Oscar 2017: i candidati per la miglior colonna sonora originale

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Oscar 2017: i candidati per la miglior colonna sonora originale

Justin Hurwitz, Mica Levi, Nicholas Britell, Thomas Newman, Dustin O'Halloran e Hauschka: questi, secondo l'Academy, sono stati i compositori meritevoli di candidatura come miglior colonna sonora originale agli Oscar 2017 ed è la prima volta dal 1967, quindi da ben 50 anni, che quattro dei contendenti sono alla prima nomination. Chi di loro porterà a casa l’ambita statuetta, il prossimo 26 febbraio? Il risultato sembra già deciso, ma chissà che non accada l'imprevisto. Tra esclusioni ritenute ingiuste e melodie già entrate nella storia, analizziamo insieme le colonne sonore in lizza per il prestigioso premio. 

- La La Land Justin Hurwitz 

Justin Hurwitz ha passato due anni e mezzo dormendo poco, registrando 1.900 demo al pianoforte e orchestrando ogni singola nota da solo, per perfezionare i temi dell'apprezzatissimo musical scritto dall'amico Damien Chazelle: un inno ai sognatori, che è già proiettato verso la vittoria in tutte le categorie più importanti. Le numerose critiche di giornalisti musicali specializzati in jazz, che hanno storto il naso per la scelta di elevare un pianista bianco che compone melodie poco sincopate a paladino di una versione tradizionalista e limitata del genere, non sono riuscite in alcun modo ad influenzare il giudizio popolare sulle musiche di Hurwitz. Non sarà "autentico" jazz, ma raramente una colonna sonora viene ascoltata e canticchiata così tanto: è un buon tentativo di riavvicinare il pubblico al genere, lo stesso su cui si basava anche la precedente collaborazione Chazelle/Hurwitz, Whiplash. Gosling, che nel film suona al pianoforte i temi scritti dal compositore, ha confessato nel video di seguito di aver "suonato alcuni di quei pezzi per quattro ore al giorno per tre mesi consecutivi": "In teoria dovrei essere stanco di ascoltarle, ma ancora mi commuovono", ha detto. "Justin ha scritto delle musiche meravigliose, indimenticabili, di cui le persone continueranno a parlare", ha aggiunto Emma Stone. A rimanere in testa è soprattutto il tema principale, "Mia and Sebastian's Theme". "È stata la prima cosa che ho composto", ha dichiarato Hurwitz in un'intervista con CinemaThread: "Damien voleva che lo scrivessi subito perché è il tema che lega Mia e Sebastian e rappresenta la loro storia d'amore. [...] Doveva essere speranzoso ma malinconico, ottimista ma con un velo di tristezza ed è un po' lo stesso universo emozionale di tutte le tracce. Non sono né completamente felici, né completamente tristi". I numerosi omaggi del film ai musical più famosi della storia del cinema, sono presenti anche nelle composizioni di Hurwitz: "Per scrivere "A Lovely Night" ho ascoltato un po' di Fred [Astaire] e Ginger [Rogers], canzoni come "Let's Call The Whole Thing Off" o "Anything You Can Do I Can Do Better", in cui i due si seducono ma si punzecchiano a vicenda [...] Comporre e orchestrare la sequenza finale è stato un sogno per me. Damien mi ha detto "finiamo il film con otto minuti di colonna sonora che ripercorrano la loro intera relazione"." Il risultato è uno dei momenti di congiunzione tra musica e immagini più affascinanti e memorabili di sempre, che meriterebbe a pieno titolo un alto riconoscimento.

Moonlight - Nicholas Britell

Anche Britell è alla sua prima candidatura agli Oscar, per un altro film altrettanto apprezzato dalla critica (ad esclusione del nostro Federico Gironi), incentrato sul delicato tema dell'omofobia, che il compositore ha cercato di trasporre anche nelle sue musiche. "Leggere la sceneggiatura è stata un'esperienza di grande impatto", ha dichiarato in un'intervista con The Frame: "Inizialmente ho percepito un'incredibile poesia, e questo mi ha ispirato molto nel successivo percorso compositivo. Una delle prime cose che ho mandato a Barry [Jenkins, il regista ndr] è stato un pezzo chiamato "Piano and Violin Poem", in cui mi chiedevo "qual è l'analogia musicale di una poesia”? Come suona?". Quel brano è poi diventato "Little's Theme". La sfida di questo film, per Britell, è stata creare dei temi sonori che facessero da collante per la struttura in tre atti del film, tenendo da conto i desideri del regista, che voleva utilizzare i tagli e i campionamenti tipici dell’hip hop anni ’90, rallentandoli fino a cambiarne radicalmente il suono. Un esempio di quest’utilizzo è “Chiron’s Theme”: “All’inizio la musica è addirittura impercettibile”, spiega il compositore, “senti solo rimbombare i bassi nella sala del cinema e ogni tanto percepisci qualche nota. Sembra quasi il suono di una campana e di un basso, e invece quel suono somigliante a un basso è in realtà un violino e la campana è un pianoforte”.

- Jackie Mica Levi

Mica Levi è la sesta donna a ricevere una candidatura in questa categoria e la prima a tornarci da ben sedici anni [nel 2001 al suo posto c’era Rachel Portman per Chocolat, ndr]. Nota agli ascoltatori di musica underground come Mikachu del gruppo avant-pop Mikachu and The Shapes, Levi è alla sua seconda colonna sonora dopo Under The Skin, per cui ha ottenuto una nomination ai BAFTA e uno European Film Award come Best Composer. Fu proprio in questa premiazione che il regista Pablo Larrain decise di chiamarla per il suo biopic. Nello scrivere le musiche da accostare al racconto della storia di Jacqueline Kennedy Onassis, la compositrice ha usato un approccio tradizionalista, l’orchestrazione tipica di un film drammatico, ma cercando di sottolineare le caratteristiche della protagonista e di approfondirne il dolore. “Ero interessata alla sua grazia e alla sua forza, alla sua posizione privilegiata ma anche alla perdita e al trauma estremo che ha dovuto affrontare”, ha raccontato in a Variety Fact Magazine. “Ho pensato a lei come ad una persona dolce e un po’ infantile. In pratica ho messo insieme un gruppo di strumenti che mi sembrava riecheggiassero quel dato periodo”. Con questo intento, Levi ha basato le sue composizioni su una serie di glissati, giocando sull’altezza dei suoni e sull’emotività che trasmettevano gli strumenti da lei scelti, costituiti prevalentemente da archi.  

- Passengers - Thomas Newman

La candidatura della colonna sonora di Newman, giunto quest’anno alla sua quattordicesima nomination, ha suscitato un certo stupore tra gli addetti del settore, che al suo posto pensavano di trovare altri compositori molto più apprezzati nei mesi scorsi, come Johann Johannsson (Arrival), il trio Hans Zimmer, Pharrell Williams & Benjamin Wallfisch (Il Diritto di Contare) o Clint Mansell (High-Rise). L’Academy avrà forse voluto riconoscere l’impegno di Newman, che in questa colonna sonora, per cui ha suonato tutte le tastiere, ha cercato di utilizzare l’elettronica come punto di congiunzione con lo scenario spaziale di un film ambientato nel futuro. “La musica doveva evidenziare ed affinare il tono delle immagini e l’interazione tra i personaggi”, ha spiegato Newman a Variety: “Qual è la concezione di “futuro”? Non volevo restare intrappolato nel tentativo di creare “musica futurista”. Che tipo di musica ascolterebbero i personaggi? Questo è stato un grande dilemma per me”. Per ovviare al problema, Newman ha composto delle musiche essenziali, su registri diversi a seconda delle emozioni dei protagonisti, modificando i suoni con l’uso di effetti, ottenendo un buon risultato, che tuttavia è improbabile venga premiato con la statuetta.

- Lion - Dustin O'Halloran e Volker Bertelmann (in arte Hauschka)

Quinti ed ultimi candidati per la miglior colonna sonora, entrambi alla loro prima nomination gli Oscar, i due acclamati pianisti e amici di lungo corso Dustin O’Halloran e Volker Bertelmann, in arte Hauschka, hanno lavorato alle composizioni di questo film evitando un utilizzo scontato della musica tradizionale indiana. “Un approccio orchestrale ci sembrava eccessivo”, ha spiegato O’Halloran a Variety. “È una storia talmente emozionante che Garth [Davis, il regista] non voleva pressare ulteriormente il pubblico. Quindi abbiamo cercato di trovare il giusto equilibrio, la giusta temperatura e qualità, per non distruggere la bellezza del film”. La colonna sonora è infatti suonata esclusivamente da pianoforte e archi, e sostiene la storia con melodie semplici ed immediate, ma ricche di emotività, anche se allontanate dalle immagini.

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