Margaret Atwood: incontro con il Raymond Chandler Award 2017

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Margaret Atwood: incontro con il Raymond Chandler Award 2017

Quando Margaret Atwood ha preso la penna in mano per raccontare storie, nel suo Canada non c'era una robusta tradizione letteraria e quindi, con in mente qualche nume tutelare americano (Dashiell Hammett e Conan Doyle), l'autrice di alcuni fra i migliori romanzi contemporanei di genere climate-fiction (una fantascienza che non riguarda tecnologie immaginarie o pianeti lontani) si è dovuta inventare un mestiere. Lo ha fatto riversando nelle sue opere il suo amore per la natura e la salvaguardia del pianeta, il suo odio verso regimi totalitari e i fondamentalismi religiosi e il suo sommo rispetto per le donne, non preferite agli uomini, ma giudicate a loro uguali in tutto e per tutto.
Con una strega come antenata, miracolosamente sopravvissuta all'impiccagione ai tempi dei Puritani, la Atwood ha scritto di cadaveri e assassini, di pandemie e di forti amicizie. Se il suo ultimo libro pubblicato, intitolato "Seme di strega", è saldamente ancorato alla realtà, nonostante un'incursione nel fantasioso mondo de "La tempesta" di Shakespeare, è frutto di fantasia l’universo da lei immaginato ne "Il racconto dell'ancella", che ha avuto un nuovo picco di popolarità grazie alla serie The Handmaid's Tale. In realtà la patriarcale e misogina società rappresentata quel romanzo scritto a Berlino Ovest nell'84 è, secondo i più, dietro l’angolo, ma questa è un’altra storia.
La nostra storia di oggi, invece, è un bellissimo incontro con Margaret Atwood, che ha parlato del suo lavoro agli studenti dello IULM durante il Noir in Festival, che quest’anno ha deciso di assegnarle il Raymond Chandler Award. Ecco di cosa ha parlato l’autrice de "L'altra Grace", partendo da quel calo delle nascite che interessa non solo gli Stati Uniti descritti ne "Il racconto dell'ancella" ma anche l'Occidente contemporaneo.

Ci sono diverse ragioni che possiamo citare per spiegare il motivo principale di questo calo delle nascite. Ci sono cause economiche, innanzitutto. Fare dei figli, mantenerli e farli crescere in determinati periodi storici è diventato estremamente costoso. Quando l'occupazione principale della popolazione era l'agricoltura, si facevano più figli perché servivano più braccia per coltivare la terra, all'epoca si era stanziali. Quando, ancora prima, eravamo cacciatori e raccoglitori, il ritmo delle nascite era più lento, non si faceva un figlio all’anno, il numero dei figli dipendeva dalla loro trasportabilità, di solito uno lo si portava in braccio e un altro lo si teneva per mano, si facevano quindi figli ogni 2 o 3 anni. Dobbiamo pensare, poi, che in passato era normale per una ragazza di 15 anni sposarsi e fare figli. A un certo punto, però, si sono aperte delle possibilità: un più facile accesso all'istruzione, lavori più interessanti. Infine c'è l'ecologia, ci sono i problemi legati all’ambiente. Purtroppo esistono delle sostanze che possono influire sulla nostra fertilità. In quest’epoca industrializzata l'effetto della chimica sulle nostre capacità riproduttive è devastante.

Essere femminista
Quando mi chiedono se sono femminista, rispondo: cosa intendete quando dite femminista? Se rimangono muti, non parlo nemmeno io. Ci sono vari modi di intendere il femminismo. Femminismo vuol dire che tutte le donne sono degli angeli? Sappiamo che non è così, perché siamo andati a scuola e sappiamo che ci sono ragazze cattive e antipatiche, e poi paragonare le donne a degli angeli è una fantasia dell'800. Oppure femminismo può significare che le donne sono migliori degli uomini, ma chi ha vissuto un certo numero di anni sa che questa affermazione non è vera, ci sono anche donne orribili e uomini molto carini. Si dice che sia difficile trovare un brav'uomo, però esistono, credetemi. Forse allora bisogna limitarsi all'approccio giuridico e dire che le donne sono esseri umani e i diritti umani 'si applicano' anche a loro. In questo senso credo che sarebbe utile parlare non di uomini e donne ma di persone che sono uomini e persone che sono donne. Questa è la ma definizione di femminismo. Se mi dicono che femminismo significa dire che le donne sono esseri umani, allora rispondo: sì, sono femminista.

La storia e le persone e le situazioni ordinarie e straordinarie
La storia è fatta dai comportamenti umani. Ci sono diversi tipi di storie che si possono raccontare: quelle di persone ordinarie in circostanze straordinarie, quelle di persone normali in circostanze normali, quelle di persone eccezionali in circostanze normali e quelle di persone eccezionali in circostanze eccezionali. Il primo caso è alla base della maggior parte delle storie che vengono scritte, un esempio potrebbe essere: cosa accadrebbe ora a tutti noi se un tornado travolgesse Milano? Queste storie mi interessano molto, poi vengono quelle di persone straordinarie in circostanze straordinarie, quelle dei Napoleoni di turno, insomma, che cambiano gli eventi. Mi piacciono gli eventi eccezionali della storia, nella mia libreria ho uno scaffale dedicato alla peste. A pensarci bene, però, non sono molti i fatti eccezionali della storia che noi scrittori possiamo sfruttare, ecco perché ci dedichiamo alla fantascienza.

Essere artisti, o scrittori
Una delle cose più giuste che mi hanno detto nella vita è: non essere mai un artista. Per fortuna sono cresciuta in una casa in mezzo ai boschi e dunque non ho avuto una gran vita sociale, non sono mai stata sottoposta alla pressione sociale di un gruppo. Comunque non dovreste mai dire a uno scrittore - a un artista - cosa dovrebbe fare, perché, se glielo dite e lui (o lei) obbedisce, significa che siamo in un regime totalitario. Ognuno deve scoprire da solo cosa fare.

Il cinema e la tv
Ho cominciato a scrivere sceneggiature già negli anni '70, mi piaceva farlo, quindi il cinema e la tv non mi sono estranei, ho smesso di frequentarli perché scrivere per il cinema e la televisione è un lavoro di gruppo e noi canadesi abbiamo l'abitudine di andare nei campeggi estivi perfino per lavorare, e se fa bel tempo, è meraviglioso, altrimenti è una tragedia assoluta, e io ho vissuto entrambe le situazioni e so cosa significano. Per fortuna i due team di The Handmaid’s Tale e de L'altra Grace erano meravigliosi. C'è un che di imponderabile nel lavoro per il cinema e tv perché a volte ti trovi ad avere a disposizione i migliori registi e attori in circolazione nonché una sceneggiatura eccellente, ma qualcosa va storto e il risultato finale è orrendo, invece capita che situazioni poco promettenti alla fine in qualche modo funzionino. La regista dei primi 3 episodi di The Handmaid's Tale non aveva mai diretto un niente, aveva fatto solo video musicali, ma ha fatto un ottimo lavoro e adesso la la vogliono tutti.

Il racconto dell'ancella e com’è stato accolto
Quando il libro è uscito, è stato accolto in modo diverso a seconda del paese. In Inghilterra hanno detto: oh che bel racconto. In Canada, dove la gente è sempre un po’ nervosa, hanno detto: ma potrebbe succedere anche qui? Negli States, coloro che si rendevano conto di cosa stessero leggendo hanno detto: quanto tempo ci resta ancora? Le persone già allora capivano che i loro paesi di appartenenza stavano prendendo quella direzione. In Europa i lettori non volevano credere che una cosa del genere potesse verificarsi negli States perché per loro l’America era ancora la terra della democrazia e della libertà e non potevano credere che avesse un lato oscuro.

La resistenza ne Il racconto dell'ancella
Sono abbastanza grande da aver incontrato persone che hanno fatto parte dei movimenti di resistenza della Seconda Guerra mondiale, una mi ha detto: prega di non dover mai diventare un eroe, è terribile. Ho messo la resistenza nel mio libro perché sono convinta che se nella realtà si fosse verificata una situazione analoga, ci sarebbe stata una resistenza.


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