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Noi, cercando di riscoprire un amore – la recensione del nuovo romanzo di David Nicholls

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Divertente e toccante, dall'autore di Un giorno.

Noi, cercando di riscoprire un amore – la recensione del nuovo romanzo di David Nicholls

Ci sono voluti cinque anni a David Nicholls per dare in pasto agli amanti di Un giorno una nuova storia da leggere. Cinque anni difficili in cui ha sofferto di una difficoltà creativa che lo ha spinto sull’orlo della disperazione, almeno professionale. Tanto da scaricare un programma, Write or Die, con cui in caso di mancata produzione viene cancellato automaticamente in maniera irreversibile quanto scritto prima. Ne ha parlato lo stesso Nicholls a un festival letterario, aggiungendo che in questo modo ha scritto 35.000 parole, con la pistola alla tempia, lavorando praticamente ogni giorno per due anni. Ma non funzionava, tanto che un amico e il suo agente gli hanno consigliato di tenere da parte quanto scritto.

È proprio quando ha smesso di scrivere sotto minaccia, aiutandosi col doping per scrittori col blocco che ha poi cambiato il punto di vista, non più la terza persona, ma quello di Douglas Timothy Petersen, scienziato razionale e preciso, che un giorno si sente dire dalla moglie, la bella Connie, artista e organizzatrice di mostre, “credo di volerti lasciare”. Proprio nel bel mezzo della notte, poche ore prima che il figlio adolescente e ribelle Albie li lasci per andare al college. È solo l’inizio di Noi, che ci conduce in giro per un Grand Tour europeo: per polverose gallerie d’arte, belle città e alberghi poco rispondenti alle promettenti foto promozionali. Un viaggio a tre, forse l’ultimo, in cui Douglas farà di tutto per riconquistare la moglie e risolvere il burrascoso rapporto col figlio.

Quello di Nicholls è uno spietato esercizio di analisi famigliare abilmente camuffato da viaggio ironico lungo l’Europa, ma anche indietro nel tempo, alternando con efficacia l’oggi, con il tentativo goffo di un marito di recuperare l’amore della moglie e del figlio, e il passato, con una vera anamnesi dei rapporti fra i tre, che assume contorni di ogni genere: dal dramma alla farsa, dal sentimentale all’umoristico.

Noi è un libro in cui Nicholls conferma le sue grandi capacità di disegnare personaggi credibili, incerti e pieni di umanità. Le generazioni cambiano, l’attenzione si concentra ora su una coppia di mezza età, ma le caratteristiche di uno scrittore capace di usare l’ironia come arma di onesta seduzione rimangono intatte.
Il rapporto padre figlio, l’incomunicabilità fra generazioni diverse, i genitori di lui a cui inizia, con terrore, a somigliare sempre di più, gli errori in serie in buona fede, le distanze che si amplificano dopo ogni giornata in ufficio, con un lavoro migliore che porta più soldi, ma anche più responsabilità e stress. Il pendolare ogni mattina, le lunghe giornate invernali, la vita sociale che diminuisce un passo alla volta tanto da non rendersene conto. Sono situazioni così comuni nella vita di tante famiglie da essere diventati archetipi.

Douglas, poi, a quella festa in cui ha incontrato la bella Connie, così diversa da lui, neanche voleva andarci. Ma si sono trovati; lui garantiva sicurezza e amore quando lei ne aveva bisogno, dopo anni di passioni travolgenti, ma dolorose. Quasi per caso si sono trovati a passare 25 anni insieme: dai periodi spensierati con la testa pesante del mattino dopo al sovrumano passaggio da coppia a genitori. Nicholls è british nel profondo, così come lo sono i suoi protagonisti, sempre col terrore di diventare “melodrammatici”, ma pieni di autoironia.

Proprio l’essere witty, con il sarcasmo usato come arma di difesa dalla timidezza, ma mai troppo emotivo, è uno dei tratti distintivi della scrittura dello scrittore inglese. Se in Un giorno raccontava una vita intera che dipendeva emotivamente da una singola giornata, qui racconta di due vite intere che si sviluppano come sequela di giornate, in un percorso di accumulo, con il tempo che minaccia l’amore con l’arma subdola della routine, ma senza la nostalgia, “inutile e futile perché rappresenta il desiderio di qualcosa che è perso per sempre”. Fin troppo pragmatico? In fondo parliamo di Douglas, uno scienziato flemmatico per cui c’è solo una risposta giusta a tutto. Ma in amore e nella vita, ce lo conferma l’artista Connie, questo non è vero; la forza è ammetterlo a se stessi e condividerlo con la persona che si ama. Poi si vedrà, “non c’è fretta. Vedremo. Aspettiamo e vediamo come le cose andranno a finire”.

Noi di David Nicholls, traduzione di M. Ortelio, Neri Pozza, pagine 431, euro 18

 



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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