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Final Cut, o dell’amore per il racconto

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Incontro con Vins Gallico, in corsa allo Strega con una storia divertente e appassionante.


Gli oggetti sono inanimati, ma possono anche assumere la valenza emotiva di un ricordo, di una condivisione. Sono dolorosi momenti, ad esempio, quelli in cui una coppia deve riprendere da casa del fresco ex partner qualcosa che, magari per un momento, si è pensato potesse diventare stabilmente condiviso, uno dei mattoncini su cui costruire una storia d’amore destinata a durare. Proprio con la scusa di raccontare la storia divertente di una persona lasciata, e indurita, che mette su un’impresa di restituzione di oggetti per coppie scoppiate, che Vins Gallico intesse in Final Cut un inno d’amore per il racconto, per il piacere di raccontare una storia. Il piacere di vederla a bocca aperta, di subirla con la voglia di poterla subito trasmettere a qualcun altro a cui si tiene, come un virus contagioso, come l’amore.

Come ci ha raccontato Vincenzo Gallico, detto Vins, nel corso di una conversazione telefonica, “gli oggetti hanno una funzione quasi teatrale.  Come diceva Cechov, se c’è una pistola in scena bisogna che spari. Tutti questi oggetti hanno una loro funzione simbolica. La Final Cut riporta indietro il ricordo del dolore, dell’amore che è diventato appunto dolore.”

Sull’avventura dello Strega, dove Final Cut è ancora in lizza, fra i dodici semifinalisti, l'autore si esprime con la spensieratezza di chi non ha niente da perdere e ha già molto guadagnato. “Sono onorato essere nella dozzina, che il comitato direttivo l’abbia preferito a titoli di editori più potenti di Fandango. Come vuoi che la prenda, alla de Coubertin, l’importante è partecipare.” Riguardo agli altri autori ancora in lizza, “ho letto il libro di Nicola Lagioia e mi è piaciuto molto, i racconti di Covacich che ho trovato splendidi. Per il resto devo recuperare ancora molti titoli”.

Sui suoi riferimenti l’autore cita volentieri dei titoli, spesso provenienti dal cinema e dalla televisione. “Serie come The Affair o film come Se mi lasci ti cancello. Alcuni hanno parlato di Smetto quando voglio per l’idea della startup. Per i libri i riferimenti sono tantissimi; troppi”. Del resto Gallico nella vita è direttore di una libreria del centro di Roma, quindi dai libri è letteralmente e quotidianamente circondato.

Il passaggio alla scrittura per lui era già avvenuto un paio d’anni fa con Portami rispetto, una storia di criminalità organizzata ambientata in Calabria, uscita per Rizzoli. “Questo è il mio secondo romanzo, ho avuto la fortuna di essere circondato dai libri fin dai ragazzino. I miei erano insegnanti quindi di libri ce ne sono sempre stati parecchi in casa mia. Con i primi stipendi guadagnati anche io ne compravo di nuovi; è una sorta di strana dipendenza. Talvolta anche una mania, non riuscendo a leggere tutti quelli che compravo. Le case che ho lasciato sono rimaste piene di libri, visto che non me li porto dietro”.

Un soggetto iniziale comico, divertente, lascia spazio a infiltrazioni e riflessioni sull’amore: tema eterno mai troppo sviscerato. “Spesso mi fanno domande sulla creazione iniziale della società. In realtà Final Cut non è semplicemente la storia di una startup, ma voleva essere una riflessione sull’amore; attraverso l’escamotage della startup volevo creare un catalogo degli amori felici, infelici, distrutti, abbandonati, derelitti, quelli che andavano bene, quelli potenziali. L’idea è nata dal fatto che anche io dovevo affrontare una separazione e mi sono trovato a pensare che se ci fosse stato qualcuno a farlo al posto mio sarebbe stato molto più comodo.”

Una storia sull’elaborazione del lutto che ogni tanto smette di essere tale: fra amori rimpianti, ex che ridiventano tali dopo un altro tentativo, Final Cut è una sapiente miscela a cui si diventa dipendenti. Il crescendo finale è pieno di suspense: non attendiamo un colpo di piatti alla Royal Albert Hall, ma piuttosto un semaforo verde sulla Prenestina, fra la pioggia, o un nome pronunciato dopo tanto tempo in quell’isola nel traffico che è Piazza Santa Maria Maggiore.

Se non avete dimestichezza con la toponomastica di Roma non vi preoccupate, perché Final Cut potrebbe tornare con nuove storie. “A me il romanzo lungo, come quello d’appendice ottocentesto, mi fa impazzire. L’idea di una storia che mi tenga compagnia a lungo, così come i protagonisti, mi piace. In testa protagonista ce l’ho sempre. Mi piace ragionare per serialità quindi non vedo l’ora di raccontare di nuovo le vicende del protagonista, quantomeno per conoscere il nome che viene solo pronunciato alla fine da un personaggio per lui molto importante.”

C’è da sperarlo. Non solo per sapere il nome del protagonista, ma anche perché è raro finire un libro di un autore italiano e volerne ancora. Chiamiatela serialità da spirito del tempo o semplicemente un inno al piacere di leggere delle belle storie. Da noi se fai (anche) ridere in un libro meriti la gogna dell’anticamera dei salotti buoni della letteratura. A noi, invece, piacerebbe proprio scoprire Final Cut fra i finalisti dello Strega.

Final Cut di Vins Gallico, Fandango Libri, pagine 213, euro 16



 

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