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Psychokiller: Paolo Roversi racconta il suo thriller all’americana e ad alta tensione

A vincere il Premio dei Premio dei lettori - Noir in Festival 2020 è stato Psychokiller. Il suo autore Paolo Roversi lo ha presentato durante un incontro online, spiegando anche le regole di un buon thriller.

Psychokiller: Paolo Roversi racconta il suo thriller all’americana e ad alta tensione

Psychokiller di Paolo Roversi, che era in lizza per il Premio Giorgio Scerbanenco, non avrà raggiunto la cinquina dei finalisti, ma ha avuto una soddisfazione pari alla vittoria dell’importante riconoscimento attribuito dal Noir in Festival. Il thriller, perché è di un thriller che parliamo, ha vinto infatti il Premio dei lettori - Noir in Festival 2020 per essere stato il più votato sul sito del Festival. Lo scrittore, a cui dobbiamo la serie con Enrico Radeschi, ha intitolato il romanzo come una celebre canzone dei Talking Heads, che racconta una storia di killer e deviazioni. Anche libro ci presenta uno scenario piuttosto fosco, ed è scritto in maniera sincopata, diretta, con capitoli brevi. E’ molto adrenalinico, caratteristica che per Roversi è la quintessenza di un thriller

"Io ho scritto anche storie per ragazzi e una serie di romanzi gialli con protagonista Enrico Radeschi” - spiega l'autore in un incontro virtuale moderato da  Luca Crovi - "e ho fatto un dittico sulla Milano criminale degli anni ’60. Questo perché mi sento uno scrittore a tutto tondo, e comunque le crime story non sono tutte uguali, ci sono i gialli classici, i mistery, i thriller, e quindi mi sono detto: perché non posso cimentarmi in ogni singola tipologia? La mia voglia di scrivere è sempre lì, la mia voglia di confrontarmi con delle storie avvincenti anche, e il thriller è in assoluto il sottogenere che mi stimola di più, perché la storia gialla ha un suo schema classico: c'è un delitto, un'investigazione e una risoluzione con il ristabilimento dell'ordine. In altre parole il cattivo va in prigione e il poliziotto vince. Il thriller, invece, ti permette di cambiare le carte in tavola".

Nel thriller, così come nel giallo, il patto con il lettore è fondamentale: "Il patto col lettore lo devi tenere sempre in mente, sia che tu scriva gialli sia che tu scriva thriller. Nei thriller questo patto è più largo, è un patto in cui si concede un po’ di più all'autore perché si vuole essere stupiti. Nel thriller capita che ci siano dei fuochi d'artificio che nella realtà non vedi così facilmente, però hai creato un mondo in cui stai portando il lettore e a quel punto non puoi proprio permetterti di rompere il patto con lui. Il lettore deve cedere confidando nel fatto che lo ripagherai degnamente".

Per ripagare degnamente il lettore, ci devono essere dei colpi di scena, meglio se ben orchestrati e collocati a inizio romanzo: "Non solo nei thriller, ma anche negli altri romanzi il colpo di scena è importante. Quando mi dicono: guarda che dopo pagina 100 il libro parte, mi chiedo: ma perché non hanno tagliato le prime 100 pagine? Questa cosa che bisogna annoiarsi mi devasta. Il thriller è il classico libro in cui non devi mai annoiare il lettore. Se lo annoi anche per un momento, lo perdi, e sarà sempre peggio andando avanti, visto che il mondo in cui viviamo è il mondo della velocità. Immaginatevi uno che viaggia, che si muove, che ha il cellulare, il tablet con le serie. Ha mille distrazioni, se tu annoi il lettore per tre pagine, quello molla il libro e passa a un altro device. La letteratura deve stare al passo coi tempi: con situazioni che intrigano il lettore costringendolo a stare lì a voltare pagina. Ciò che comunque uno scrittore di thriller deve fare è partire forte per rallentare dopo. Nel primo capitolo ci deve essere il morto, altrimenti tanto vale comprarsi un Harmony".

Poi Paolo Roversi racconta qualcosa di Psychokiller e dei suoi personaggi principali, a cominciare dal commissario di polizia Diego Ruiz: "Ho utilizzato diversi ingredienti del thriller all’americana. Il protagonista è Diego Ruiz, che è un commissario di polizia un po’ emarginato all'interno della questura perché è un alcolista e non è proprio un poliziotto modello. A un certo punto c’è un serial killer che uccide le sue vittime, le strangola, le filma e manda i video a Ruiz, che non capisce perché sia stato scelto, visto che non ha la preparazione per acciuffarlo. E allora ecco che arriva Gaia Virgili che è una profiler ispirata ai grandi profiler degli Stati Uniti e che non a caso ha fatto un corso a Quantico, sede dell'FBI, dove è nato il profiling. E’ lei quella più adatta a entrare nella mente del serial killer".

Il serial killer di Psychokiller è un personaggio piuttosto sgradevole, e di certo non è il più importante del romanzo. Non metterlo in primo piano non è stata una scelta casuale da parte dello scrittore: "Il serial killer è certamente il personaggio che fa da motore alla storia, e sono partito immaginando le ragioni del male del personaggio. Poi ho utilizzato un classico della letteratura gialla, cioè una coppia di investigatori, uno più portato per l'azione e uno che ha una scorza dura. Gaia è una che non viene presa sul serio all'inizio, ma che dimostra sul campo il suo valore. E’ una che non si fa mettere i piedi in testa. Ruiz invece è il classico poliziotto con dei problemi che però non ammette di avere delle dipendenze. Ho scelto di farne un alcolista pensando a tanti noir classici, quelli di Dashiell Hammett, di Raymond Chandler. I poliziotti di una volta erano così, ora nel mondo politically correct della televisione non fumano e non bevono. In Dalia Nera di James Ellroy i due poliziotti avevano tutti i vizi del mondo, ma era giusto che fosse così perché si trovavano in situazioni disperate. Vivevano per catturare il cattivo e quindi la loro valvola di sfogo erano i vizi. Tornando al mio serial killer, non doveva né essere simpatico né suscitare empatia, e per questo ho lavorato di più sugli altri personaggi".

In Psychokiller si vede una Milano molto diversa da quella della serie di Radeschi, una Milano forse meno da cartolina e più scura: "I gialli seriali come quelli con Radeschi sono sotto un certo punto di vista rassicuranti. Tu vuoi leggere, ti vuoi divertire, alla fine ti verrà detto chi è l'assassino, però c'è anche il cibo, si va a mangiare, c'è la sessualità, ci sono le avventure, quindi anche la Milano che si racconta è sempre bella. In questo thriller, invece, ho deciso di inserire una Milano più cupa. Per esempio Diego Ruiz sta su un naviglio che però non è di quelli belli, non ci stanno i locali e di notte l'atmosfera è molto cupa. Inoltre, le ambientazioni che ho scelto per le varie scene sono zone di Milano in cui non avresti girato la cartolina dell'Expo. Credo che in tutti i romanzi in cui c’è un serial killer che uccide, i luoghi debbano essere in linea con il resto della storia".

Alla fine dell'incontro online Paolo Roversi parla dei suoi scrittori noir preferiti: "Io sono un affezionato lettore di Massimo Carlotto già dagli inizi, e appena esce un suo libro, lo devo leggere immediatamente. L'altro mio scrittore preferito è Don Winslow. Delle volte me lo leggo addirittura in inglese. Invece un autore che ho letto molto in inglese, perché non tutti i suoi libri sono stati tradotti in italiano, è Daniel Silva, e parlo della serie con protagonista Gabriel Allon, un agente del Mossad. Mi piace anche Lee Child, per la serie di Jack Reacher".

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