Sanremo 2018: intervista a Mirkoeilcane, uno degli artisti scelti tra le Nuove Proposte del Festival

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Sanremo 2018: intervista a Mirkoeilcane, uno degli artisti scelti tra le Nuove Proposte del Festival

Tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2018, che si terrà dal 6 al 10 febbraio, c’è Mirkoeilcane, cantautore romano che negli ultimi due anni ha già ricevuto alcuni importanti riconoscimenti per la sua musica, tra cui il Premio Bindi, il Premio Musica Controcorrente e la vittoria di Musicultura 2017. Mirko Mancini, questo il suo vero nome, presenterà sul palco del Teatro Ariston il brano “Stiamo Tutti Bene”, una potente e tormentata testimonianza delle dolorose traversate per mare a cui molti uomini e donne si sottopongono ogni giorno, in cerca di un futuro migliore. Per fortuna, la storia raccontata da Mirko ha un lieto fine, dato che è ispirata dalla vita di un ragazzo che è riuscito a sopravvivere, pur avendo ancora impressi negli occhi quei momenti di totale agonia e incertezza. Ce ne ha parlato proprio il cantautore in un’intervista telefonica, in cui tra le altre cose abbiamo scoperto cosa lo aspetta nei prossimi mesi e chi lo ha aiutato ad arrivare dove è adesso.   

Come stai, innanzitutto, e come sta andando?

Tutto bene, abbiamo fatto una prova con l’orchestra qualche giorno fa qui a Roma. Procede tutto molto bene, è ancora un’emozione gestibile, vediamo se peggiorerà. Credo di sì, ma insomma vediamo di gestirla.

Ma tu ormai ti sei esibito di fronte a platee piuttosto grandi, quindi dovresti essere capace di farcela, dai.

Sì però quello è sempre l’Ariston. C’è questo nome che fa un po’ rumore…

Ed era la prima volta che ti proponevi a Sanremo?

Era la prima volta sì, in assoluto.

E come mai hai preso questa decisione?

Beh, è stato un anno pieno di premi e di soddisfazione e mi sono detto “proviamo l’ultimo sogno, la cosa più importante a cui può puntare un cantautore in Italia”. Io ho 31 anni, di Sanremo ne ho visti 30 sul divano e adesso uno lo vedo da lì vicino, quindi per me è un bell'obiettivo.

"Stiamo tutti bene" dove l’hai registrata e con chi?

L’ho registrata qui a Roma in uno studio che si chiama One In Music, nel quartiere Statuario, insieme al mio produttore, alla persona che mi aiuta anche negli arrangiamenti, che è Steve Lyon.

Che è un grande nome, tra l’altro...

Un grande nome, sì, con cui ho l’onore di lavorare e di essere amico. Lui è una persona splendida, non uno di quelli che dicono “ci vediamo in studio e lavoriamo”. Ti chiama la sera per sapere come stai o per andarsi a prendere una birra o una pizza insieme, insomma farlo con uno come lui, che ha lavorato con chi ha lavorato (Depeche Mode, The Cure e Paul McCartney, solo per citarne alcuni, ndr) fa un certo effetto.

Come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti in occasione di un concerto che ho fatto all’Asino Che Vola. Lui era presente e mi ha fatto i complimenti, con mio profondo stupore. Poi c’è stata l’occasione, quando è arrivato il momento di registrare il mio secondo disco: stavamo pensando a questa figura e io ho fatto il suo nome, abbiamo trovato un accordo e quindi eccoci qui.

E in cosa ti ha aiutato, fondamentalmente? Perché so che tu sei già arrangiatore.

Sì, beh, sicuramente Steve ha la capacità anzitutto di comunicare, specialmente in questo mondo, nella musica, in cui c’è sempre un po’ di quella autodifesa per cui dici: “vabbè, arrivi tu e mi cambi le cose!”. Invece lui è uno che è capace di inserirsi nel modo giusto. Lui ha capito perfettamente qual era l’atmosfera, sia il mio carattere che quello dei ragazzi della band, e si è inserito benissimo. L’aiuto che lui mette, oltre al lato tecnico e alla grande competenza nel mixing e nel mastering, è nelle proposte. Lui ha grande esperienza e grande ascolto di musica, quindi quando propone qualcosa noi siamo sempre lì attenti a capire dove ci vuole portare. È un bel percorso quello che stiamo facendo.

So che la storia che racconti è quella di un bambino che hai conosciuto sul serio.
Sì, diciamo di sì. Parte da lì perché, per rispetto, non ho raccontato la sua storia direttamente. La persona con cui ho parlato non era esattamente un bambino: era un ragazzo, un ventenne, che però aveva ancora ben chiari i ricordi di ciò che gli era successo. Di sua spontanea volontà, dopo un po’ di tempo che ci conoscevamo e che scherzavamo insieme, ha cominciato a raccontarmi questa sua storia e mi ha colpito tantissimo soprattutto perché lo faceva col sorriso. Io l’ho interpretato come un segno della tranquillità di chi è sopravvissuto ed è contento solo di stare sulle proprie gambe e di poterlo raccontare. Mi ha fatto un certo effetto, sono scappato a prendere la penna e il quadernino e ci ho ricamato sopra. Però, ripeto, anche per rispetto nei suoi confronti non ho raccontato proprio la sua storia, mi sembrava brutto approfittare della sua confidenza. Insomma, l’ho fatta a modo mio.

Come vi siete incontrati?

Lui lavora in un locale in cui vado spesso. È un ragazzo che sta nella cucina, è molto allegro. Io capito lì con gli amici e lui è sempre allegro, saluta col suo italiano un po’ così, ma insomma è molto simpatico. Quella volta, evidentemente perché mi vedeva tutte le sere, mi ha preso in confidenza e mi ha raccontato tutto. Io l’ho apprezzato molto e questo è il modo con cui voglio ricambiare questa sua confidenza.

- Lo sa che questa canzone parla un po’ di lui?

Lo sa, sì, gli dico sempre: “mi porti fortuna, ti devo un favore”.

“Stiamo tutti bene” anticipa il tuo prossimo disco, suppongo.

Sì, anticipa un secondo disco che ad essere del tutto sinceri sarebbe uscito comunque, non è un disco legato alla partecipazione a Sanremo. 

Quindi è già pronto da tempo?

No, pronto da tempo no, in realtà c’eravamo prefissati di farlo uscire tra novembre e dicembre. Però poi vista la prospettiva di Sanremo, abbiamo deciso di posticipare e avere un po’ più di tempo a disposizione, soprattutto per perfezionare, aggiungere o togliere alcune cose.

Mi puoi dare qualche anticipazione?

Certo, è un album da cantautore sicuramente. Io sono solito, anche nel primo album, farmi forte di quella che è la peculiarità del tipico stereotipo romano: l'ironia e il sarcasmo. Faccio sempre fede a quella frase di Albertone che diceva: “quanno se scherza, tocca esse seri”. Io uso questa modalità perché la ritengo efficace. Mi rendo conto che in questo modo molti messaggi che magari risulterebbero banali, rimangono, e quindi cerco di usare sempre questa modalità in tutte le canzoni. Ovviamente su “Stiamo Tutti Bene” sarebbe stato indelicato farlo, quindi me lo sono risparmiato. 

Quindi nelle altre canzoni tornerà la tua ironia prepotentemente?

Sì, ci riesco poco a gestirla. 

Beh, è una delle tue carte vincenti, quindi va bene così! Invece, nel tuo ultimo disco c’è una canzone, “La Giuria”, in cui fai una sorta di critica ai talent…

Diciamo alle giurie, dai, proprio ai talent di per sé no. Io non ho l’avversione ai talent, per prima cosa perché ho tanti amici che ne hanno preso parte, ne hanno giovato, chi più, chi meno. Però, da un lato, se devo proprio fare una strettissima analisi da cantautore, ma prima ancora da amante della musica, mi rendo conto che nei talent è stata un po’ screditata la musica. Se non altro perché il continuo mettere in sfida le persone, ma soprattutto fare le cover, è una limitazione clamorosa di quella che è la forza della musica. C’è sempre tutta questa competizione, che pare che tutti debbano vincere su qualcun altro, c’è chi deve piangere per forza e chi deve essere eliminato…  questo non mi piace e poi se il talent fosse improntato sulle canzoni che hanno scritto i ragazzi che ci partecipano, io sarei il primo fan dei talent. Sarei uno di quelli che seguono e fanno il commento live su facebook. Però finché si faranno le cover di Adele e di Bruce Springsteen o di che ne so io no, non mi piace. 

Però, in un certo senso, anche se ovviamente portate tutti le vostre canzoni, ti ritrovi comunque in una gara anche a Sanremo. Come ti senti da questo punto di vista?

Assolutamente sì, ma non mi sento in un talent, soprattutto perché mi piace che in questa edizione di Sanremo non ci sia l’eliminazione, che è una cosa che forse vivo male io. Però il fatto di dover competere con delle canzoni che poi sono così lontane tra loro, mi sembra antipatico. Comunque sì, è uno show televisivo e ci si attiene a determinate dinamiche, però io credo che Sanremo non sia definibile talent semplicemente perché è nato almeno 60 anni prima, quindi il paragone non mi viene in mente. Poi, il contenitore è sempre la televisione, ma le modalità mi sembrano piuttosto differenti. 

- Hai avuto modo di ascoltare qualche canzone dei Big alle prove o erano in momenti diversi?

Ne ho sentite un paio, però lì l’ascolto era tutto in cuffia, quindi ho sentito giusto batteria e violini.

Quindi non hai avuto modo di farti qualche preferenza?

No, ce l’ho più di partenza, per gusti miei. 

E per chi?

Tra quelli che partecipano mi incuriosisce molto la canzone di Lucio Dalla cantata da Ron. Lucio Dalla ce l’ho nel cuore, quindi sono molto curioso di ascoltare una sua nuova canzone. E poi Max Gazzè, che mi piace molto. Sono sicuro che la sua canzone sarà di un ottimo livello.

-  Bene, ti lascio andare, ti faccio un grande in bocca al lupo perché la tua canzone merita davvero e spero che ottenga il giusto riconoscimento.

Grazie, davvero. Ti ringrazio anche di non avermi chiesto perché “mirkoeilcane”.

Suppongo te lo chiedano tutti, quindi ho evitato… (sarebbe stata una domanda vana, tra l’altro, dato che l’origine del suo nome è un segreto ndr)

Grazie, l’ho apprezzato!

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Federica Carlino
  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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