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Ci ha lasciato Andrea G. Pinketts, scrittore, viveur e personaggio straordinario

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A soli 57 anni se n'è andato, stroncato da un tumore, il notissimo e amato autore milanese, che solo due settimane fa mesi fa salutava in un video il Noir in Festival con ottimismo e autoironia.

Ci ha lasciato Andrea G. Pinketts, scrittore, viveur e personaggio straordinario

Dopo la scomparsa nel 2016 di Tecla Dozio, fondatrice della leggendaria Libreria del Giallo La Sherlockiana di Milano, e la recentissima morte prematura, a 64 anni, del traduttore, saggista e curatore di Urania Giuseppe Lippi, un'altra bruttissima notizia colpisce il mondo della letteratura italiana, ed è anche questa legata a quel nucleo di intellettuali lombardi che tanto hanno dato alla riscoperta del genere nel nostro paese. A soli 57 anni ci ha lasciato ieri 20 dicembre quel personaggio larger than life che è sempre stato lo scrittore Andrea G. Pinketts (all'anagrafe Andrea Giovanni Pinchietti), anche lui stroncato da un tumore contro cui combatteva da tempo senza mai arrendersi, com'era tipico del suo carattere.

Noto per i suoi romanzi, che avevano spesso al centro il personaggio/alter ego di Lazzaro Santandrea, dal suo primo libro, "Lazzaro, vieni fuori" del 1991, uscito anche come Audiobook letto da lui stesso proprio quest'anno, all'ultimo, "La capanna dello zio Rom", del 2016, lo era altrettanto se non di più come personaggio televisivo: era apparso, imponendo sempre la sua personalità, ne La pupa e il secchione e soprattutto in quel programma tra il serio (poco) e il faceto (molto) che era Mistero, dove diceva la sua a bordo di una barca, abbigliato come una via di mezzo tra Corto Maltese e un vecchio bucaniere. Nel 1987, quando era ancora sconosciuto ai più, ma era già molto noto nella sua città natale, aveva ricoperto il ruolo di un giornalista in Via Montenapoleone di Carlo Vanzina. Di recente aveva fatto perfino una comparsata nel cult trash The Lady 2 di Lory Del Santo. La sua era una presenza impossibile da ignorare, e definirlo scrittore appare un po' riduttivo per uno che era anche e quasi sempre un personaggio.

Chi scrive l'aveva conosciuto sul finire degli anni Ottanta al mai troppo rimpianto MystFest di Cattolica, dove, ancora prima di ricevere nel 1989 il Premio Gran Giallo Città di Cattolica con "Il punto di vista del licantropo", per il miglior racconto inedito, e di entrare in seguito nella giuria del premio, era una presenza fissa. Il primo impatto non fu certo positivo: caciarone, egocentrico, rumoroso e a volte inopportuno, elevava la sua voce stentorea ovunque, infiltrandosi anche in conversazioni in cui non era invitato. Spesso alticcio, sempre allegro, già col sigaro in mano, a volte risultava un po' fastidioso. Tanto che evidentemente, notando la mia silenziosa ma evidente disapprovazione, un giorno si avvicinò a me nel bar che tutti frequentavamo e con la sua consueta franchezza mi disse: "io a te ti sto un po' sul cazzo, vero?". Si capiva che la cosa gli dispiaceva e, dopo una bella risata, i nostri rapporti divennero cordiali e rispettosi. Racconto quest'episodio perché sono sicura che gli sarebbe piaciuto essere ricordato per quello che era, con i pregi e i difetti che non tentava di nascondere ma che sapeva attenuare se capiva di aver esagerato, una dote che non molti hanno.

Non lo incrociavo da tempo, ma sapevo da amici milanesi che non se la passava bene. Ne era sempre uscito però, e speravo che ce la facesse anche questa volta. Dispiace davvero molto quello che ha dovuto passare prima di andarsene, di cui parla senza problemi in questo commovente video di 4 mesi fa, intitolato Pinketts is Back!, quando sperava di esserne finalmente uscito. Purtroppo il suo fisico, già provato, ha perso l'utima battaglia. Solo due settimane fa, infine, aveva parlato anche di chi non c'era in più ma della voglia di tornare, di sé e del suo alter ego Lazzaro Santandrea, nel suo saluto al Noir in Festival, col consueto indomito spirito.

Un abbraccio ai famigliari, alle sue donne, agli amici, ai collaboratori, a tutti quelli che lo hanno frequentato e conosciuto: di certo una personalità così ruggente lascia un vuoto difficile da colmare. Il miglior modo di salutarlo è alzare il calice in sua memoria.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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