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Trash in blu-ray - Baraccopoli da schermo passando per The Millionaire

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Esce il film di Stephen Daldry e riflettiamo su un'ambientazione, da West Side Story a District 9

Trash in blu-ray - Baraccopoli da schermo passando per The Millionaire

Come ogni giorno, Rafael e Gardo, due ragazzini di una favela di Rio, cercano fra i rifiuti di una discarica locale e non possono immaginare che il portafoglio appena trovato cambierà le loro esistenze per sempre, realizzando di avere in mano qualcosa di veramente importante solo quando si presenta la polizia, disponibile addirittura a offrire una generosa ricompensa per la restituzione.
Con l’amico Rato che si aggiunge ai due per affrontare una straordinaria avventura, scappare dalle forze dell’ordine e scoprire i segreti contenuti nel portafoglio, si costruisce su questo plot Trash (2014) di Stephen Daldry (nominato al Premio Oscar per Billy Elliot), sceneggiato da Richard Curtis (una candidatura all’Oscar per la sceneggiatura di Quattro matrimoni e un funerale) e tratto dall’omonimo romanzo per bambini scritto da Andy Mulligan.

Impreziosita da un cast che, oltre ai tre meninos de rua Rickson Tevez, Luis Eduardo e Gabriel Weinsteo, annovera Martin Sheen e Rooney Mara, è un'emozionante storia di libertà e speranza presentata all’ultimo Festival internazionale di Roma – dove ha vinto il Premio BNL del pubblico al miglior film – e recentemente nominata ai BAFTA Awards nella categoria relativa al miglior film straniero.
Emozionante storia che approda in dvd e Blu-ray oggi sotto il marchio Universal Pictures Italia, trasportando lo spettatore nel degradato e tutt’altro che ricco e roseo delle baraccopoli che, denominate anche favelas, slum o bidonville, non poche volte hanno avuto modo di fare da scenografia nell’ambito di racconti su celluloide.

Infatti, se già vi si accennava nel super classico del muto Intolerance (1916) di David Wark Griffith, atto a descrivere come, in quattro momenti cruciali per la storia dell'umanità, l'intolleranza abbia giocato un ruolo fondamentale nella rovina delle società, non possiamo certo dimenticare Strada sbarrata (1937) di William Wyler, film gangsteristico a sfondo sociale, e I figli della violenza (1950) di Luis Buñuel, con la sua storia di criminalità ambientata alla periferia di Città del Messico.

E, mentre West Side Story (1961) di Jerome Robbins e Robert Wise provide a rileggere in chiave musicale l’amore di Romeo e Giulietta trasferendolo nei quartieri poveri di New York, il sottovalutato (all’epoca) Soy Cuba (1964) di Mikhail Kalatozov affrontò le miserie della popolazione cubana e la sua voglia di riscatto dal regime di Batista attraverso una struttura comprendente un prologo e quattro episodi.


Un ragazzino di dieci anni finito in una Bombay tutt’altro che priva di tossicodipendenti, prostitute e delinquenti assortiti fu protagonista di Salaam Bombay! (1988) di Mira Nair, oltre dieci anni prima che Alejandro González Iñárritu inscenasse in Amores perros (2000) tre vicende riguardanti persone di diverse estrazioni sociali – da un povero a un sicario, passando per una modella – che interagiscono con cani, ma destinate ad intrecciarsi fra di loro.

Lo stesso Alejandro González Iñárritu che si è poi occupato di Biutiful (2010) con Javier Bardem, storia di un padre di famiglia che, oltre a vivere a Barcellona guadagnandosi da vivere procurando lavoro ad immigrati clandestini, inoltre si occupa dei suoi due figli in quanto l'ex-moglie Marambra è inaffidabile ed affetta da disturbo bipolare.
Orchestrato tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, invece, City of God (2002) di Fernando Meirelles (in un certo senso avvicinatosi all’argomento anche con il thriller The constant gardener – La cospirazione, del 2005) trasforma la favela di Cidade de Deus nel palcoscenico delle vite parallele di due tredicenni mossi da ambizioni diverse: uno vorrebbe diventare fotografo, l’altro il più temuto criminale della città.


Ma è impossibile non citare il pluripremiato agli Oscar The millionaire (2008) di Danny Boyle, incentrato sui successi conseguiti in un quiz televisivo da un ragazzo cresciuto nelle baraccopoli di Mumbai, e Il suo nome è Tsotsi (2005) di Gavin Hood, con capobanda diciannovenne di Johannesburg che finisce per doversi occupare in totale precarietà del neonato di una donna che ha appena ucciso.
Sempre rimanendo in tema di criminalità, Tropa de elite – Gli squadroni della morte (2007) di José Padilha segue le imprese del BOPE, battaglione per le operazioni speciali della Polizia Militare dello Stato di Rio de Janeiro, Bordertown (2006) di Gregory Nava narra i veri fatti delle numerose donne assassinate a Ciudad Giuárez con un cast comprendente Jennifer Lopez e Antonio Banderas, e Once were warrios – Una volta erano guerrieri (1994) di Lee Tamahori denuncia le condizioni di degrado di molte famiglie disagiate residenti nella periferia neozelandese di Auckland.



Infine, un Mel Gibson rapinatore stringe amicizia con un bambino fumatore (!!!) in un carcere di Tijuana che è un vero e proprio villaggio-baraccopoli in Viaggio in paradiso, mentre District 9 (2009) di Neill Blomkamp vede addirittura gli alieni stipati in una struttura del genere...





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