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Fiori: Maurizio De Giovanni presenta il nuovo libro della serie dei Bastardi di Pizzofalcone

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Maurizio De Giovanni è stato ospite virtuale della trentesima edizione del Noir in Festival. Lo scrittore napoletano ha presentato il suo nuovo libro Fiori e ha parlato anche di Ricciardi e di Maradona.

Fiori: Maurizio De Giovanni presenta il nuovo libro della serie dei Bastardi di Pizzofalcone

Dopo i cinque finalisti del Premio Giorgio Scerbanenco, vinto da Nero come la notte di Tullio Avoledo, il Noir in Festival incontra "virtualmente" uno degli scrittori più amati dai cultori del giallo e delle indagini investigative: Maurizio De Giovanni. L'inventore del commissario Ricciardi e di Mina Settembre è appena approdato nelle librerie con un'altra avventura dei Bastardi di Pizzofalcone, a cui l'autore dedicato nove libri (se non si conta Il metodo del coccodrillo, nel quale già appariva Lojacono). Il decimo si intitola Fiori e racconta l'omicidio di un fioraio anziano molto amato dalla gente del quartiere. In una chiacchierata online moderata da Marina Fabbri (uno dei direttori del Festival), De Giovanni ha spiegato prima di tutto il punto di partenza del romanzo: "Io volevo esplorare il pregiudizio, un elemento della nostra vita che noi sottovalutiamo, ma che in realtà, positivo o negativo che sia, mi appare altrettanto grave. Se il pregiudizio negativo ti fa prendere le distanze da qualcosa in maniera acritica, il pregiudizio positivo ti fa arrivare a certe idee anche di fronte all'evidenza dell'errore. Volevo parlare di ogni tipo di pregiudizio: di quello di Aragona, per esempio, che identifica il colpevole in uno straniero, perché tutti gli stranieri sono delinquenti. I Bastardi di Pizzofalcone sono tutti quanti figli del pregiudizio, vittime del pregiudizio, e il fatto che non riescano a liberarsene è un po’ il segno del nostro tempo. E siccome un romanzo deve raccontare il nostro tempo nella sua dimensione orizzontale, ciò che volevo fare esattamente era mettere tutti quanti i personaggi del libro davanti al pregiudizio. A fronte di questo, desideravo anche entrare nel merito di certe situazioni, vissute da una generazione non di giovani, e tornare indietro agli anni '50 e '60".

Le storie

In un certo senso Maurizio De Giovanni somiglia al fioraio brutalmente assassinato di Fiori. Se Savio Niola racconta le storie del mondo attraverso i fiori e ricuce le ferite del mondo sempre con i fiori, le pagine del nostro scrittore sono un condensato di umanità e un insieme di riflessioni profonde sulla vita e sui sentimenti: "Tutti raccontiamo storie. Io non penso che ci sia una divisione così netta fra gli scrittori e i lettori, fra cantanti e quelli che ascoltano, fra chi va a teatro e gli attori. Io credo che sia tutta la stessa storia. Ogni storia al 50% è di chi la racconta e al 50% è di chi la riceve. Sono convinto che il lettore lavori sulla storia quanto lo scrittore. In questo periodo mi manca molto incontrare i lettori, è una cosa che amo, amo soprattutto guardarli negli occhi, perché la scrittura è un'attività solitaria. Lo è anche la lettura, quindi l'incontro fra scrittore e lettore è l'unica cosa che unisce in qualche modo due momenti di solitudine".

Napoli, Ed McBain e i Bastardi di Pizzofalcone

Alla base della decisione di De Giovanni di darsi alla scrittura, arrivata piuttosto tardi nella sua vita, ci sono tanto l'influenza delle opere di Ed McBain, quanto il luogo in cui Maurizio è nato: "L'origine della mia scrittura è la mia città. Dal punto di vista narrativo, sono il più fortunato degli autori perché vivere a Napoli significa non avere mai il problema del reperimento delle storie e nemmeno dei personaggi, perché Napoli è una città stretta, complicata perché complessa e meravigliosa in quanto difficile. Napoli è sovrappopolata, è una città sovrapposta, dove non è facile amministrare la privacy, perché tale è la vicinanza, la continuità fra le famiglie e le persone, che è impossibile pensare a una distanza, a una separazione fra gli individui, e quindi questo porta a relazioni continue. Io immagino questa città come un pentolone in cui bollono liquidi che non si mischiano fra loro, come l'olio e l'acqua, e che quindi continuano a stare l'uno dentro l'altro senza perdere la propria natura, e allora o racconto tutto, racconto quello che vedo: gli incontri e gli scontri, i conflitti e i contrasti".

Quanto ai gialli di McBain, hanno contribuito alla nascita della serie dei Bastardi di Pizzofalcone: "McBain l'ho amato sempre, fin da piccolino, io ero uno di quei ragazzini che leggono sempre e andavo a procurarmi i libri di McBain cercandoli ovunque. Me lo fece conoscere mio padre, che era un divoratore di gialli Mondadori. Il concetto di squadra di McBain era rivoluzionario. Avere una serie di personaggi che erano identicamente protagonisti, insieme alla possibilità di passare da uno all'altro analizzandoli tutti in maniera accorata, era per me ragazzino una cosa meravigliosa. A un certo punto ho capito che potevo raccontare anch'io questo tipo di squadra. I Bastardi di Pizzofalcone nascono da questa consapevolezza. Io vinsi lo Scerbanenco con Il metodo del coccodrillo. I Bastardi sono arrivato dopo, ma tutt’ora io penso che potrei sostituirli tutti, cambiandoli con altri personaggi integralmente, e il racconto non ne uscirebbe alterato, anzi sarebbe più polifonico ancora".

Amare i personaggi

Una delle ragioni per cui i romanzi di Maurizio De Giovanni piacciono tanto sono i suoi personaggi, che non sembrano mai cattivi fino in fondo: “Io credo che un autore, a meno che non sia dotato di un immenso talento per le parole, abbia il dovere di provare affetto per i personaggi, perché, se non è emotivamente coinvolto, non li può spiegare. Un pedofilo, un assassino seriale, un violentatore di donne o un prevaricatore non si comportano male sulla base di una follia esterna, ma spinti dalla convinzione di avere delle ragioni. Per raccontare queste ragioni lo scrittore deve capirle, e per capirle deve amare i personaggi. Io racconto personaggi che amo profondamente, e questo è il motivo per cui scrivo in tempi brevi, perché tale è l'immersione che mi stanca scrivere".

I personaggi di Maurizio De Giovanni arrivano in tv

I romanzi di Maurizio De Giovanni hanno vissuto e vivranno una seconda vita sul piccolo schermo. Le storie dei Bastardi di Pizzofalcone sono diventate una serie tv con protagonista Alessandro Gassmann, per cui De Giovanni ha scritto una pièce ispirata a Qualcuno volò sul nido del cuculo e lo spettacolo Il silenzio grande, che diventerà un film diretto dallo stesso Gassmann e interpretato da Margherita Buy, Massimiliano Gallo e Marina Confalone. Ma non finisce qui, perché dei Bastardi arriverà la terza stagione: "Monica Vullo, che ha diretto la nuova stagione, è di straordinaria bravura e sono convinto che farà un lavoro fantastico tenendo conto del ritmo, della storia e anche dell’ambientazione. Non ho visto ancora nulla, ma gli attori dicono meraviglie di Monica. Gli interpreti sono gli stessi, ma c'è anche qualche personaggio nuovo. Poi arriverà Ricciardi, ma ancora prima Mina Settembre, che avrà il volto di Serena Rossi, che è un'altra delle immagini belle della mia città. Con lei ci saranno Giuseppe Zeno e Nando Paone, che è un genio assoluto. Tornando a Ricciardi, sapete già che sarà interpretato da Lino Guanciale. Le serie saranno tutte su Rai1 e si alterneranno".

Il futuro del commissario Ricciardi

Visto che si parla di Ricciardi, che manca moltissimo a tutti, Marina Fabbri chiede a De Giovanni se possiamo sperare di ritrovarlo in un nuovo ciclo di romanzi. "Per me la serie del Commissario Ricciardi si è conclusa con Il pianto dell'alba" - risponde deciso lo scrittore. "Non credo di voler tornare negli anni '30. Non ero stanco di raccontarlo, semplicemente ero arrivato a uno snodo nella storia per cui mi sembrava giusto concludere la serie. Il ragionamento commerciale ed editoriale avrebbe portato ad altre soluzioni, magari decine di romanzi. Proprio per questo sono ancora più orgoglioso di aver avuto la forza e il coraggio di mettere la parola fine, e penso di aver fatto bene".

Diego Armando Maradona

Sempre a proposito di mancanze e di personaggi che non ci sono più, Maurizio De Giovanni conclude l’incontro parlando dell’immensa tristezza che ha colto Napoli all'indomani della morte di Diego Armando Maradona, che era sì un personaggio, ma prima di tutto una persona: "E’ difficile spiegare l'origine del grande dolore che la mia città ha sentito per la morte di Maradona. Immaginate di avere una grande gioia personale - per esempio per un figlio o un grande avanzamento professionale o un'eredità - e di uscire per strada e scoprire che tutti quelli che incontrate provano la stessa identica gioia, come se questa vostra felicità enorme fosse all'improvviso condivisa da un milione di persone. Napoli è l'unica grande città che ha una squadra sola perché ha un rapporto identitario fortissimo con la propria squadra. La città e la squadra sono un po’ la stessa cosa. Quegli anni ci hanno portato una gioia così forte che la città ha finito per acquistare una grandissima autostima che non ha più perso. Di questo noi saremo sempre grati a Maradona, ecco il motivo per cui la città soffre tanto. Maradona ha giocato la sua ultima partita 30 anni fa, quindi è strano che ci siano molti ragazzi che oggi lo piangono. Ma in un certo senso è anche normale, perché Maradona è stato per noi il più grande erogatore di piacere condiviso".

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