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Il premio Nobel a Bob Dylan: sì, ma a quale dei mille Dylan?

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Se ne parlava da tempo, è ora, finalmente, è accaduto.

Il premio Nobel a Bob Dylan: sì, ma a quale dei mille Dylan?

Hanno dato il premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan.
Erano anni (detto un po' come Fabrizio Bentivoglio in Marrakech Express) che se ne parlava, è ora, finalmente, è accaduto.
Hanno dato il premio Nobel a Bob Dylan: sì, ma a quale dei mille Dylan che esistono e sono esistiti l'hanno dato? A quale dei tanti volti, delle tante incarnazioni di un artista a suo modo trasformista quanto David Bowie, leggendario dal vivo quanto Bruce Springsteen ma per motivi speculari, è andato il riconoscimento dell'Accademia Svedese?

Al Dylan acustico e politico degli esordi? A quello della svolta elettrica? A quello che non ha mai voluto rivelare il segreto del suo incidente in moto? A quello che ha flirtato con la New Hollywood, al cristiano rinato, a quello di Infidels o di Time Out of Mind, o dei monumentali bootleg delle Basement Tapes? A quello, recente, di Tempest e degli omaggi a Sinatra? O a quello che ha scritto un'autobiografia straordinaria, "Chronicles - Volume 1", poi rimasto anche unico?
A vincere il Nobel è stato il Dylan che suona davanti al Papa e a Barack Obama? O quello che compone instancabile lontano dai riflettori, con un fido gruppo di musicisti? La risposta è ovvia, tanto ovvia da risultare quasi blasfema, perché Dylan è ancora di più di uno e trino, tante sono le sue manifestazioni.

"Per aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana", recita la motivazione del Nobel. Che, con tutto il rispetto, appare un po' riduttiva. La grandezza di Dylan trascende quella musicale, perché con le sue canzoni e le sue parole Dylan ha raccontato il mondo e allo stesso tempo lo ha plasmato, gettando un'ombra e lasciando un'impronta sulla cultura americana nel suo complesso. E, di conseguenza, su quella mondiale.
Volenti o nolenti, ci piaccia o meno, si sia mai andati a un suo concerto o no, una parte di noi è stata influenzata direttamente o indirettamente da Bob Dylan.

Per festeggiare, stasera, avete l'imbarazzo della scelta. Mettere su "Blonde on Blonde", o rivedere Pat Garret & Billy the Kid, o leggere brani a caso di "Chronicles". O quello che vi pare.
Io, fossi in voi, rivedrei I'm Not There. Forse il film più dylaniano che sia mai stato pensato e realizzato, perché il più multiforme, misterioso e affascinante.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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