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Nero come la notte: Tullio Avoledo presenta il suo libro e il suo investigatore alla Tom Hardy

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Tullio Avoledo è il protagonista del secondo incontro online della trentesima edizione del Noir in Festival, che si è aperto virtualmente con i finalisti del Premio Giorgio Scerbanenco 2020.

Nero come la notte: Tullio Avoledo presenta il suo libro e il suo investigatore alla Tom Hardy

Il secondo appuntamento online con la trentesima edizione del Noir in Festival ha come protagonista Tullio Avoledo, anche lui nella cinquina dei finalisti del Premio Giorgio Scerbanenco. Il suo nuovo romanzo si intitola Nero come la notte e, come sottolinea il moderatore dell'incontro, il critico letterario Sebastiano Triulzi, è un libro in cui i generi si contaminano e gli elementi dell'immaginario dello scrittore friulano "entrano in collisione con alcuni ingredienti del genere poliziesco". Protagonista della storia è un ex poliziotto di nome Sergio Stokar che si muove in un nordest quasi post-apocalittico, per la precisione in quartiere chiamato Le zattere popolato da emarginati e reietti. Questo universo distopico fa da sfondo a un'indagine investigativa.

Prima di raccontare l'ispirazione del romanzo e parlare dei suoi temi, Avoledo dice la sua sul noir e sulla fantascienza: "Il noir è sempre stato il mio genere di lettura preferito insieme alla fantascienza, solo che il giallo ha avuto la fortuna di cambiare nome, diventando noir e venendo accettato in ambienti accademici. La fantascienza, invece, sta ancora aspettando che si liberi un posto d'onore. Sono due generi interessanti perché apparentemente si concludono all'interno di un libro, ma in realtà hanno il grande pregio di scavare nella realtà, la fantascienza anticipando o esasperando alcune caratteristiche dell’attualità per farne materia di narrazione fantastica, il giallo attraverso l'indagine. E’ un modo di gettare luce negli angoli più bui del mondo in cui viviamo. Quando camminiamo e vediamo le grate sui marciapiedi, noi rinunciamo a vedere cosa c'è sotto. Il noir ci porta sotto a quelle grate e ci avverte che la vita che facciamo non è così tranquilla come crediamo".

Per Tullio Avoledo misurarsi con il mistery ha significato sia accettare una sfida stilistica che parlare di attualità e di economia: "Quello che mi interessava scrivendo Nero come la notte era vedere se riuscivo a entrare nelle tecniche narrative di un genere che frequentavo come lettore ma soprattutto capire se ero in grado di rendere il noir una critica politica. Quando mi chiedono che tipo di crime story avessi in mente quando lavoravo a questo romanzo, rispondo che si tratta di un'opera sull'omicidio dell'economia del Nordest, che era un'economia trainante che ha devastato il territorio in cui è nata e che adesso è diventata una curiosa commistione fra interessi economici e interessi della malavita, che si sono talmente ibridati che funzionano benissimo. Pensare adesso di staccare la malavita da un certo tessuto industriale vuol dire uccidere definitivamente l'economia, un'economia non sana ma che fa vivere il territorio e che non puoi ammazzare. Era proprio questo il contesto che volevo narrare in questo libro, inventando nello stesso tempo una storia accattivante per il lettore".

Per il lettore di Nero come la notte non è semplice identificarsi con Sergio Stokar, che non è certo un agnellino o un investigatore alla Maigret o Marlowe. Sergio è razzista, moralmente deplorevole, scorretto e di estrema destra. Avoledo lo ha amato, ma trascorrere del tempo in sua compagnia non è stato per lui sempre un gradevole passatempo: "E’ stato difficile convivere con Sergio Stoker anche perché un po’ di lui e della sua aggressività ti restano addosso. Quando ho chiuso il libro, è stato un sollievo. La prima cosa che mi è venuta in mente di questo romanzo, era la collocazione delle Zattere, e mi interessava descrivere questo ambiente marginale non attraverso gli occhi di una persona che lo vedesse con simpatia, ma esattamente il contrario. Volevo un protagonista già pieno di pregiudizi, e Stokar è una persona che deve pesare molto bene le cose prima di trovare qualcosa di buono in quel contesto, e lo stesso accadrà al lettore".

Inutile dire che Sergio Stokar non è un alter-ego di Tullio Avoledo, che però ha qualcosa in comune con lui: "Sergio Stokar è per me agli antipodi come sensibilità, però ha qualcosa di mio: la cultura classica e la passione per i classici. Se ci pensate, la cultura classica è la grande vittima degli ultimi decenni. Sergio Stokar, che è figlio di reietti, vive la sua redenzione attraverso la conoscenza dei classici. Scrivendo Nero come la notte, ciò che mi interessava davvero raccontare era il percorso di un'anima verso una possibile redenzione".

Tullio Avoledo paragona Stokar a un attore che tutti noi amiamo alla follia: Tom Hardy. In realtà parla del personaggio interpretato da Hardy in Taboo, ma ha pensato anche a un altro ruolo ricoperto dal divo in un film bellissimo e importantissimo: "Ho tenuto presente la sua interpretazione in Dunkirk. Nel film di Nolan Hardy fa il pilota di uno spitfire e non lo vediamo mai, vediamo solo la maschera, che già è una profezia di quello che sarebbe successo di lì a pochi anni, e lui è il classico pilota che sa benissimo di aver perso, ha finito il carburante, ha finito quasi le munizioni, però si batte fino in fondo e, quando scende dall'aereo, il gesto che fa e l'arroganza davanti al nemico che lo circonda sono straordinari. Secondo me Sergio Stokar è nato là".

Prima di congedarsi, Tullio Avoledo dà qualche anticipazione sul prossimo libro con protagonista Stokar, riportandoci con il pensiero a un brutto episodio della nostra storia recente: "C'è una storia reale, una storia terribile, più nera del nero, che è il rapimento e il massacro di Giulio Regeni, un mio conterraneo, un ragazzo che poteva essere mio figlio. Mi è venuto in mente un ragazzo splendido che viene brutalmente massacrato dai poliziotti di un regime corrotto, ma è un regime con cui si possono fare affari, e quando ho lasciato Sergio Stokar, me lo sono immaginato di nuovo messo in campo per un'indagine simile e mi sono divertito a pensarlo alle prese con dei poliziotti cattivi".

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