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Creed II in Blu-ray e 4K, la nostra intervista al pugile Giovanni De Carolis

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In occasione dell'uscita del sequel con Sylvester Stallone in home video, discutiamo di sport e cinema con un campione.

Creed II in Blu-ray e 4K, la nostra intervista al pugile Giovanni De Carolis

In occasione dell'uscita in Blu-ray, Ultra HD 4K e dvd di Creed II, sequel interpretato da Sylvester Stallone (Rocky Balboa) e Michael B. Jordan (Adonis Johnson), abbiamo chiacchierato con un pugile vero, Giovanni De Carolis, campione mondiale dei pesi supermedi.
Prima di lasciarvi all'intervista, vi ricordiamo che nella sua versione fisica Creed II offre tra i contenuti extra scene eliminate e featurette dedicate alla storia di Rocky, alle donne del film, ai personaggi e agli attori che li portano sullo schermo

Per cominciare, domandiamo a Giovanni se abbia visto tutta la saga di Rocky. La risposta è naturalmente affermativa, anche se Rocky non è stato il motivo per cui ha scelto la boxe. Anzi, ha scoperto il pugilato per caso, mentre si trovava in palestra per irrobustirsi in previsione di una carriera da calciatore: gli allenamenti, quel mondo, lo hanno sedotto subito, quando aveva 16 anni. L'interesse per la boxe si è acceso davvero allora, quando però lo "zoccolo duro" dei film di Rocky era già uscito (parliamo qui dei primi cinque lungometraggi, prima del recupero del personaggio da parte di Sly nel 2006 con Rocky Balboa).

"Ma non mi sono innamorato della boxe vista, mi sono innamorato della boxe provata", specifica Giovanni. Come viene reso lo sport in questi film? Qual è l'aspetto più realistico? La necessità di avere accanto degli affetti, "l'energia positiva delle persone più care", dai parenti agli amici passando per la tua compagna. "Senza è come salire senza un braccio, anzi senza tutte e due le braccia". Aspetto meno realistico? L'esasperazione degli atterramenti e dei sanguinamenti, "forse più attuale negli anni Trenta". Molte cose non rispecchiano i metodi di allenamento di oggi... e forse nemmeno di ieri: "Se prendi sei uova e vai subito ad allenarti, vomiti!". Forse fu l'idea dello Stallone bodybuilder a suggerire quel messaggio (e secondo De Carolis può essere un problema per i ragazzini che guardino il film e lo imitino senza una supervisione).


Il messaggio di Stallone comunque era centrato: superare i propri limiti. Giovanni De Carolis non ha dubbi: il pugilato è la migliore rappresentazione di questo concetto. "Il combattimento contro un altro uomo è qualcosa di antico. Tutto quello che vuoi fare al tuo avversario lui vuole farlo a te. Pare che l'essere rabbioso ti avvantaggi, ma quando subisci un colpo pesante, il corpo va in tilt e cominciano le incertezze. Superare questa difficoltà è una metafora della vita di tutti i giorni. Una cosa che fa parte di noi da sempre viene rappresentata attraverso questo sport. Un pugile arriva a buoni livelli non solo perché è bravo, ma perché ha una buona testa, una buona motivazione, delle persone accanto che gli vogliono bene."

A proposito invece di vittorie, cosa si prova a sollevare una cintura? "Ci ho messo tre mesi a rendermi conto di quello che stava succedendo, per me era un sogno ricorrente, prima lontanissimo, poi a ogni passo sempre più vicino. Poi c'erano le sconfitte che mi ci allontanavano". Non solo: si attraversano problemi, anche economici, alcune persone ti stanno accanto, altre si allontanano e poi ritornano, sottrai tempo a loro. "La cintura è il simbolo del raggiungimento, non del titolo mondiale, ma dell'aver superato tutte le difficoltà che la vita ti ha messo davanti."


Far ripartire la saga di Rocky con i due Creed non era facile: non solo è un pezzo di storia del cinema, ma "Rocky" è un nome che viene riconosciuto da tutti, persone anziane e giovanissimi, anche chi non segue lo sport. Secondo Giovanni, Creed e Creed II riescono ad attualizzare un po' le tematiche, scegliendo realmente pugili di alto livello. Per De Carolis, gli autori sono riusciti a mantenere lo stesso spirito narrativo, ma assicurando contenuti tecnici migliori.

Per finire, ha un consiglio da lasciare a chi si senta messo al tappeto? "Non bisogna aspettarsi di risalire velocemente, ognuno ha i suoi tempi. Devi accettare la possibilità che le cose non vadano sempre bene. Tutti vogliamo uscire sempre vincenti, ma attraverso le difficoltà e le sconfitte riusciamo a migliorarci, capiamo i nostri difetti. Perdere aiuta la conoscenza. La sconfitta fa parte del percorso, è un passaggio da superare. Io prima di vincere il titolo mondiale ho perso sette volte. Se avessi mollato, non avrei mai vinto il titolo mondiale. Bisogna crederci fino in fondo, le motivazioni devi cercarle dentro te stesso."

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