideva del 30%) e della giuria d'Onore (del 20%), hanno ribaltato il risultato. È stato fatto tutto seguendo il regolamento, eppure l'amarezza di Ultimo e dei suoi fan ha scatenato persino il Codacons, che ha annunciato "un formale esposto all'Autorità per la concorrenza denunciando il meccanismo di voto dell'ultima serata del Festival, che ha di fatto annullato le preferenze espresse dal pubblico con possibile danno economico (51 centesimi?) per i cittadini". Il regolamento parla chiaro, ma questo Sanremo 2019 è diventato lo specchio dell'idea - ormai purtroppo dilagante in questo Paese - che sia tutta colpa dei poteri forti, in questo caso rappresentati dai 400 giornalisti votanti e dalla Giuria degli Esperti. 

Pur essendo arrivato secondo, nella conferenza stampa post-finale, Ultimo ha dimostrato tutto il suo sdegno:

"Io non ho mai avuto la pretesa di venire qui a vincere, al contrario di tutti voi e di tutti i siti di streaming, che me l'hanno sempre tirata", ha detto rispondendo alla domanda di una giornalista. "Io mi sono sempre grattato, ma non è servito. Non è servito a niente. Al contrario di tanti giornalisti che in questa settimana hanno avuto la presunzione di giudicare tramite un'esibizione la carriera dei prossimi 20 anni degli artisti che sono qui, la mia vittoria sarà sicuramente dopo il festival. La mia vittoria è la gente che si riconosce in quello che scrivo, sono i live. Sono comunque contento di aver partecipato al Festival e per... il ragazzo, Mahmood...". 

A quell'appellativo, che è suonato paradossalmente paternalista detto da un 23enne nei confronti di un collega 27enne, alcuni giornalisti hanno riso, scatenando la sua vera reazione: "Lo sai perché non mi va bene? Perché voi avete questa settimana per sentirvi importanti e dovete sempre rompe er cazzo. Voi potete anche farlo, a me non interessa più di tanto. Tanto qualsiasi cosa io dico, troverete sempre qualcosa da ridire. Ho detto che sono contento per Mahmood, come lo devo chiamare? L'uomo? Non provo assolutamente rancore". 

Il giorno dopo, il cantautore è tornato sulla questione attraverso le storie di Instagram

"Sto leggendo un sacco di articoli e di commenti, stanno scrivendo un sacco di cazzate e cattiverie. Innanzitutto, voglio ringraziare tutte le persone che mi stanno inviando messaggi d'affetto, d'amore e di sostegno. Siete tanti, più di quanti pensano loro, e voglio ringraziarvi di cuore. Il discorso che faccio è molto semplice: io mi chiedo come sia possibile che il Festival di Sanremo dia la possibilità di televotare, quindi di spendere dei soldi."

"La gente vota riuscendo ad arrivare al 46%, noi siamo riusciti ad arrivare al 46,5% del televoto, un altro artista arriva al 14%", ha continuato. "Questa differenza del più del 30% viene completamente ribaltata dal giudizio dei giornalisti, gli stessi che quando annunciano sul palco che Il Volo è arrivato terzo esultano come fossero allo stadio gridando 'merde', 'pezzi di merda' (chi scrive, era presente in una delle due sale stampa e non ha sentito insulti del genere ndr), che mentre parlo io gridano 'stronzetto', 'deficiente', 'vai a casa', 'coglione'... 

Com'è possibile che questa percentuale di gente che ha votato da casa e ha speso dei soldi - e la musica la sceglie la gente, non la scelgono i giornalisti - sia ribaltata dai giornalisti e da otto persone, la cosiddetta giuria "d'onore", che con la musica c'entra poco, anzi niente (Mauro Pagani, il presidente della Giuria, in effetti, è "solo" un ex membro della PFM, polistrumentista, autore di colonne sonore, e collaboratore fra gli altri di Fabrizio De André, Gianna Nannini e Ornella Vanoni ndr). Allora non fate votare la gente, non fate spendere soldi per quattro serate (che poi sono cinque ndr) alle persone. Perché se poi un artista riesce ad avere più del triplo dei voti rispetto a un altro, questa differenza non può essere ribaltata da otto persone che formano la giuria "d'onore" e trenta giornalisti (più di 400 in realtà). Io chiedo scusa in prima persona per l'impegno che non ha dato i suoi frutti, sono dispiaciuto per voi". 

Intervistato a Deejay Chiama Italia, Mahmood ha commentato la reazione del collega: "Io non c'ero in sala stampa quando è successo. Me l'hanno detto dopo. Io credo che siamo ragazzi giovani e dietro al festival c'è tanta aspettativa. Può capitare che si dica una frase sbagliata, al momento sbagliato, per rabbia o stanchezza". 


 



Federica Carlino
  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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