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Unbroken in Blu-ray: intervista a Garrett Hedlund e Finn Wittrock

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I due attori parlano della loro esperienza sul set con Angelina Jolie e Jack O'Connell

Unbroken in Blu-ray: intervista a Garrett Hedlund e Finn Wittrock

Unbroken di Angelina Jolie è da oggi disponibile in digital download sui principali portali, nonché in Blu-ray e dvd, con vari extra: scene Eliminate, le featurette "Dentro Unbroken", "Il Vero Luis Zamperini", "Il concerto di Miyavi per il cast e la troupe", il "Teatro nel campo di prigionia: Cenerentola" e "Il percorso di Louis verso il perdono”.

Prima di lasciarvi all'intervista con due degli interpreti, Garrett Hedlund e Finn Wittrock, ricordiamo che il film è la storia dell'eroe di guerra Louis “Louie” Zamperini. Insieme ad altri due membri del suo equipaggio riuscì a sopravvivere su una zattera per 47 giorni, dopo un disastroso incidente aereo durante la Seconda Guerra Mondiale. Tirato in salvo da una nave nemica giapponese, venne catturato insieme ai suoi commilitoni e spedito in un campo di prigionia dove trascorse parecchi anni prima di far ritorno in patria.

Quando siete stati presi per la parte, avete studiato la storia dal libro di Laura Hillenbrand o la conoscevate già?

Finn Wittrock (Mac):  Penso che Garrett Hedlund la conoscesse prima di me, per me il romanzo è stato un continuo punto di riferimento, sia per le informazioni sia per l’ispirazione. È stata una sorta di Bibbia!

Garrett Hedlund (Fitzgerald): Avevo già conosciuto la storia da qualche documentario visto qua e là, ma il libro ha sicuramente dato più spessore ai personaggi, grazie anche alle ricerche fatte da Laura Hillenbrand che ci hanno permesso di conoscerli meglio. Angelina Jolie era in contatto con i familiari di alcuni dei personaggi; quello che ho interpretato, John Fitzgerald, teneva un diario che è stato consultato anche dalla Hillenbrand e che il produttore Matthew Bear mi ha consegnato prima delle riprese. Mi è stato di grande aiuto, ma sicuramente il romanzo è stato formidabile.

Come è stato l’incontro con Louis Zamperini? Una situazione privata, informale o c’erano molte persone?

FW:  C’ero solo io con il produttore Bear, la figlia di Louis, Cissy, e Louis stesso.
GH:  Anche per me.
FW: Era a casa sua, una situazione non formale. Era una situazione curiosa: un uomo che ha vissuto una vita incredibile e che incontra questi attori che interpreteranno persone dal suo passato…

Secondo voi cosa ha pensato la prima volta che vi siete incontrati?

FW:  Che strano deve essere – ho pensato – arrivare a 96 anni dopo una vita meravigliosa e vedere questi ragazzini che bussano alla tua porta per interpetare la tua vita.
GH:  È un po’ pericoloso,. Se fossi stato in lui, mi sarei detto “M chi ti credi di essere?”
FW:  (ride)
GH:  Però credo non lo abbia pensato sul serio perché in fondo ha compreso la profonda ammirazione che abbiamo per la sua storia e la sua avventura. Sedersi e ritirare fuori eventi e storie dal passato, è da ammirare soprattutto alla sua età… parliamo di cose successe 70 anni fa!
FW:  Aspettava questo film dal 1952.  È un californiano, ama Hollywood.  Penso che si vedesse come una parte del progetto.

Tra voi due e Jack O’Connell, che interpeta Louis Zamperini, c’è stato un feeling immediato o avete dovuto lavorarci su?

FW: È succeso tutto molto velocemente, avevamo poco tempo ed abbiamo fatto alcune prove prima, oltre a digiunare. Il fatto di essere tutti e tre sotto una dieta rigida ci ha uniti subito, ha creato uno spirito di cameratismo. Ho provato a digiunare prima per due mesi a NY, da solo, ed è una città che non te lo permette! Invece insieme è stato più semplice.

È stato d’aiuto avere un’attrice come regista?

GH:  Angelina Jolie è in grado di empatizzare con la situazione in cui si trova l’attore, di vederla. Capisce tutto l’impegno messo prima delle riprese, inclusi i mesi passati a perdere peso. Niente di questo va perso con Angie e lei apprezza molto; se qualcuno di noi faceva ricerche personali sul personaggio ed aveva qualcosa da dire, lei era entusiasta di includerlo nel film ed apprezzava il nostro lavoro. Inoltre il fatto che noi ci ispirassimo a Louis Zamperini e che lei fosse così vicina a lui, ha fatto sì che fossimo un team affiatato che lavorava per far conoscere a tutti questa meravigliosa storia e far sì che fosse di ispirazione per altri.

FW:  Beh, innanzitutto lei ha fatto un casting molto approfondito ed estensivo, per cui una volta scelti, era molto probabile che i membri del team fossero quelli giusti. Penso che spesso i registi-attori cerchino solo di mostrarti come loro farebbero quella scena, ma con Angelina non è stato affatto così. Ci chiedeva invece quale fosse istintivamente il nostro approccio alla scena, per poi analizzarla insieme ed investigarla in profondità.

 

 

Come è stato girare le scene di cameratismo ed affetto tra di voi, come quella tra Garrett Hedlund (Fitzgerland) e Jack O’Connell (Louis Zamperini) negli alloggi militari?

GH: Il contrasto tra i momenti di dolore e sofferenza fisica e quelli di “fratellanza” fa apparire questi ultimi come una boccata d’aria fresca ed era emozionante girarli. Riguardo quella scena tra Louis e John, ne eravamo particolarmente felici perché avevamo visto Louis soffrire ed essere torturato e sapevamo che non se lo meritava.

FW:  Riguardo la storia di Mac, credo che la vicenda dello squalo e poi la sua morte fossero come una catarsi prima della fine. E così nella mia testa mi ero preparato quella scena come il culmine della sua vicenda personale. Ma penso che in effetti il vero significato del film sia dato da queste scene di cameratismo e fratellanza, non dalla tortura, ma da scene come quelle di John Fitzgerald nella caserma. Ed alcuni momenti nel rapporto tra Louis e Watanabe, in cui viene fuori la loro umanità, rende il film non una storia di guerra ma una storia di uomini.

Come avete fatto per lasciare sul set tutti quei momenti di sofferenza in cui avete visto precipitare Jack O’Connell/Louis?

FW: Quando sei coinvolto in scene emotivamente intense, di grande dolore, c’è come una lotta interna a te, come fai a lasciare tutto sul set e dimenticartene? Ma non puoi lasciare che queste cose ti coinvolgano totalmente. A volte ti appoggi ai tuoi colleghi per non dover restare solo dopo questi momenti difficili.

GH:  Sì, ti rimane sempre qualcosa. Affronti questi “viaggi”, poi torni alla tua vita vera e non sai come parlarne, come spiegarlo, vuoi solo un po’ di riposo. È sempre difficile sul momento affrontare queste scene così intense ma ora ho abbastanza esperienza da potermi rassicurare, perché sono momenti che passano, cerco di dare tutto sul momento. Se ti lamenti, un anno dopo le riprese ti guarderai indietro e penserai “Perché non sono riuscito a sopportarlo e a dare semplicemente il meglio di me?” L’importante è non fare o dire qualcosa di cui uno potrebbe poi pentirsi, saper gestire lo stress finché non è il momento di andare a casa.

Si dice che Miyavi - Takamasa Ishihara (Watanabe) non ha interagito molto con voi per restare focalizzato e concentrato sul suo personaggio. È vero? Come hai lavorato con lui?

GH:  Miyavi ha dato un grande apporto al film, ti chiedevi sempre cosa sarebbe successo dopo: era imprevedibile! Dopo le riprese ha rilasciato interviste dicendo quanto fosse nervoso sul set e quanto la storia lo abbia fatto star male, ma sul set nulla di tutto questo era visibile. Per questo lo rispetto molto come artista.

Finn Wittrock: hai girato prima la sequenza della zattera, hai fatto una pausa e poi sei tornato a lavorare sul set quando eri “in carne”; come è stato tornare nel contesto della guerra?

FW:  Beh, sì, è stato come la notte e il giorno, perché prima abbiamo girato la fase finale della zattera, che era il momento di maggiore sofferenza fisica ed emotiva, poi quando sono tornato abbiamo girato le scene sull’aereo. Erano molto divertenti perché sparavamo dall’aereo e ci sentivamo un po’ come dei ragazzini che giocano. Per alcuni dei colleghi era il primo film, eravamo in Australia su un set fantastico: era normale che ci fosse molta euforia! E poi siamo tornati sulla zattera e le cose si sono fatte di nuovo tristi (ride).

Perché pensate che il personaggio di Finn Wittrock, Mac, non ce l’abbia fatta e quello di Garrett Hedlund, Fitzgerald, sì?

GH:  Ho riflettuto sul tema della colpa, il fatto che causi così tanto stress in noi.Vedo attorno a me persone che non riescono a liberarsi da un ingiustificato senso di colpa, che peraltro si portano dietro per aver fatto qualcosa che è sbagliato solo ai loro occhi e non agli occhi degli altri. Mac (Finn Wittrock) non ha nulla o nessuno da cui tornare a casa, non ha una mamma che cucini per lui, ascolta quello che dicono gli altri e pensa “Sì fantastico, non ho mai avuto nulla di simile”. 

FW:  E se sei un orfano e non sai chi cucinerà il tuo prossimo pasto, a volte potresti arrenderti. Il suo senso di colpa lo dissocia in qualche modo dai suoi compagni ed è questo che lo ha ucciso prima di tutto nella sua testa, e poi anche nel corpo.

GH:  Mentre Fitzgerald, il personaggio che interpreto, aveva un bambino ed una moglie a casa, per cui ha qualcuno per cui combattere. Si dice che gli uomini con più figli vivano più a lungo, e quelli senza figli muoiono prima. Quindi essere un marito e un padre è stato per lui un incentivo a lottare e tornare a casa sano e salvo. 

C’è qualche scena tagliata che secondo voi dovrebbe essere inserita nella versione home video del film?

FW: Beh, il materiale arrivato in sala di montaggio durava tre ore. Quindi qualcosa è stato sicuramente tagliato! Ma non credo che le scene essenziali siano state messe da parte. Però c’era una scena deliziosa in cui Domnhall Gleeson (Phil) parla della moglie rimasta a casa, questa era una bella scena.

GH:  Noi ragazzi abbiamo girato delle scene in cui mangiamo riso o abbiamo atteggiamenti camerateschi, ma penso che una volta finito il montaggio l’essenza di queste scene, anche se tagliate, traspaia comunque dal film. Se penso alle scene girate, mi viene in mente quella in cui vengo picchiato da Miyavi - Takamasa Ishihara (Watanbe) (ride), a volte con un bastone di bamboo. Era il Comandante che cercava di far fronte al nemico, una sorta di citazione della Convenzione di Ginevra, cercava di proteggere i suoi commilitoni e le prendeva anche per loro!

FW:  Peccato poi che Jack O’Connell (Louis Zamperini) non riesca a baciare la ragazza! Era nella preview, ma poi lo hanno eliminato! (ride)

 

 

 



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