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Styx: Shards of Darkness - Recensione

Un seguito capace di migliorare ulteriormente le già ottime fondamenta della serie.

Styx: Shards of Darkness - Recensione

p style="margin-bottom: 0.35cm"> Se mi si chiedesse di stilare una lista di alcuni dei giochi più sottovalutati sul mercato, la serie di Styx – sfortunatamente – sarebbe tra i primi nomi a venirmi in mente. Nati come prequel per Of Orcs and Men, Styx: Master of Shadow e Styx: Shards of Darkness non sono però giochi di ruolo ma bensì titoli d'azione improntati esclusivamente verso lo stealth. E che stealth!


Le ambientazioni sono ora molto più ricche.

Combattere con un pugnale?
Come nella vecchia tradizione del genere, di cui possiamo tranquillamente considerare Thief il maggior esponente, in Styx non c'è possibilità di combattere. Che voi uccidiate tutti silenziosamente o eludiate ogni guarda il denominatore comune rimane lo stesso: non farsi vedere. Questo elemento è così enfatizzato che il combattimento stesso non è altro che un pulsante per parare e uccidere l'avversario di contromossa. Un pulsante quasi impossibile da usare contro più di due nemici e che nelle difficoltà superiori è stato direttamente disattivato. Insomma, un modo pratico per “obbligare” i giocatori ad abbandonarsi all'oscurità, finendo così per produrre due titoli che – quanto a stealth game – superano drasticamente nomi più blasonati quale Dishonored, l'ultimo Splinter cell o il mediocre reboot di Thief.


La qualità delle cutscene non è delle migliori. Fortunatamente il gioco non ne risente.

Un sequel in tutto e per tutto
Già dai primi minuti di gioco è chiaro come Styx: Shards of Darkness costruisca sulle fondamenta del precedente capitolo, migliorando nettamente quasi ogni elemento di gioco, dal sistema di progressione alla più piccola meccanica di gameplay. Le animazioni sono ora molto più fluide che in precedenza, nei limiti dei titoli a basso budget, e l'intero flusso di gioco è stato sensibilmente migliorato, con azioni prima impossibili quali assassini in copertura e la possibilità di lanciare oggetti per distrarre i nemici.
È stato inoltre espansa la gestione degli oggetti consumabili, ora costruibili dovunque vi sia un tavolo da artigiano, tra i quali è possibile trovare una nuova varietà di oggetti, quali le mine all'acido o dei semplici grimaldelli, che limitano ora la quantità di porte che è possibile scassinare durante il livello. Allo stesso modo è stato rivisitato completamente l'albero delle abilità del nostro goblin, aggiungendo su quelle già apprese in passato una notevole quantità di bonus attivi e passivi, pensati per chi vuole completare il gioco senza vittime e chi vuole darsi allo sterminio più totale (ma sempre silenzioso).


La "quarta barriera" sarà praticamente inesistente con un personaggio come Styx.

Libertà al giocatore
A fare il ritorno anche gli ampi livelli che caratterizzavano il primo episodio, ora ancora più ampi e ancora più complessi. Ogni mappa offre al giocatore decine di nascondigli, anfratti, passerelle o punti su cui arrampicarsi, dando così la completa libertà di approccio verso gli obiettivi primari - e secondari – del capitolo. Si tratta insomma di un vero parco giochi per gli amanti dello stealth, che non hanno davvero nessun limite all'infuori della - giusta - impossibilità di combattere.
Per il resto, è ancora possibile trasportare cadaveri, dissolverli nell'acido o nasconderli in armadi e bauli. È possibile nascondersi in tombini o sotto ai tavoli ed è sempre ancora possibile fischiare per attirare l'attenzione.
L'IA, invece, non è sempre reattiva come si può sperare, ma la gestione dei rumori è stata migliorata sensibilmente, riducendo al minimo situazioni improbabili come guardie allarmate a km di distanza. Anzi, l'attenzione ai dettagli in questo Styx è tale che i tappeti e la muffa attutiscono ulteriormente i suoni, permettendovi di atterrare senza essere notati.


Villaggi, città, fortezze, aeronavi. Cyanide ha saputo correggere perfettamente il problema principale del primo Styx.

Mano al portafogli
Da quello che avete potuto leggere è chiaro come il team di sviluppo sia riuscito a gestire sapientemente le ulteriori risorse ricevuto per questo secondo capitolo. Sfortunatamente, per quanto riguarda la trama, non sono però riusciti a fare di meglio. Styx: Master of Shadow, raccontava dell'origine stessa di Styx, del suo creatore e del suo intimo rapporto con esso. Per forza di cose, in Styx: Shards of Darkness, non potevano fare altrettanto. Sia i personaggi che la narrazione degli eventi suggeriscono più l'inizio dell'avventura di Styx. Un “qualcosa” che si protrarrà nel tempo e – probabilmente – in altri seguiti.
Non che questo venga a nuocere, sia chiaro, in fondo la serie di Styx è improntata completamente alla nicchia del genere stealth, finché quello funziona, il resto va quasi da sé.


Il cibo avvelenato è il modo più discreto per uccidere il proprio obiettivo.



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