Donato Carrisi presenta L'uomo del labirinto al Noir in Festival

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Donato Carrisi presenta L'uomo del labirinto al Noir in Festival

I libri di Donato Carrisi catturano il lettore sin dalle prime righe e non lo mollano più fino all'ultima pagina, che solitamente ospita la risoluzione dell'enigma. Questo perché lo scrittore di Martina Franca (ora anche regista) si diverte immensamente a inventare storie e a metterle su pagina, e perché, mentre lavora, più che giocare a fare il narrarore onniscente, si identifica con il lettore. Carrisi sa che leggere un brutto romanzo è una perdita di tempo (lui si arrabbia moltissimo quando gli capita, e chiude stizzito il libro) e sa anche quanto sia diventato esigente oggi chiunque si tuffi un un thriller, sia esso un’opera letteraria o un film. E a proposito di film, chissà se, come è accaduto per "La ragazza nella nebbia", approderà al cinema pure "L'uomo del labirinto" (Longanesi), che è appena arrivato nelle librerie. Ambientato in un luogo imprecisato e prevalentemente di notte perché un'ondata di caldo anomalo impedisce al mondo di "funzionare" durante il giorno, racconta la scomparsa e la riapparizione di una ragazza che un mostro con la maschera di un coniglio ha tenuto prigioniera per anni in un labirinto. Sulle tracce del criminale si metterà l'investigatore privato David Genko, un uomo dal fiuto incredibile che sa di dover morire al più presto.
Del personaggio e della storia che lo vede protagonista parla lo stesso Carrisi al Noir in Festival.

"Bruno Genko, che è un personaggio che adoro, ha una data di scadenza. Il romanzo comincia quando il suo tempo è scaduto. Quest'ultima idea mi è venuta dopo aver fatto un sogno in cui Cesara Buonamici del TG 5 annunciava l'arrivo di un meterorite che avrebbe schiacciato tutti entro 24 ore. Nel sogno vedevo addirittura precipitare il meteorite. Quando mi sono svegliato, ho cominciato a pensare: se arrivasse davvero un meteorite e ci dicessero che abbiamo 24 ore di vita, come affronteremmo questa situazione? Avrebbe senso fare del bene? Ospitare un migrante a cena? Pensiamoci: saremmo tutti mostri? Andremmo a violentare la donna che non possiamo avere? Inizieremmo a drogarci come non abbiamo mai fatto? Ci butteremmo col paracadute? Genko si trova a vivere una piccola apocalisse, ma ha paura di morire e si caccia in una serie di casini terribili. Nel momento in cui scade ufficialmente il suo tempo, riappare Samatha Andretti e lui si ricorda che si tratta di un suo caso non risolto".

Il mostro che tiene prigioniera Samantha Andretti per 15 anni appartiene a una categoria che non tutti conoscono: il sadico consolatore: "Il sadico consolatore che rapisce una persona e la tiene in cattività è molto raro come figura criminale, ma vi assicuro che ne esistono, so per esempio di un padre che ha tenuto la propria figlia nel sotteraneo di casa per un bel po’ di tempo. Il mio consolatore resta sullo sfondo, è un'ombra che si muove fa le pagine del libro, che si trova più che altro nella mente di Samantha Andretti, quindi anche lui è in cattività. Qual è il vero labirinto del libro? Samantha si sveglia in un letto d'ospedale e non ricorda più nulla. Davanti a lei c’è il Dottor Green, che le dice: tu sei libera, non sappiamo come tu abbia fatto a scappare, io sono qui perché grazie a te possiamo catturare quel mostro. La mia caccia, però, avverà in questa stanza, e precisamente nella tua mente".

Per Donato Carrisi una delle sfide del romanzo è stata trovargli il titolo giusto, cosa che gli riesce sempre un po’ difficile fare: "Il titolo è sempre una cosa faticosisisma per me. 'Il suggeritore' all’inizio si chiamava lobos, che poi è la prima definizone dei serial kiler data da Torquemada, lui li definì lupi, 'lobos'. 'L'ipotesi del male' viene da una frase di un sociologo, 'La ragazza nella nebbia' si chaimava 'L'uomo della nebbia'. Questo è stato un titolo sofferto, un titolo non mio, io avevo optato per figli di qualcosa, 'Figli del buio'? Poi l'idea è venuta al mio editor Fabrizo Coco, che ha detto: qui c'è un protagonista che parla attraverso la sua vittima ma non si vede, è lui il mostro, il titolo dev'essere incentrato su di lui e sul luogo dove esercita il male".

A proprosito di luoghi, dicevamo prima che quello che fa da sfondo agli accadimenti de "L'uomo del labirinto", è un non-luogo: "Anche 'Il suggeritore' era ambientato in un non luogo, eppure dopo un po’ tutti riconoscevano quel luogo e lo identificavano con il Canada, io però non avevo pensato al Canada. Io tolgo i punti di riferimento perché voglio che il lettore si perda. Se per questo romanzo dicessi per esempio: siamo Belgio, il lettore penserebbe di trovarsi come di fronte a una via di scampo, invece io voglio che il lettore sia prigioniero dell'ambientazione, chiuso in un perfetto isoamento dove il male può assumere sembianze sorpendenti. Qui in più ho scelto di tormentare i personaggi con un caldo terribile, l'ho fatto per privarli di una salvezza".

Uno dei pregi dei romanzi di Carrisi è la semplicità dello stile, che però non è mai sciatto: "Per me la prosa dev'essere chiara, quasi elementare. Ci sono due frasi che ho scritto nei miei romanzi che spiegano questa cosa. Ne 'Il suggeritore', quando descrivo il figlio del criminologo Goran Gavila, dico: la vita dei bambini dura un giorno, da quando si svegliano a quando vanno a dormire, i bambini non conosocono la morte. Ne 'L'uomo del labirinto' una suora dice a David Genko: Dio è un bambino, non lo sapeva? Ecco perché quando ci fa del male non se ne rende conto”. Ecco, penso che il ruolo di noi scrittori sia raccontare qualcosa che sappiamo benissmo ma raccontarlo in maniera semplice. Credo non ci sia bisogno della parola preziosa per raccontare una cosa preziosa".


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