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I delitti della Salina: Francesco Abate ci riporta nella Cagliari del 1905 e a una correttrice di bozze

Continuano gli appuntamenti online con il Noir in Festival e i finalisti del Premio Giorgio Scerbanenco e a raccontarci del suo romanzo di ambientazione sarda I delitti della salina è Francesco Abate.

I delitti della Salina: Francesco Abate ci riporta nella Cagliari del 1905 e a una correttrice di bozze

Il terzo appuntamento online con i finalisti del Premio Giorgio Scerbanenco 2020 è con Francesco Abate. Dopo la siciliana Cristina Cassar Scalia, che ambienta le sue storie gialle a Catania e il friulano Tullio Avoledo, è un cagliaritano a condurci nei meandri più oscuri della sua città, facendo però un viaggio a ritroso nel tempo. I delitti della Salina ci riporta nel 1905 e ci racconta la storia di una giornalista declassata a correttrice di bozze che lavora per il quotidiano L'Unione Sarda. Si chiama Clara Simon, è figlia di una donna cinese e di un capitano misteriosamente scomparso e si mette a indagare sull'omicidio di alcuni bambini. Accanto a questo personaggio femminile che cerca di farsi strada in un ambiente prevalentemente maschile, altra protagonista del romanzo è Cagliari. Proprio di questo parla lo scrittore a inizio incontro, rispondendo alle domande del giornalista, critico musicale e conduttore radiofonico John Vignola.

"Quando stavo scrivendo" - dice Abate - "avevo come punto fisso e certezza la consapevolezza che stavo accendendo una luce particolare rispetto alla città in cui vivo. Io non ho un cognome tipicamente sardo, la mia famiglia da parte paterna è di origini napoletane. Mio padre è arrivato a Cagliari, ha deciso di rimanere, sono nato io e sono il primo Abate della mia famiglia davvero sardo. Tantissimi cagliaritani sono diventati tali dopo essere arrivati nella mia città, una città di mare che in tanti momenti storici è stata teatro di molte migrazioni: da parte di genovesi, pisani, piemontesi, catalani. Una migrazione importante è stata quella degli svizzeri. Questo mi ha sempre affascinato perché uno di quegli svizzeri era il mio bisnonno. Passando all'ambientazione precisa del libro, se dico Sardegna inizio '900, qual è la prima immagine che viene in mente? Un pastore? Una Sardegna magica? Rurale? Certamente c'era. Ma quello che desideravo raccontare era un'altra Sardegna: una Sardegna urbana, industriale, mineraria e soprattutto un popolo in movimento. Se pensiamo a una donna sarda di inizio '900, la vediamo davanti a una casa rurale, vestita di nero e col velo. Ma c'erano anche, all'epoca, 450 ragazze cagliaritane che erano operaie e si occupavano di fare tabacchi da fiuto, sigari e sigarette per quella che poi sarebbe diventata la fabbrica delle MS. E quando sono iniziati i moti per il carovita che hanno sconquassato tutta l'Italia, chi ha guidato la rivolta popolare a Cagliari? Queste ragazze. Simili storie mi hanno sempre affascinato fin da ragazzino ed era arrivato il momento di raccontarle".

Ne I delitti della salina, Francesco Abate ha spiegato le dinamiche interne a un giornale, basandosi anche sulla sua esperienza diretta: "Facendo il giornalista della carta stampata, ho scoperto fin da subito che ci sono molti buchi durante il nostro lavoro, tanti momenti di attesa che io ho colmato leggendo le cronache dell'Unione Sarda, un giornale fondato nel 1889. Quando il Regno schiera a Cagliari mezza flotta mediterranea, L'Unione Sarda esalta questa scelta, quindi succede che un giornale allineato, che non vuole che i lavoratori assaltino la dogana o i panifici, inneggi all'arrivo dei bersaglieri e dia dei delinquenti ai sindacalisti e socialisti. Ma la cosa incredibile è che, quando inizia a scemare la furia popolare nei confronti delle ingiustizie e il sindacato capisce che è meglio imboccare una strada di protesta pacifica ma il Regno risponde inviando l'esercito, allora l'Unione Sarda cambia improvvisamente faccia e si mette dalla parte dei lavoratori, accusando il regno di agire in maniera troppo irresponsabile. Dal punto di vista narrativo tutto questo è fantastico per uno che scrive libri, e ciò ci fa capire come un giornale possa essere specchio di più anime".

Com’è giusto che sia, Francesco Abate parla quindi della sua eroina Clara Simon, che secondo John Vignola non è poi così dissimile dalla protagonista della fortunatissima serie tv Netflix La regina degli scacchi: "Ho adorato La regina degli scacchi. Ci innamoriamo della protagonista perché è fragile, forte sul tavolo degli scacchi e debole nel momento della solitudine. Clara Simon è diversa, è una che per affermare se stessa in quanto donna giornalista del 1905 può addirittura risultare, oltre che spigolosa, antipatica, ma paga questa sua antipatia e spigolosità nel privato. Chi ha letto il libro lo sa, chi lo leggerà noterà che Clara ha dei momenti fortemente malinconici, ma non dirò di più. Clara è figlia del suo tempo, io ho forzato la mano, però bisogna guardarsi anche intorno. Non c'era una giornalista investigativa all'Unione Sarda a quel tempo, però c'erano donne che già si stavano affermando attraverso la propria professionalità. Io ho pensato molto a Matilde Serao, che nel 1905 aveva già fondato due giornali. Ho pensato anche a mia zia Elvira, che era figlia di una famiglia altoborghese di commercianti e che era una donna bellissima. Aderì all'ideale anarchico ma pagò pegno. Ogni volta che un reale arrivava in Sardegna, andavano a bussare alla sua porta e dicevano: Elvira, prendi l'ombrello, il cappellino e andiamo in galera. Comunque so già l'anno e il giorno in cui Clara morirà e vi assicuro che sarà fra molto molto tempo".

Francesco Abate, che è nato come disc jockey e quindi con la radio, si è occupato anche di ecomafie avendo scritto con Massimo Carlotto il romanzo del 2007 Mi fido di te. E’ anche uno sceneggiatore e con Valerio Mastandrea ha scritto il libro autobiografico Chiedo Scusa, che a un certo punto sarebbe dovuto approdare al cinema. Che è successo?. "Chiedo scusa” - spiega Abate - "è un progetto voluto da Valerio Mastandrea. Io non avevo alcuna voglia di narrare le mie disgrazie di bambino che nel 1966 si ammalò di epatite virale e poi di uomo che è stato salvato nel 2008 da un trapianto. Quando raccontai la mia storia di amico a Valerio, non avevo nemmeno intenzione di farne un libro, è stato Valerio che mi ha spinto a scriverlo e poi mi ha fatto innamorare, per cui ho cominciato a crederci e mi son detto: ora facciamo anche il film. Siccome Valerio è amico di tutti noi, possiamo dirci anche che è un gran pelandrone, per cui, se il film ancora non è stato fatto, bisogna citofonare a casa Mastandrea e domandare: Valerio, questo film quand'è che lo facciamo?".

Abate conclude parlando dell'unica cosa che gli piace più della scrittura: "Io amo leggere, e se ci sarà un giorno in cui non sarò più scrittore, non potrà mai esserci un giorno in cui non sarò più lettore, e allora, quando leggo, cerco determinate cose. Cerco il piacere della lettura, innanzitutto. Questo stesso criterio l'ho applicato nella scrittura, voglio scrivere quello che mi appassiona. Il mestiere dello scrittore mi diverte, se non mi divertisse. mi sentirei finito".

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