Bergman 100: la vita, i segreti, il genio - un documentario sul grande regista svedese

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Bergman 100: la vita, i segreti, il genio - un documentario sul grande regista svedese

Oltre a Il settimo sigillo, in una versione restaurata in 4K che speriamo di vedere al più presto anche nei cinema italiani, pochi mesi fa il Festival di Cannes ha voluto celebrare il centenario della nascita di Ingmar Bergman (che cade, a voler esser precisi, il 14 luglio) con due documentari: il primo è il Searching for Ingmar Bergman diretto da Margarethe Von Trotta, proiettato un paio di settimane fa anche al Cinema Ritrovato di Bologna; il secondo, invece, s'intitola - nella sua versione italiana - Bergman 100: la vita, i segreti, il genio.
Diretto da Jane Magnusson, che già in passato aveva realizzato una serie di documentari televisivi da 60' minuti dedicati a uno dei più grandi e influenti registi della storia del cinema, Bergman 100 rintraccia nel 1957 l'anno più produttivo (follemente produttivo, verrebbe da dire) della sua carriera: quello che ha aperto quella finestra di sei anni, durata fino al 1963, nella quale si è creata e solidificata la statura mitologica di questo autore, con film come appunto Il settimo sigillo, Il posto delle fragole, La fontana della vergine, Luci d'inverno e Il silenzio, solo per citarne alcuni; ma anche con numerosissimi altri lavori radiofonici, televisivi e teatrali, tra i quali spicca il celeberrimo Peer Gynt da cinque ore che andò in scena al Teatro Nazionale di Malmö proprio l’8 marzo del ‘57.

Quell’anno, pur non essendo un puro pretesto, è per la Magnusson un riferimento dal quale andare e venire, una sorta di baricentro stabile che le permette di oscillare avanti e indietro nel tempo per ricostruire - lungo i 117 minuti del suo documentario - non solo la straordinaria carriera di Bergman e la grande influenza della sua opera in Svezia, in Europa e in tutto il mondo, ma anche e forse soprattutto, come suggerito dal titolo, vita e misteri (meglio: vita e lati oscuri) di quello che, se è stato un genio, lo è stato forse anche per via di un carattere ai limiti dell’impossibile, e di un’umanità quantomeno discutibile.
Qui, ancor più di quanto non fosse nel film della Von Trotta, sta il vero punto d’interesse di un documentario comunque ritmato e appassionante, anche per coloro che avessero scarsa dimestichezza col cinema di Bergman: nel racconto senza sconti di una personalità complessa che spalanca la porta a una questione spesso dibattuta e mai realmente risolta. La grandezza artistica comporta inevitabilmente un prezzo da pagare nel privato, per sé e per le persone che la circondano? Manie, paranoie, ossessioni e idiosincrasie alimentano il genio?
In altre parole: per essere dei grandi, bisogna necessariamente essere degli stronzi?

La risposta, con tutta probabilità, è: “no, non necessariamente.”
Anche se non la stronzaggine pura, magari, ma un bel po’ di pelo sullo stomaco e un tot di sano (?) egoismo aiutano di certo a trovare quella concentrazione, quella dedizione e quel tempo per dedicarsi con tutto te stesso alla tua opera e alla tua creatività che chi magari pensa prima alla famiglia, o agli amici o ai doveri altri non può trovare allo stesso modo.
Anche se i tormenti personali, più o meno rielaborati, possono senz’altro fornire materiale e carburante per lo sviluppo di una creazione artistica personale e coinvolgente.
Ma se esistono esempi di grandi artisti capaci di conciliare vita e lavoro (per semplificare), di certo Ingmar Bergman non è stato uno di loro, e il documentario di Jane Magnusson lo racconta chiaramente; e lo verbalizza in maniera inequivocabile Liv Ulmann, che del regista fu musa e amante: perché se esisteva un uomo che nel privato era dolce e divertente, quando quest’uomo diventava "Ingmar Bergman", la separazione che metteva tra lui e il resto del mondo, affetti compresi, era nettissima.
Senza contare poi che era lo stesso regista ad ammettere candidamente di essere stato un padre assente, di non aver mai saputo quanti anni avessero in un certo determinato momento i mille figli avuti da tante donne diverse; o di non aver mai sentito davvero la loro mancanza, al contrario di quella dei suoi attori, come raccontato dal figlio Daniel nel film della Von Trotta. “Sarebbe civetteria,” dice il regista, anziano, nel documentario della Magnusson, esprimere tardivamente dolore o rimpianto per come si è comportato con la famiglia, mettere il suo dolore davanti a quello degli altri: e lo dice con uguali sincerità e furbizia.

Assenze familiari a parte, Bergman 100 mette in scena il ritratto di un uomo che, con i criteri di oggi e specie con quelli di questi ultimi mesi, è al limite dell’impresentabile, della denuncia, della messa alla gogna dei social e dei media: perché Ingmar Bergman da ragazzo ebbe simpatie naziste; perché fu donnaiolo, ma anche gelosissimo, e a volte violento con le sue compagne; perché il suo modo di trattare a volte i collaboratori era quasi un abuso; perché l’uso che fece, soprattutto in patria, del suo potere fu sproporzionato forse ma manipolatorio certamente.
Bergman è stato anche un bugiardo, sì, ma un bugiardo quasi candido nel modo sfacciato e consapevole e reiterato in cui lo faceva. Un uomo pieno di manie e di nevrosi, ma minato dall’insicurezza e dai dubbi anche all’apice della sua carriera, e che la solitudine l’ha forse cercata anche per non doversi mettere in gioco più di quando non avesse fatto attraverso il suo cinema e la sua scrittura.  Attraverso la sua arte entrata nella storia, come la Magnusson non perde occasione di sottolineare, alternando clip dei suoi capolavori alle immagini di repertorio, e alle interviste realizzate per l’occasione con amici e collaboratori dell’autore.
Se allora il miglior modo per ricordare un regista è e rimane sempre quello di riguardarne i film, l’opera, un documentario come Bergman 100 permette non solo di ripercorrerne rapidamente la carriera, ma anche di fornire materiale utile per capire come i riflessi e le ombre di questi tanti diversi  e contraddittori Ingmar Bergman si sono proiettati nelle sue storie e nelle sue immagini.

Bergman 100 è disponibile in home video e su piattaforme on demand dal 12 luglio distribuito da BIM, e sarà trasmesso in prima tv esclusiva su Sky Arte il 14 luglio, giorno del 100° anniversario della sua nascita.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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