Kula Shaker: abbiamo intervistato Crispian Mills

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Kula Shaker: abbiamo intervistato Crispian Mills

La prossima settimana i Kula Shaker approderanno in Italia per tre imperdibili date, il 14 luglio all'Anfiteatro delle Cascine, il 15 a Villa Ada a Roma ed il 16 al Verucchio Festival. In attesa di sentire dal vivo quella che Paul Moody del Guardian ha definito "l'ultima grande band eretica del rock britannico", qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di intervistare il frontman Crispian Mills e di parlare con lui del nuovo album, "K 2.0", di bei momenti e questioni delicate come la BREXIT, l'ambiente e i diritti dei musicisti.

Lasciandovi alla lettura dell'intervista, vi ricordiamo che K 2.0 è disponibile all'acquisto sul sito ufficiale dei Kula Shaker

- Come ci si sente a rendersi conto di essere stati per 20 anni sotto le luci dei riflettori?

Sono stato su un palco per 20 anni, ma non in modo continuativo sotto ai riflettori. Grazie a Dio! Quando ripenso ai giorni di "K", mi sembra un'altra vita. Stessa anima. Corpo diverso.

- Come descriveresti l'evoluzione del gruppo?

Progressiva. Siamo una band progressiva. Stiamo progressivamente diventando sordi. 

- Quali momenti della vostra carriera pensi siano stati i migliori?

Siamo molto fortunati, ne abbiamo tantissimi di momenti magici. Riuscire a fare di Govinda, un'intera canzone folk in sanscrito, una hit radiofonica nel 1996, è stata una grande soddisfazione. Era un sogno impossibile e noi ce l'abbiamo fatta - oltre a piazzare l'album al primo posto in classifica. Dopo questo, ci sono stati tanti altri bei momenti: andare da headliner al Glastonbury per due volte, lavorare con Bob Ezrin, auto-produrci il nostro album Pilgrim Progress nel 2009, registrare e pubblicare K 2.0 quest'anno, sono stati tutti passi importantissimi. 

- Tra "Pilgrim Progress" e "K 2.0" sono trascorsi sei anni. Come avete passato questo lungo periodo di tempo?

Come saprai, molti musicisti, al giorno d'oggi, hanno più di un lavoro. Io ho lavorato ad un film, che ho scritto e diretto [A Fantastic Fear of Everything, con protagonista Simon Pegg n.d.r.]. Abbiamo tutti altre cose da fare nelle nostre vite, altri concerti, progetti, figli, famiglia eccetera. 

- Quanto tempo ci è voluto per registrare questo nuovo album? 

Lo abbiamo fatto in quattro sessioni in studio, quindi molto velocemente per noi. Per tutto il processo, direi circa 8 settimane, sparse in più di otto mesi. Alonza [George Bevan, bassista del gruppo n.d.r.] doveva produrre altre persone quindi ci siamo organizzati in base ai suoi impegni. Che diva!

- Infinite Sun è stata scritta 20 anni fa. Come mai avete deciso che fosse arrivato il momento di pubblicarla ufficialmente?

Era una di quelle tracce che ci siamo tenuti per molto tempo e improvvisamente è spuntata come un bambino sperduto e ci ha detto "vi ricordate di me??! Il tempo è giunto". Ci piaceva l'idea di chiudere un cerchio, tornare al punto di partenza.

- In che senso K 2.0 è la chiusura di un cerchio?

Sono un seguace del modello circolare del tempo, più che del lineare. Il tempo ha un inizio complesso e prosegue su una linea diritta. Il tempo, come la vita, si muove per cicli, per stagioni. Lo Spazio, il Tempo, la coscienza, si espandono e si contraggono, e ad ogni termine, o morte, c'è anche un ritorno ed un nuovo inizio. Qundi K2 chiude un cerchio e ne inizia un altro. (Disse toccandosi la barba e fumando la sua pipa). Magari il prossimo album si chiamerà "L".

- K 2.0 non è attualmente disponibile sui servizi di streaming. Siete contro queste nuove vie di distribuzione?

Non sono contro lo streaming gratuito, è solo che queste compagnie, come Spotify, sono tutte gestite dalle grandi corporazioni. Fanno tantissimi soldi, mentre gli artisti, senza i quali non ci sarebbe musica, né Spotify, vengono pagati con percentuali vergognosamente basse. Solo un pazzo può appoggiare una cosa del genere. Ma credo che, alla fine, ci arrenderemo e ci faremo fare un trapianto al cervello. 

- Dato che è la questione più importante di questo periodo, qual è la tua opinione sulla Brexit?

In Gran Bretagna ne parlano tutti e sento solo frasi senza senso!

Credo che la maggior parte dei votanti che hanno optato per il LEAVE o per il REMAIN lo abbiano fatto per tutte le ragioni sbagliate, hanno votato per tutte le ragioni sbagliate. Personalmente, provo sentimenti contrastanti al riguardo. Penso di essere a favore dell'unità europea come concetto, ma la macchina che si muove dietro alla denominazione "EU", è chiaramente al servizio di un programma neoliberale molto aggressivo, che gli ultimi 20 anni hanno dimostrato avere poco a che fare con la pace e l'uguaglianza sociale. 

Per me, le questioni più importanti sono l'ambiente e la consapevolezza spirituale. Questi sono punti su cui si può davvero fare qualcosa, praticamente, ogni giorno. Si può fare una grande differenza solo decidendo come vivere la propria vita. 

- In che modi pensi che la Brexit inciderà sul tuo lavoro? 

File più lunghe. Meno soldi. Cosa c'è di nuovo?

- Cosa farai al termine del tour?

Verrò da voi e andrò dai miei figli. E poi lavorerò ad un altro film. 

- Vorresti mandare un messaggio ai tuoi fan italiani?

Vi amo!



Federica Carlino
  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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