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Piccola guida ai libri da Oscar

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Breve guida ai libri che hanno ispirato i protagonisti degli Oscar 2014.


Se si continua a parlare del successo de La grande bellezza e di Paolo Sorrentino, e con certosina abilità italica si riesce a farla diventare fonte di ulteriore polemica e divisione, ci sembra arrivato il momento di conoscere meglio i libri che hanno ispirato i film protagonisti degli Oscar; film che sono tutti ormai usciti in sala in Italia e che molti di voi hanno già visto.

Come spesso ci piace dire “in principio era il libro”, almeno per alcuni di questi titoli. Vediamo quindi di conoscerli e perché non leggere le storie originali che hanno più conquistato in tutto il mondo in questi mesi?

Partiamo dal vincitore del premio più importante, quello per il miglior film, che è un libro di memorie scritto da Solomon Northomp, il protagonista di 12 anni schiavo, in cui racconta la sua incredibile storia di uomo libero che viene incastrato e costretto a lavorare come schiavo. Un libro che per chi legge in inglese è già di pubblico dominio, essendo stato pubblicato nel 1853, anche se non è certo di agevole lettura. Su Amazon italiano è disponibile in lingua originale a 89 centesimi o addirittura qui a mezzo euro.

Se invece, come probabile, preferite l’edizione italiana, allora potete andare qui e acquistare la versione della Newton Compton a 4,99.

Solomon Northup, un uomo nato libero, fu rapito a Washington nel 1841, e fatto schiavo per dodici, interminabili anni. In queste memorie, pubblicate per la prima volta nel 1853, troviamo tutta la sua storia: mentre si trovava a Washington con due sconosciuti che gli avevano proposto un ingaggio come violinista, venne assalito nel cuore della notte, drogato, legato e trascinato al mercato degli schiavi. Lì fu subito minacciato: se avesse rivelato di essere nato libero, sarebbe stato ucciso. Iniziarono così dodici anni di schiavitù, di violenze, brutalità e sofferenze senza fine.

Solomon capì che gli schiavi valevano meno del bestiame: potevano essere picchiati, costretti a lavori massacranti, potevano morire nella completa indifferenza. Lui stesso venne assalito con un’ascia, minacciato di morte, fu costretto a uccidere per salvarsi. Poté vivere sulla sua pelle una delle pagine più nere della storia d’America, la piaga nascosta dietro la splendente vetrina del Paese che cresceva e abbatteva ogni confine. Poi, al culmine della disperazione, Northup incontrò un bianco completamente diverso dagli altri. A lui Solomon affidò una lettera indirizzata a sua moglie e da quel momento tutto cambiò.

12 anni schiavo di Solomon Northup, Newton Compton, pagine 219, euro 9,90

 

Nonostante il grande successo di critica, ma anche di pubblico, tanto che è stato il maggior incasso di Scorsese in USA della sua carriera, The Wolf of Wall Street non ha vinto, tantomeno Di Caprio. Il film è tratto dall’autobiografia degli eccessi dell’agente finanziario Jordan Belfort, che recentemente è arrivato a definire i suoi stravizi ben più estremi, nel libro e nella vita vera, rispetto a quanto mostrato nel film.

A Wall Street niente è impossibile, se sei giovane e affamato abbastanza. E nessuno ha più fame di Jordan Belfort, telefonista di una società di brokeraggio. Geniale e temerario, impara in un lampo l’ambigua arte di spostare mucchi di soldi e felicità, e in pochi anni diventa il broker più ricco e di successo sulla piazza, vera divinità di un mondo inquinato dai suoi stessi eccessi. La sua Stratton Oakmont è stata una delle compagnie di intermediazione finanziaria più spericolate d’America, con un fatturato di venticinque milioni di dollari a semestre. A soli ventisei anni Belfort è già multimilionario: di giorno accumula ricchezza, di notte, con la stessa abilità, spende montagne di denaro tra droghe, sesso, viaggi extralusso, Ferrari ed elicotteri personali. Ed è proprio vero, che tutto ha un prezzo: dieci anni dopo è l’FBI a far calare il sipario sulla vita travolgente e inebriante del “Lupo”.

Il lupo di Wall Street di Jordan Belfort, traduzione di M. Foschini e G. L. Staffilano, Rizzoli, pagine 585, euro 17

Un altro ottimo film, che ha ottenuto meritata attenzione, senza però avere possibilità di vittoria, è stato Philomena, che è basato fedelmente sul libro scritto dal giornalista Martin Sixsmith, che è uscito per Piemme insieme al film.

Quando Martin Sixsmith, noto giornalista in cerca di nuova occupazione, accetta di incontrare quella donna sconosciuta, non ha molte aspettative. Ma poi, la donna lo invita a indagare sul segreto che, dopo un riserbo di quasi cinquant'anni, la madre Philomena le ha svelato, e il suo istinto da giornalista non sa tirarsi indietro. Philomena è poco più che una ragazzina quando rimane incinta. è giovane e ingenua, senza cognizione dei fatti della vita e la società irlandese del 1952 la considera ormai una "donna perduta". Rinchiusa in un convento, poco dopo darà alla luce Anthony.

Per tre anni si occupa di lui tra quelle mura, fino a quando le suore non glielo portano via per darlo in adozione, dietro compenso, a una facoltosa famiglia americana, come accadeva in quegli anni a migliaia di altri figli del peccato. Non c'è stato giorno da allora in cui Philomena non abbia pensato al suo bambino, senza mai abbandonare il sogno di ritrovarlo, e cercando in segreto di rintracciarlo. E senza immaginare che, dall'altra parte dell'oceano, anche suo figlio la sta cercando. Nella sua ricerca, Martin porterà alla luce segreti, ipocrisie e soprusi occultati per anni e annoderà le fila di due anime separate alla nascita e spinte l'una verso l'altra da una sete d'amore inesauribile.

Philomena di Martin Sixsmith, Piemme, pagine 445, euro 18,50

Meryl Streep ha fatto 18, sempre più record. Parliamo delle nomination all'Oscar per questa attrice che ormai da qualche anno tende ad essere nominata qualsiasi film faccia, verrebbe da dire che le basterebbe leggere l'elenco del telefono. Non è il caso però di Agosto, foto di famiglia, che è il titolo italiano di una pièce teatrale premio Pulitzer scritta da Tracy Letts, già autrice di un altro lavoro adattato al cinema, Killer Joe.

Per i Weston è arrivato il momento di guardare in faccia il passato e le verità che, taciute o ignorate da troppo tempo, ne avvelenano il presente. È un caldo agosto in Oklahoma quando Beverly, poeta alcolizzato e capofamiglia, scompare lasciando sola nella grande casa la moglie Violet, malata di cancro. Per le tre figlie è il momento di ritrovarsi con la madre e il resto dei parenti. Ma i Weston non sono un nido familiare in cui rifugiarsi, sono una bomba a orologeria destinata a esplodere.
Un testo tagliente, nero, grottesco e ferocemente ironico, dotato di un ritmo trascinante: in bilico tra farsa e tragedia, Tracy Letts dipinge il ritratto di una famiglia in pezzi, alla disperata rincorsa dell’ultima occasione di riscatto.

Agosto, foto di famiglia di Tracy Letts, traduzione di Adria Tissoni, BUR Rizzoli, pagine 205, euro 10

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