Schede di riferimento
News Libri

Io sono l’abisso: Donato Carrisi presenta il nuovo libro, fra paura e amore

3

Continuano gli appuntamenti online della trentesima edizione del Noir in Festival. Dopo Maurizio De Giovanni, è Donato Carrisi a presentare il suo nuovo romanzo, un thriller intitolato Io sono l'abisso.

Io sono l’abisso: Donato Carrisi presenta il nuovo libro, fra paura e amore

Quando si parla di Noir, e di Noir in Festival, non si può non lasciare spazio all'arguzia, all'intelligenza e alla capacità affabulatoria di Donato Carrisi, che puntualmente presenta un suo nuovo libro ad altissima tensione che i lettori, a cominciare da chi scrive, trangugiano tutto d’un fiato. Se non ci fosse stata la pandemia, avremmo incontrato lo scrittore la scorsa settimana a Milano, magari nella sede della casa editrice Longanesi, che ha ospitato la nostra ultima piacevolissima chiacchierata con lui. E invece mala tempora currunt proprio nel periodo del Noir, e allora abbiamo visto e ascoltato Carrisi dialogare virtualmente con Giorgio Gosetti sul canale youtube del festival.

L'ultimo libro di Donato si intitola Io sono l'abisso e racconta di un bambino trattato come un mostro, di una tredicenne incompresa e di una donna con un passato doloroso che l'autore chiama "cacciatrice di mosche". Di più non vi diremo, se non che chi ha scritto il romanzo adora uscire con una nuova storia a poca distanza dalla fine dell’anno. "Sono il Babbo Natale cattivo da un po’ di anni a questa parte" - dice Donato Carrisi all'inizio dell'incontro online - "e sempre i lettori mi scrivono e ne sono felice, perché le loro parole mi aiutano a capire se il libro ha funzionato e se il sottotesto è stato colto. Per questo romanzo mi sta accadendo una cosa strana, forse perché per la prima volta non ho voluto scrivere una storia di meccanismo. In Io sono l'abisso non ci sono i miei soliti colpi di scena. Questa volta c'è il sentimento. Ho voluto infatti intrecciare la paura e l'amore, per cui la reazione di molti lettori alla fine del libro è stata un grande sgomento. La storia si muove in maniera lineare all'inizio, poi d'improvviso si spalanca l'abisso sotto i piedi del lettore, e il lettore precipita fino alla conclusione, dopodiché ha bisogno di qualche minuto per poterla metabolizzare. Alcuni mi hanno scritto di aver pianto, e non mi sono stupito, perché il libro è un viaggio emotivo, e per capirlo ed entrarci è necessario accettare l'idea di un coinvolgimento. Il gioco consisteva per me nel far solidarizzare il lettore con il personaggio più improbabile. Se ci sono riuscito, vale più di qualunque colpo di scena".

Nel libro, a fare da sfondo agli omicidi ma anche alla tenerezza, e alla profonda pena per i destini di una serie di personaggi, è il lago di Como, che nasconde terribili segreti e nello stesso tempo lascia affiorare brandelli di verità. Carrisi racconta come l'ha scelto: "Un po’ di anni fa mi trovavo dalle parti del Lago di Como, perché stavo facendo dei sopralluoghi. Improvvisamente ho scoperto posti incredibili, ma soprattutto ho incontrato una persona che mi ha raccontato una serie di retroscena. Prima di tutto mi ha parlato del lago, e ho capito che, mentre il mare è collerico ma alla fine è generoso, il lago sembra placido, ma sotto è agitato da correnti impetuose. E poi, se tu butti una cosa nel lago, il lago se la prende e se la tiene, e poi te la restituisce dopo molti anni, e quando lo fa, è come se ti stesse mandando un messaggio. Le persone che nascono sul lago sono diverse da tutte le altre. La gente di mare riesce ad andare via dal mare, la gente dell'entroterra riesce a vivere su una costa, la gente di lago non riesce ad andar via dal lago. E se ti trasferisci sul lago, è il lago che decide se puoi stare lì o no. Mi è stata narrata la storia delle magnifiche ville intorno al lago, molte delle quali sono vuote perché gli abitanti non sono stati accettati dal lago. In queste case si sono verificati problemi assurdi quando sono arrivati inquilini non graditi al lago. So che George Clooney ha un problema di umidità nella sua villa sul lago, e il problema si manifesta soltanto quando lui è lì. Per tutte queste ragioni mi interessava raccontare il lago come fosse un personaggio, volevo evocare l'anima del lago e raccontarla del romanzo".

Lago significa innanzitutto acqua, un'acqua che nel libro è ben poco rassicurante: "L'acqua in questo romanzo ha varie forme, soprattutto ha vari significati. Per me l'acqua è sempre allegoria di qualcosa, me ne servo anche per spiegare un particolare tipo di emozione. Qui incombe ai margini delle pagine, a volte si infila tra le frasi, e poi fuoriesce con la sua voce, con i suoi gorgoglii, con i suoi richiami. E poi c'è l'acqua che ci portiamo dentro, perché ognuno di noi ha l'abisso dentro di sé, ha quest'acqua che si muove, e da un momento all'altro dall’abisso può emergere qualcosa".

Se Io sono l'abisso si conclude con una nota dell'autore che recita: "Le storie di questa storia sono ispirate a fatti realmente accaduti", in apertura ci sono due citazioni: la prima è dal Frankenstein di Mary Shelley e la seconda dal film Frankenstein del 1931: "Le ho scelte in ossequio alla mia doppia natura di scrittore e di regista, però ho voluto citare Frankenstein perché questa è una storia Frankenstein, nel senso che è una storia in cui ho unito i pezzi di varie storie, assemblando una specie di corpo di mostro che poi ha preso vita davanti agli occhi del lettore, un mostro che è costretto a chiedersi, più di chiunque altro, visto che è l'unione di parti di corpi di assassini, di criminali: Sono buono o sono cattivo?".

In Io sono l'abisso si avvertono alcune analogie fra uno dei protagonisti, lo stesso che fa pensare a Frankenstein, e il Norman Bates di Psycho. Il film del maestro del brivido è certamente una fonte di ispirazione per Carrisi, che però ha tenuto conto della sua lezione ben prima di dedicarsi al nuovo romanzo: "Mi è venuto in mente molto prima che iniziassi a pensare a questo libro, per la precisione prima di cominciare a girare L'Uomo del Labirinto, e questo perché Psycho è uno di quei film attraverso cui devi passare quando vuoi scrivere storie noir o thriller, è inevitabile. Quando stavo preparando L'Uomo del Labirinto, non avevo in mente un'ambientazione precisa, non volevo però che fosse troppo anglosassone e soprattutto, trattandosi di un labirinto e quindi di un luogo angusto, preferivo non ricorrere all'oscurità. In quel periodo mi è capitato di vedere il set di Psycho. In realtà Hitchcock avrebbe dovuto girare il film a colori, tuttavia non poteva permetterselo, così ripiegò sul bianco e nero, però le scenografie e i costumi erano estremamente colorati, e io mi sono imbattuto nelle foto di scena, e quando ho visto tonalità così accese, mi sono detto: 'caspita, voglio qualcosa di simile'. Quando poi ho rivisto Psycho, ed era prima che cominciassi a scrivere Io sono l'abisso, ho pensato: mmm, forse da qui può venire la solitudine di uno dei protagonisti, Norman Bates può essere un ottimo spunto per la solitudine di un personaggio che voglio raccontare, soprattutto il suo rapporto con la madre".

Forse non tutti sanno che Carrisi si ha studiato da criminologo. Giorgio Gosetti però lo sa, e chiede allo scrittore di raccontare qualcosa in proposito. "Una delle cose che ricordo" - risponde  Donato - "è finita in questo romanzo, nel senso che qui c'è il capitolo mancante della mia tesi di laurea. Io ho scritto una tesi sui serial killer e avevo fatto una scoperta un po’ banale, e cioè che nella vita dei serial killer c'era sempre una buona azione, che però non riusciva a cambiare il corso della loro esistenza. Quando ho deciso di dedicare all'argomento un capitolo, il mio relatore di tesi mi ha detto: 'beh, non possiamo dirla questa cosa qui, già è difficile presentare una tesi sui serial killer in Italia, affermare addirittura che un serial killer può essere buono significa sfidare troppo la sorte'. Così ho tolto quel capitolo dalla tesi, ma da quel momento ho capito che potevo guardare al male in maniera diversa, cioè non accettare totalmente la versione dei fatti, cercando invece di capire se ci fossero risvolti, soprattutto interiori, che meritavano di essere raccontati".

In chiusura Donato Carrisi parla del Noir in Festival, che nel 2013 gli ha tributato il Premio Giorgio Scerbanenco per L'ipotesi del male: "Io quel premio lo volevo tantissimo perché mi era sfuggito altre due volte, e quindi la terza doveva essere mio. Non volevo diventare il Toto Cutugno dello Scerbanenco (per chi non lo sapesse Cutugno ha perso tanti festival di Sanremo). Ricordo che tanto tempo fa leggevo del Noir in Festival sul bollettino SIAE e pensavo: un giorno ci voglio andare, perché quella è la mia dimensione. Secondo me il Noir in Festival dovrebbe durare tutto l'anno. Courmayeur me la porterò nel cuore, era la location perfetta, ma devo dire che anche Como si presta molto bene. Bisognerebbe portare una versione del Noir in Festival in Sud Italia".

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
Schede di riferimento
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per l'articolo