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Bob Dylan torna in Italia: tre date all'Auditorium Parco della Musica di Roma

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Il menestrello si esibirà in concerto nella Capitale il prossimo aprile 2018.

Bob Dylan torna in Italia: tre date all'Auditorium Parco della Musica di Roma

La sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica di Roma avrà l'onore di ospitare il ritorno in Italia di Bob Dylan. Il menestrello sarà in concerto nella Capitale il 3, 4 e 5 aprile 2018: "Sono molto orgoglioso e felice di ospitare un artista così prestigioso e importante, ad un anno e mezzo dal conferimento del Nobel", ha dichiarato José Dosal, AD della Fondazione Musica per Roma in un'intervista con l'Ansa. "Un simbolo della musica mondiale, un poeta della song americana che il pubblico italiano, sono convinto, accoglierà con immenso entusiasmo. È il primo dei grandi nomi di una stagione che si annuncia ricca di sorprese e che presenteremo domani proprio in Auditorium. 

Dopo le tre date a Roma, Dylan farà tappa il 7 aprile al Mandelaforum di Firenze, l'8 al Palabam di Mantova e il 9 al teatro degli Arcimboldi di Milano. I biglietti per tutti e sei i concerti andranno in vendita dalle ore 11.00 di questo venerdì 10 novembre su ticketone.it e alessandroegalli.com. Gli ultimi concerti di Dylan in Italia risalgono al 2015: da allora, il cantautore americano ha pubblicato tre album, "Fallen Angels" nel 2016, "Triplicate" ed il recente "Trouble No More" , è stato insignito della Medal of Freedom da Obama ed è stato decretato Premio Nobel per la Letteratura nel 2016, divenendo il primo musicista a ricevere questo importante onore. "Se qualcuno mi avesse detto che avevo una minima possibilità di vincere il Premio Nobel, avrei pensato di avere la stessa percentuale di probabilità di ritrovarmi in piedi sulla luna", ha commentato Dylan nel discorso d'accettazione. "Infatti, nell'anno in cui sono nato e per qualche anno a seguire, non c'era nessuno al mondo che potesse essere considerato bravo abbastanza da vincere un Premio Nobel. Perciò, riconosco di trovarmi in speciale compagnia, a dir poco. Ero per strada, quando ho ricevuto la sorprendente notizia, e mi ci è voluto più di qualche minuto per elaborarla come si deve. Ho iniziato a pensare a William Shakespeare, la grande figura letteraria. Immagino che pensasse di se stesso come di un drammaturgo. Il pensiero che lui stesse scrivendo letteratura non può essergli passato per la testa. Le sue parole erano state scritte per un palco, dovevano essere recitate, non lette. Quando ha scritto Amleto, sono sicuro che abbia pensato a tante questioni diverse: "Chi sono gli attori giusti per questi ruoli?"; "Come dovrebbe essere allestito il palco?"; "Voglio davvero ambientare questa storia in Danimarca?". La sua visione creativa e le sue ambizioni erano senza dubbio le sue priorità, ma c'erano anche altri aspetti più noiosi da considerare e da affrontare. "I pagamenti sono in regola?"; "Ci sono abbastanza posti a sedere adeguati per i miei mecenati?"; "Dove lo trovo un teschio umano?". Scommetto che Shakespeare non si sia chiesto neanche lontanamente: "Questa è letteratura?". 



  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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