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Laura Morante a Eventi letterari: “In arte non si può mentire”

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L’attrice in Svizzera per parlare del suo esordio letterario Brividi immorali.

Laura Morante a Eventi letterari: “In arte non si può mentire”

È così a suo agio nel parlare di racconti e di quando l’intuito inspiegabile dell’autore suggerisce sia il caso di finirli, che Laura Morante sembra abbia sempre fatto la scrittrice. In fondo è così, visto che rivendica con orgoglio di aver sempre fatto la lettrice, ponendosi quindi da molto presto, in una famiglia piena di libri, come interlocutrice nel dialogo fecondo fra autore e lettore. “Del resto non può che essere un dialogo, non certo un monologo, la scrittura di un romanzo o un racconto”, conferma la ballerina, da adolescente o poco più, diventata da adulta attrice sempre più rispettata, poi sceneggiatrice e regista, due volte, con Ciliegine (2012) e Assolo (2016).

Ma è in veste di scrittrice di un libro di racconti, intermezzati da brevi interludi, che la Morante è ospite in questo fine settimana a Eventi Letterari, al Monte Verità di Ascona, Ticino. Si intitola Brividi immorali, e si è deciso a scriverlo spinta dall’ostinazione di Elisabetta Sgarbi, che l’ha pubblicato con la sua casa editrice, La nave di Teseo. “Sono cresciuta in una famiglia in cui si leggeva molto”, ha detto la Morante, “da noi c’era il mito degli scrittori, era il nostro svago. Tutti in famiglia volevamo diventarlo, avendo poi una sorella di mio padre come Elsa Morante. Ho due fratelli che hanno pubblicato, e altri che scrivono regolarmente. Definiamola pure una mania di famiglia”.

Il tema di questa settima edizione di Eventi letterari è “Sulle spalle dei giganti”, a rievocare il filosofo medievale Bernardo di Chartres: “noi siamo come nani sulle spalle dei giganti, così che possiamo vedere un maggior numero di cose e più lontano di loro, tuttavia non per l’acutezza della vista o la possanza del corpo, ma perché sediamo più in alto e ci eleviamo proprio grazie alla grandezza dei giganti”. 

Quali sono questi giganti per Laura Morante? “Non posso non citare Cechov, anche solo per i racconti, James Conrad, Herman Melville, Henry James, ma ho scelto due nomi in particolare, specialisti della forma breve e brevissima, come l’autore di casa, lo svizzero Robert Walser e Julio Cortazar. Due autori diversissimi, ma con in comune la capacità di equilibrare il pianto e il riso. Come umorismo, amo soprattutto chi commuove con una cosa leggera e fa ridere con accadimenti gravi. Hanno entrambi una componente fantastica forte, non sono realisti. Cortazar presenta un’idea visionaria della realtà, come fosse un sogno, in cui non puoi non riconoscerla come tale. Ti provoca emozioni anche forti, eppure nulla è reale. L’importante è cogliere la differenza fra reale e autentico, nel senso più profondo del termine. Ogni artista, pur non verista, non si permette il lusso di inventare, anche se non sembra; il lettore attento riconosce la differenza. Cechov ha detto che nell’arte non si può mentire, puoi farlo in amore, in politica, quasi in ogni campo, ma nell’arte no: la cosa che hanno in comune gli scrittori che amo è il fatto che non mentono”.

Brividi immorali presenta racconti che talvolta sembrano presentare un turbinio di eventi, per finire magari senza che non accada niente o quasi, se non la vita o le parole che l’hanno raccontata. O magari il contrario, non promettono un granché per poi raccontare un evento dopo l’altro. Quando si rende conto la Morante che è il momento di chiudere con un racconto?

“È una cosa strana da definire, non sai perché finisci in uno specifico momento, non so proprio spiegarlo. Si presenta, anche se non in coincidenza con un avvenimento cruciale, è il momento che immagini ideale per il lettore. Perché ci sono gli scrittori ostili e quelli che si pongono con fiducia, nei confronti dei lettori, e sono quelli che preferisco. Non è un monologo, ma un dialogo con loro e a un certo punto pensi di poter lasciar spazio al lettore, in un’ideale staffetta, per completare la traccia del racconto. Ci vuole del coraggio nel dialogare, il monologo invece non lo prevede. Gli artisti, come detto, non inventano, ma dicono la verità rispetto a una visione, lo sforzo di scrivere è quello di provare a dire la verità”.

Brividi immorali di Laura Morante, pagine 232, euro 17, La nave di Teseo



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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