News Libri

La misura del tempo: intervista a Gianrico Carofiglio, scrittore dello stupore di fronte alle cose

30

Tutto quello che c’è da sapere sul libro che racconta il nuovo caso dell'avvocato Guido Guerrieri e che è stato presentato al Noir in Festival.

La misura del tempo: intervista a Gianrico Carofiglio, scrittore dello stupore di fronte alle cose

E' arrivato in libreria da poco più di un mese "La misura del tempo" ed è uno dei romanzi più belli di Gianrico Carofiglio, che racconta di un altro caso di Guido Guerrieri (il sesto a cui dedica un libro) e che ci presenta un personaggio femminile piegato da un senso di sconfitta e amato in gioventù dall'avvocato che adora boxare e attraversare Bari di notte quando l'insonnia si fa feroce. Avvincente, malinconico e commovente, "La misura del tempo" ha portato il suo autore a Milano per un incontro con il pubblico in occasione del ventinovesimo Noir in Festival, che negli anni passati ha accolto l'ex magistrato con affetto e gentilezza. Per incontrarlo e farci raccontare qualcosa del libro, siamo riusciti a strappargli un po’ di tempo prima della corsa alla Feltrinelli della Galleria Vittorio Emanuele II e, comodamente seduti su un divanetto rosso un po’ retrò di un hotel del centro, gli abbiamo chiesto cosa si nasconda dietro la nostalgia, l’inquietudine e l’insofferenza per il lavoro dell'ultimo Guerrieri.

"La malinconia e la noia sono cifre stilistiche dell'avvocato" - spiega. "C'erano anche prima, magari più sfumate. Guido Guerrieri è un personaggio sempre un po’ fuori fuoco, e questa è una citazione dalla bellissima biografia di Robert Capa, il cui titolo è 'Leggermente fuori fuoco'. In realtà essere fuori fuoco è una condizione morale, essere troppo a proprio agio, invece, non è una situazione ottimale. I personaggi interessanti per me sono sempre un po’ fuori fuoco. Guerrieri è infastidito dal suo lavoro, un mestiere che pensa di non aver scelto ma che in realtà non solo gli piace ma gli appare come un'estensione della sua personalità. Però è chiaro che, col passare degli anni, alcune caratteristiche di questo disagio possano enfatizzarsi, e ciò che in questo caso accentua la reazione chimico-emotiva del personaggio è la comparsa dal passato remoto di Lorenza, che, oltre a portargli un caso difficilissimo, lo spinge a compiere un viaggio nei ricordi di una stagione della vita che è stata per lui una stagione di passaggio".

Da dove viene Lorenza, che è così diversa rispetto a quando era una giovane donna affascinante, intrigante? Nel presente ci appare opaca, un po’ dimessa, con le mani sporche di nicotina...

Sono molto affascinato, in generale, dall'arco di vita delle persone, dei personaggi. Mi interessa scoprire se corrispondano o no alle promesse della giovinezza e se abbiano sovvertito un destino all'apparenza banale con qualcosa di sorprendente. Il cosiddetto insuccesso o fallimento non è divertente per chi lo vive, ma è molto poetico, è una lente di ingrandimento che permette di vedere un sacco di cose. "La misura del tempo" nasce proprio dal desiderio di raccontare la storia di un personaggio che vive questa esperienza esistenziale difficile, ed è venuto naturale fare di lei una donna che ha attraversato come una tempesta la vita di Guido Guerrieri, una donna non semplicemente bella ma carica di un fascino, che poi è il fascino di grandi promesse di un futuro straordinario. Le promesse, nel nostro caso, non sono state mantenute e da questo deriva la tensione poetica del personaggio.

C'è una frase bellissima, nel libro, che forse ha a che fare con il rapporto fra presente e passato: "Bisogna essere capaci di morire da giovani rimanendo vivi"...

In realtà è una piccola vanità letteraria. Guerrieri dice che l'ha letta in un libro, in realtà è una cosa che ho scritto in un mio romanzo, "Le tre del mattino", ed è un'idea sulla quale mi esercito da un po’ di tempo quella che si debba essere capaci di morire da giovani rimanendo vivi, che è un modo un po’ immaginifico per dire che bisogna essere in grado di cambiare strada quando è arrivato il momento. Quasi mai ce ne accorgiamo e siamo disposti ad ammetterlo, ma quando ci rendiamo conto di essere arrivati ai confini del nostro talento, dovremmo fermarci. Invece non lo facciamo, magari per la paura di andare a vedere com'è il mondo fuori da quella strada segnata, però è proprio fuori dalle strade segnate che la vita riprende interesse ed è possibile lasciarsi alle spalle il senso di fallimento.

Man mano che passano gli anni, di solito si ha una diversa percezione del tempo. Quando siamo piccoli, pensiamo per esempio che i pomeriggi siano lunghi e noiosi, poi tutto accelera e ci diciamo: mamma mia quanto tempo è trascorso. Com'è adesso la tua misura del tempo?

Credo molto a quello che faccio dire a Guerrieri in questo romanzo, cioè che certamente il tempo va più veloce con l'età. Questa è la percezione che tutti abbiamo diventando più grandi, ma ciò dipende da varie ragioni, una è che con il tempo si riduce, fin quasi ad annullarsi, il numero delle prime volte. Sono le prime volte quelle che danno la scansione di un ritmo più decifrabile al tempo. Quando tutto si ripete uguale, è chiaro che sembra che il tempo passi in un attimo. La capacità di stupirsi di fronte alle cose, di avere uno sguardo nuovo sulle cose e quindi di percepirne in qualche modo la novità è uno degli antidoti. Non è una cosa né facile né gratuita. Bisogna imparare a fermarsi e provare a definire una gerarchia fra le cose importanti e quelle semplicemente urgenti, che poi non coincidono quasi mai.

E la scrittura aiuta a fermarlo un po' il tempo? A rallentarlo?

Credo di sì. La scrittura, se funziona, prende dei personaggi e delle storie e non penso che li metta fuori dal tempo, ma certamente dà loro un tempo dilatato. Fissa delle cose e segna il punto di partenza per elaborarne delle altre.

Come hai fatto in altri libri, parli di film e parli anche di canzoni. Mi ricordo che una volta in un tuo libro c'era “Thunder Road” di Bruce Springsteen, mentre qui c'è Neil Young con le bellissime "Harvest" e "Heart of Gold". Che rapporto hai con queste canzoni e con la musica di Neil Young?

Neil Young lo collego a un periodo della mia prima giovinezza, era un cantautore che sentivamo con amici e amiche quando ero più giovane di quanto non lo sia Guerrieri nella parte del libro in cui ne parlo. Si tratta di una sonorità, di testi che associo all'epoca che precede il diventare veramente adulti.

Intervistando Jonathan Lethem poco tempo fa, ho scoperto che si è nutrito avidamente di fumetti, di cultura pop, di libri di altri giallisti e di film, quindi vorrei chiederti quanto le storie degli altri, ma anche i linguaggi diversi dalla scrittura abbiano influenzato il tuo modo di scrivere.

Moltissimo. Sono del parere che uno si debba nutrire in modo disordinato e onnivoro di cose molto diverse per raccontare storie e personaggi interessanti. Mi stupiscono un po’ gli scrittori che, quando stanno studiando, dicono che non leggono perché non vogliono essere contaminati. E’ un po’ una contraddizione in termini. Gli scrittori sono scrittori in quanto contaminati, in quanto hanno letto e introitato le parole delle storie degli altri e poi le hanno trasformate in altro. Per me è decisivo, mi piace poi l'idea di mettere cose alte e cose basse, mi piace che del materiale non letterario diventi letterario. In questo libro, per esempio, c'è l'uso dei verbali processuali, che diventano elementi di suspense. Mentre scrivo leggo avidamente e mi piace essere influenzato da ciò che sto leggendo.

E poi nel libro dici: "Un giurista deve nutrirsi di buone storie"...

Un giurista deve nutrirsi di buone storie perché le storie ci insegnano che non esiste un solo modo di porsi rispetto ai dilemmi dell'esistenza. La pluralità dei personaggi e degli approcci alla complessità dell’esistenza è fondamentale per un giurista, in particolare per chi si deve occupare di diritto penale, e cioè decidere sulla vita e la libertà delle persone.

L'avvocato Guerrieri è una tua creatura, immagino quindi che tu gli voglia un gran bene. Qual è la sua caratteristica che ti piace di più?

Mi piace la sua combinazione di ironia e malinconia, il suo passare da un registro all'altro in maniera anche molto rapida, è una cosa che io trovo interessante nelle persone, lo trovo un segno di sostanziale equilibrio a fronte di un apparente squilibrio. Poi mi piace la definizione che una volta ha dato di lui un giornalista, che parlava di "un eroe etico e riluttante". Mi piace la riluttanza, il fatto che uno, potendo, si tirerebbe indietro, e invece non lo fa.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per l'articolo