News Libri

Cosa succede anni dopo il lieto fine di una storia d’amore? - David Nicholls ci parla di Noi

34

Abbiamo incontrato lo scrittore britannico.

Cosa succede anni dopo il lieto fine di una storia d’amore? - David Nicholls ci parla di Noi

Abbiamo spesso parlato nelle ultime settimane di Noi, nuovo romanzo dello scrittore britannico David Nicholls, che arriva a cinque anni dal grande successo di Un giorno. Douglas capisce il bisogno della moglie di ritrovare se stessa ora che il figlio sta per lasciare casa per iniziare l’università. Ma lei vuole lasciarlo e per il povero Douglas non rimane che giocare le sue carte nel corso dell’ultima vacanza dei tre tutti insieme: un Grand Tour vittoriano lungo molte città d’arte europee.

Sul romanzo abbiamo già dato la nostra opinione, allora permetteteci di andare subito al sodo e di lasciare la parola all’autore, che abbiamo incontrato in occasione di Bookcity Milano.

C’era una volta One Day, Un giorno, cinque anni sono passati, un periodo duro di scrittura.

Ho scritto ogni giorno, ho lavorato molto a delle sceneggiature televisive e alla versione cinematografica di Un giorno, per la quale c’erano grandi aspettative. È stato un periodo incredibilmente pieno di impegni. Quello che non riuscivo a fare era scrivere quello che veramente desideravo: il nuovo libro. Avevo troppe distrazioni, ho girato molto per festival e presentazioni di Un giorno, tanto che mi è stato impossibile sgombrare la mente, fino a che è arrivato un giorno in cui mi sono imposto di azzittire Emma e Dexter, togliere tutte le copie del libro dal mio ufficio e smettere di parlare di Un giorno per mettermi seriamente a scrivere. Ho lavorato parecchio a un romanzo che non funzionava, l’ho buttato via e mi sono ritrovato nel gennaio del 2013 a ricominciare da capo e ho scritto Noi molto velocemente e felicemente, non mi ero mai divertito così tanto a scrivere un libro. Nonostante questo, però, il processo è stato snervante; ero preparato a una reazione negativa, al fatto che la gente rimanesse delusa e facesse confronti. Ma fino ad oa è andata bene.

Nel libro c’è un triangolo, non solo una storia d’amore, ma anche un rapporto teso e intenso fra un padre e un figlio. È un elemento che viene dal vissuto personale?

Non ho un figlio adolescente, anche se potrei averlo, se lo avessi avuto all’età dei miei genitori. Il mio ha solo otto anni per cui non ho inserito la mia esperienza nel libro, ma naturalmente una volta sono stato adolescente anch’io, anche se ero molto differente da Albie. È un momento in cui vuoi dimostrarti adulto opponendoti ai tuoi genitori e sicuramente anche io ho avuto un rapporto teso con mio padre. La prima parte del libro è soprattutto una storia d’amore, mentre la seconda racconta la condizione di genitore. Quando ho iniziato a scrivere questo romanzo mio padre è morto dopo una lunga malattia, per cui il libro è stato scritto all’ombra di questo fatto anche se non c’è un singolo istante di questo libro che si possa definire autobiografico. Non c’è niente del comportamento di mio padre o di qualcosa che ci siamo mai detti, niente che venga dalla vita reale. Nonostante questo era qualcosa di cui ero ben conscio e preoccupato mentre scrivevo. È stata una sorta di forza emotiva del libro, forse più mi quanto mi sarei aspettato scrivendolo.

In qualche modo è un romanzo che racconta delle paure di tutti noi. La paura dell’instabilità, il terrore di essere lasciati dal proprio partner. La cosa interessante è che alla fine il protagonista riesce in fondo ad accettarsi e a convivere con tutto ciò, nel corso di un processo di accettazione, un tema molto contemporaneo.

Sì, sicuramente Douglas, il protagonista, è un uomo spaventato: dalla possibilità essere abbandonato dalla donna che ama e amerà sempre, dal futuro del figlio, dalla paura di invecchiare. È ansioso. Immagino si possa poi anche definire un libro sul lasciarsi andare, sul non vivere una vita segnata dalla paura. Quando incontriamo Douglas sta per esplodere e nel corso del libro si avventura in un viaggio positivo. Nonostante tutti i disastri che accadono lungo il cammino, visto che è anche un romanzo comico, ne esce fuori come un uomo molto migliore. Comunque sì, molte delle sue azioni sono guidate dalla paura, un malessere moderno.

Non ci sono molte cose in comune fra Un giorno e Noi, ma una di queste è lo scorrere del tempo, che è un tema importante in entrambi. È più interessante parlare di storie che si riverberano nel corso degli anni o dei decenni, segnando vite intere?

È interessante parlare di questo libro molto tempo dopo Un giorno. Molti giornalisti mi hanno fatto notare che avevo detto che non avrei mai più scritto una storia d’amore che si svolge nel corso di un lungo periodo di tempo. Ora eccomi qui... cinque anni dopo, avendo scritto esattamente quel tipo di storia [ride ndr]. Immagino che c’entrino la mia età e una certa nostalgia; in questo libro avevo la curiosità di capire come due persone innamorate diventano genitori. Come due persone che si conoscono in una festa poco più che ventenni diventano la voce della ragione e del controllo a cinquant’anni? Come succede tutto questo? Come diventano, non solo genitori, ma padre e madre. Quando iniziai a scrivere Un giorno con la mia fidanzata eravamo solo una coppia e ora eccomi a parlare di questo libro, padre di due figli. Ero curioso di questa trasformazione.
In una tradizionale storia d’amore è tutto legato a un momento di estasi, prefissato; che sia il primo bacio o la consumazione del rapporto o il giorno del matrimonio. Si tratta sempre di raggiungere questo climax, un predeterminato momento di amore romantico. Ma non dura e in questo libro volevo vedere cosa succede se continui a guardare.

Quei momenti che scorrono anonimi fra questi grandi eventi.

Esatto, ma senza voler dire che sia un declino miserabile. Quando arriva il tanto agognato bacio alla fine di una storia d’amore ti viene da domandarti: ma cosa succederà dopo due settimane o tre anni? Adoro la fine de Il laureato. C’è questo inseguimento fra i due molto tradizionale, una straordinaria e romantica dimostrazione d’amore. Poi salgono sull’autobus, si siedono e si rendono conto che non hanno niente da dirsi e la macchina da presa cattura quel momento magistrale. Non è questione di essere cinico, non credo proprio di esserlo, ma piuttosto realistico nel raccontare le mie storie d’amore. Amo la tristezza tanto quanto la gioia.

Forse è uno dei motivi del suo successo. Lei rispetta quei momenti, quei riempitivi, forse è per questo che i lettori riescono a identificarsi nella sua scrittura, nei suoi romanzi.

Grazie, è quello che spero e a cui ambisco. Non voglio che il libro sia triste o deprimente, ma credo ci sia un vero piacere nella malinconia, nella nostalgia o nel rimpianto. Suona terribile, ma c’è una certa gioiosa tristezza che amo come lettore e anche come scrittore, senza voler essere cupo o deprimente.

Qualcuno dice che non sia possibile provare gioia e amore senza malinconia e tristezza, addirittura senza la morte, perché è attraverso la comparazione dei due stati d’animo che si prova realmente la felicità.

Assolutamente. Quando iniziai a scrivere evitavo queste tematiche. Quando mi misi a scrivere il mio primissimo romanzo, Starter For Ten, in italiano tradotto Le domande di Brian, nello schema iniziale uno dei personaggi moriva e all’epoca non me la sentivo, volevo qualcosa di più leggero. Quel romanzo è pieno di battute di ogni genere, è quasi uno spettacolo comico, perché avevo paura di scrivere qualcosa di più cupo. Nel corso degli anni sono cambiato quasi al punto che ora sono preoccupato di essere divertente... mi risulta più difficile scrivere le parti divertenti che quelle tristi.
Ci sono diverse morti in questo libro, non parlo solo di un matrimonio, ma anche di cosa il lutto provoca ad una coppia. Non so se scriverò mai un libro totalmente cupo, ma mi piace mettermi alla prova. C’era un tempo in cui avrei trovato pretenzioso scrivere una storia d’amore con questi momenti più tristi, ma ora penso sia ingenuo non farlo.

È soddisfatto dell’adattamento di One Day? Sono passati un paio d’anni

Dunque, come mi sento al riguardo. Quello che rimpiango...

...sia sincero

Sì, lo sarò. Rimpiango di non essermi divertito. Ho trovato molto duro adattarlo, specialmente appena dopo aver scritto il romanzo. Vorrei potessimo farlo ora, perché è stato tutto così frenetico e le aspettative erano così alte, visto l’apprezzamento che ha avuto il libro. Avrei preferito potermi prendere una pausa e avrei preferito lo avesse scritto qualcun altro, perché mentre iniziavo a scrivere la sceneggiatura mi rendevo conto che avevo già il film nella mia testa, che l’avevo scritto e l’avevo chiamato romanzo. Sapevo come tutti i personaggi si comportavano, avevo anche scritto la colonna sonora, ma quando scrivi una sceneggiatura è un processo collaborativo, diventa proprietà di tutti, per cui può essere dura. L’altra cosa che mi sento di dire è che c’è una versione molto più lunga che preferisco decisamente. La versione integrale è lunga due ore e quaranta minuti e se la proiettassero al cinema penso che sarei l’unica persona a divertirsi [ride ndr]. Il mio maggior rimpianto è di non aver passato a qualcun altro il compito di adattarlo, perché se lo fai tu non riesci a essere duro e spietato quanto sarebbe necessario.

È interessante che in questo Grand Tour per l’Europa si confrontano tre personaggi, tutti fuori casa, più esposti, con meno difese che se fossero nel salotto di casa loro.

Credo che l’idea del Grand Tour, che mi è venuta quando ero in giro per la promozione di Un giorno, sia centrale. Vedere quelle città così belle, che magari prima avevano visto solo da ragazzi, può essere un’esperienza elettrizzante, ma raramente funziona per dare nuova linfa a un rapporto di coppia, perché è anche un’esperienza stressante; non c’è solo lo champagne sorseggiato nei Giardini del Lussemburgo, ma anche ristoranti turistici, treni perduti, esaurimento da musei. Volevo scrivere di un matrimonio, ma volevo portarli fuori dal loro salotto di casa, non volevo suonasse provinciale o domestico, cosa che mi sembra accada spesso nei romanzi britannici. Non volevo fosse tutto piccolo, ma che avesse uno slancio epico.

 



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming