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C'era una volta a Hollywood: cos'è e com'è il "primo romanzo" di Quentin Tarantino

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Abbiamo letto il primo lavoro letterario di Quentin Tarantino, C'era una volta a Hollywood, originale mix tra romanzo, sceneggiatura e novelization, e senza spoiler vi diciamo perché vale la pena di leggerlo se avete amato il film.

C'era una volta a Hollywood: cos'è e com'è il "primo romanzo" di Quentin Tarantino

In un'intervista lunghissima, intima e molto approfondita rilasciata all'amico Mike Fleming, giornalista di Deadline, che vi consigliamo di leggere (https://deadline.com/2021/07/quentin-tarantino-once-upon-a-time-in-hollywood-novel-retirement-fatherhood-brad-pitt-leonardo-dicaprio-bruce-lee-1234796654/ e se non conoscete l'inglese, Google traduttore è molto migliorato), Quentin Tarantino entra, tra le altre cose, nel merito della sua passione per le novelization dei film, in relazione al suo “primo romanzo”, "C'era una volta a Hollywood". Per molti di noi, il racconto scritto di quel che abbiamo visto al cinema, affidato a volte ma non sempre agli autori della sceneggiatura originale, è solo un modo facile e poco artistico per capitalizzare sul successo di un film, ma il buon Quentin cita nomi, cognomi e circostanze e con la sua enciclopedica conoscenza del settore dimostra che ci sono stati addirittura casi in cui ci si è distanziati a tal punto dalla storia vista sullo schermo, che il re-immaginarne personaggi o circostanze l'ha resa addirittura migliore. Per un cinefilo come lui, questo prolunga e rende più reale il piacere della visione. Cos'è dunque C'era una volta a Hollywood in edizione cartacea?

C'era una volta a Hollywood: romanzo o...?

Dopo averlo letto nello slang originale (siamo sicuri che quella pubblicata da La nave di Teseo sia un'ottima traduzione), quello che ci risulta più evidente è la sua natura ibrida, che può deludere alcuni fan del film ma che a nostro avviso ne arricchisce invece, come dicevamo sopra, l'esperienza della visione. Chiunque segua l'opera di Tarantino sa che i suoi film, man mano che l'autore è cresciuto e maturato, non sono solo quello che vediamo al cinema ma continuano a vivere dentro di lui, nel mondo della sua immaginazione. Quando lo incontrammo all'epoca di Bastardi senza gloria, parlando della genesi del film ci disse:

Avevo già delineato i personaggi e parte della storia, ma soffrivo dell'esatto contrario del blocco dello scrittore, cioè non riuscivo a smettere di scrivere. Era diventato un'opera fluviale, avrei potuto farne una miniserie in 10 puntate, un romanzo, ma era tutto fuorché un film... a un certo punto, sia pure a malincuore, dopo tanti anni ho dovuto metterlo da parte e ho fatto Kill Bill e poi nel 2008 l'ho ripreso e in cinque mesi l’ho scritto di getto, partendolo dal capitolo 3. E’ nato così com'è ora, diviso in capitoli (una struttura da romanzo che mi è sempre piaciuta), con le sue storie e i suoi personaggi.

Cosa c'è e cosa manca nel romanzo di C'era una volta a Hollywood

Quindi il materiale espunto dal film è tantissimo, ma in quello, come in altri casi, fa parte a pieno titolo della storia e del background dei personaggi, e visto quanto è stato amato C'era una volta a Hollywood, come racconta a Fleming, Tarantino ha deciso di trasformarlo in altro, approfondendo alcune parti che avrebbero appesantito e allungato il film ma che per lui erano importanti. E quali sono queste parti? Sarà forse una sorpresa per i lettori che il “romanzo” faccia riferimento a un certo punto e solo en passant alla tentata strage della Manson Familu nella villa di Tate e Polanski e a quella riuscita di Cliff e Rick, che chiude il film su una nota di speranza. Il libro non ha un climax, ma conclude con una lunga conversazione al telefono tra Rick/Caleb e Trudy/Mirabella in cui i due attori provano la scena fondamentale che dovranno recitare insieme il giorno dopo nel pilot di Lancer. Nel mezzo, ci sono episodi che abbiamo visto nel film in versione più breve o molto più lunga, come Sharon Tate che va a vedersi al cinema e le conversazioni tra Rick e Marvin Schwarz e la visita di Cliff Booth allo Spahn Ranch (senza scazzottata finale). Anche la cronologia è ondivaga, e inserisce qua e là momenti inesistenti nella versione cinematografica, come un bellissimo momento sul set di un B-movie tra Cliff e l'attore alcolizzato e guardato a vista Aldo Ray. Ci sono lunghe escursioni sull'alcolismo di celebri attori e un fantastico dialogo tra Rick e il Johnny Madrid di Lancer, Jim Stacy (scomparso nel 2018), che è uno dei migliori what if mai partoriti dalla mente di Quentin Tarantino, in cui l'attore spiega perché non aveva mai avuto chance di ottenere il ruolo di protagonista de La grande fuga al posto di Steve McQueen e dei tre Georges, Peppard, Maharis e Chakiris.

L'alcolismo e il bipolarismo di Rick hanno altrettanto risalto della biografia di Cliff Booth, di cui scopriamo proprio tutto (ripensando a Brad Pitt, pur biondo e bello come descritto nel libro, non lo troviamo molto corrispondente a quello che viene fuori da questo approfondimento), inclusa la storia della cagna Brandy, la sua bizzarra cinefilia, i traumi di guerra e il suo sessismo. Sono uomini di un'altra epoca questi, che approfittano della libertà sessuale dell'epoca sostenuta dal movimento hippy (che disprezzano) e non si fanno troppi scrupoli a considerare la donna come oggetto. Cos'è dunque C'era una volta a Hollywood in versione cartacea? Una novelization, una sceneggiatura alternativa, un romanzo western? È un po' tutte queste cose, e forse non ci dice tutto quello che vorremmo sapere, ma per chi ha amato il mondo raccontato con tanta precisione da Tarantino nel film è un soddisfacente companion, una tranche de vie di una Hollywood al bivio tra due epoche e ancora inconsapevole di quello che sta per accadere, un'avventura piena zeppa di particolari della cultura americana a noi spesso ignoti, una dichiarazione d'amore al cinema, alla tv e a tutti quelli che non ce l'hanno veramente fatta ma che hanno lottato per conquistarsi un pezzo di paradiso nella terra dei sogni, infelici e sconfitti, ma consapevoli di fare il lavoro più bello del mondo, quello dell'attore.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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