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L'Ultimo Lupo: Jiang Rong, autore del romanzo Il totem del lupo da cui è tratto il film

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Chi è l'autore del romanzo da cui è tratto il film in uscita il 26 marzo

L'Ultimo Lupo: Jiang Rong, autore del romanzo Il totem del lupo da cui è tratto il film

Jiang Rong è l'autore di uno dei più grandi successi letterari recenti. Tradotto in una trentina di paesi, Il totem del lupo, da cui è tratto il film L'Ultimo Lupo di Jean-Jacques Annaud, è la sua unica opera e ha venduto più di 20 milioni ci copie dall'uscita in Cina nel 2004. Vincitore di numerosi premi, tra cui il prestigioso Premio Man della letteratura asiatica nel 2007, il libro è ancora oggetto di molte polemiche nel suo paese d'origine.
Jiang Rong, che ha passato circa un terzo della sua vita a scrivere questa storia, racconta del percorso d'iniziazione di un giovane istruito della capitale, spedito come pastore insieme con un gruppo di altre persone in Mongolia Interna, per partecipare alla grande opera di civilizzazione voluta dalle autorità cinesi all'epoca della rivoluzione culturale, con l'intento di rendere sedentario questo popolo nomade. Il totem del lupo segue la trasformazione di un giovane uomo a contatto con il popolo mongolo e i lupi. Affascinato dalla saggezza dei primi e dall'intelligenza e dalla libertà dei secondi, l'eroe finisce per mettere in dubbio i fondamenti del regime cinese. Il racconto finisce con una dura condanna del popolo cinese, definito un gregge di pecore, in opposizione al valoroso popolo di guerrieri della steppa. Racconto naturalistico e politico mascherato sotto le sembianze di una favola, un sentito omaggio alla natura e una reale critica alla politica ambientale cinese, questo romanzo, di oltre 600 pagine, è ricco di incredibili racconti di battaglie, pieno di riferimenti storici dell'epoca e avventure dal sapore epico, ha sedotto tutti i tipi di pubblico, dagli amanti di Stendhal, i cui scritti hanno ispirato l'autore, agli ambientalisti e gli amanti degli animali; dagli storici agli ecologisti fino ai politici. A dieci anni dalla sua uscita, Il totem del lupo è diventato il libro che hanno sul comodino moltissimi cinesi, economisti, nuovi ricchi ma anche operai, studenti, contadini e molti giovani imprenditori, di tutti coloro che sperano in un'apertura della Cina verso il liberalismo. Il libro è persino stato acquistato da molti imprenditori che lo hanno distribuito ai loro dipendenti: lo scopo è quello di incitarli ad essere dei guerrieri-lupo, dei conquistatori e non pecore di Panurge plasmate da millenni di regimi brutali descritti da Jiang Rong. Il totem del lupo è da anni oggetto di tesi di dottorato nonostante alcuni quadri dell'ala conservatrice del partito comunista vorrebbero ancora oggi che fosse vietato. Secondo la generazione alla quale queste persone appartengono, quelli che sono nel centro del sistema politico cinese, hanno, secondo loro, delle reazioni contradditorie. Alcuni pensano, senza dirlo, che Il totem del lupo è portatore di messaggi fondamentali necessari al cambiamento del Paese; il film di Jean-Jacques Annaud L'ultimo lupo non avrebbe passato la censura se questa non fosse l'opinione più diffusa nel cuore della dirigenza del Partito.



È stato solo nel 2007, a tre anni dalla pubblicazione del romanzo, che Jiang Rong, sotto la pressione della popolazione e dopo aver vinto il Premio Man della letteratura asiatica, ha deciso di svelare la sua identità. Dietro questo pseudonimo, attribuito a un antico imperatore nomade, si nasconde in realtà Lu Jiamin, professore di scienze politiche all'università di Pechino, sposato con Zhang Kangkang, una famosa scrittrice. La storia della sua vita ha molti punti in comune con quella del suo eroe.
Nato nel 1946 nella provincia del Jiangsu, non lontano da Shangai, Jiang Rong è cresciuto con due genitori dalla forte personalità: sua madre, membro del partito comunista clandestino di Shangai fin dalla sua creazione, è cresciuta in una famiglia di mandarini letterati e ha dedicato la sua vita alla rivoluzione. Nel 1949 quando Mao Zedong prese il potere, lei militava per i diritti delle donne andando di scuola in scuola per predicare il suo credo. Il padre di Jiang Rong era un alto funzionario del Ministero della salute e un veterano della guerra con il Giappone. Fino all’età di 11 anni, quando sua madre morì per un cancro, Jiang Rong visse in un’atmosfera molto stimolante. Viaggiava molto con i suoi genitori e si arricchiva attraverso la cultura occidentale. "Mia madre - racconta - amava i libri e i film occidentali. Grazie a lei ho scoperto molti classici del cinema e mi ricordo di aver letto con lei i libri delle sorelle Bronte. È certamente da mia madre che ho ereditato la mia inclinazione per il liberalismo." Dopo il decesso della donna, il padre e il figlio si trasferirono a Pechino. Jiang Rong manifestò presto il suo essere un ribelle. A 18 anni fu richiamato dal consiglio disciplinare del suo liceo per aver scritto uno striscione che criticava la politica del Paese. "E' stata la prima delle quattro condanne che mi sono state date in quanto contro-rivoluzionario”. Reso invalido dalla guerra, il padre di Jiang Rong perse il prestigio di un tempo e iniziò ad essere considerato un accademico rivoluzionario. Fu fucilato a morte. Sconvolto e diviso tra le teorie maoiste e il liberismo occidentale, Jiang Rong finisce per unirsi alle Guardie Rosse. Addio a Stendhal, Tolstoj e le sorelle Bronte: giura fedeltà al Libretto Rosso preso dal desiderio, come tutti i cinesi, di sradicare i "quattro vecchi" (vecchi pensieri, vecchia cultura, vecchi costumi e vecchie abitudini). Nel 1967, quando i libri furono confiscati e bruciati, Jiang Rong parte volontario per le campagne portando con sé di nascosto tutti i suoi romanzi preferiti. Per 11 anni Jiang Rong vive insieme con i nomadi, s’immerge nella loro cultura e sviluppa una forte fascinazione per i lupi. Come Chen Zhen, l’eroe del suo romanzo, Jiang Rong ha adottato e cresciuto un cucciolo di lupo. Anche lui si è scontrato con le autorità cinesi: nel 1970 è stato condannato a 3 anni e mezzo di prigione per aver pubblicato un articolo contro il numero 2 del Partito. Sentirà per sempre la nostalgia della sua avventura in Mongolia.
Tornato a Pechino nel 1979, Jiang Rong riprende i suoi studi per diventare insegnante. Quasi subito fonda, insieme con altri, una rivista di protesta dal nome “La primavera di Pechino". Nel 1989 manifesta assieme ai suoi studenti in Piazza Tienanmen e viene condannato a 18 anni di prigione. Gli viene revocato il permesso di pubblicare e il diritto di insegnare a scuola. È allora che decide di dedicarsi alla scrittura del romanzo. Quando nel 2008 domandarono a Jiang Rong se tutte queste condanne lo avessero convinto a lasciare la Cina per trasferirsi in occidente ed essere libero di esprimersi, lui rispose così: " Mai, neanche per un istante, ho sempre voluto continuare a combattere affinché il regime cambiasse. Dieci anni fa questo libro non sarebbe mai potuto uscire in Cina e mi avrebbero subito imprigionato. È la prova che il mio paese sta cambiando."
Oggi a 68 anni, Jiang Rong è ancora preoccupato per quello che la gente pensa dei lupi nel mondo ed è rimasto un fervente ambientalista. Nonostante continui a parlare di sé come un uomo semplice, vive come una vera star a nord di Pechino in un residence di lusso. ... Lu Jiamin, invece, era un vero ribelle.

(Estratto dal pressbook ufficiale del film L'Ultimo Lupo, al cinema dal 26 marzo 2015, distribuito da Notorious Pictures)





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