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For Honor - Recensione

Ci catapultiamo in una guerra millenaria per dirvi se vale veramente la pena combatterla!

For Honor - Recensione

Cos'hanno da spartire cavalieri, vichinghi e samurai? Niente, ed è probabilmente per questo motivo che in For Honor, questi tre popoli, trasportati improvvisamente su un altro mondo, hanno dato inizio ad una guerra millenaria, sotto agli sguardi divertiti di un qualche essere superiore. Una trama non particolarmente elaborata, che serve esclusivamente come sfondo per un gioco che, diversamente da quanto pubblicato da Ubisoft negli ultimi anni, o da qualsiasi altro publisher, riesce a sorprendere quanto a profondità delle meccaniche.


Le esecuzioni non deluderanno quanto a violenza.

Un'anima da picchiaduro
Ciò che infatti era difficile da immaginare, è che sotto l'aspetto apparentemente caciarone di For Honor, si nasconde una vera e propria anima da picchiaduro, con nulla da invidiare ad esponenti del genere quali Tekken o Street Fighter. Il sistema di combattimento riprende e migliora il freeform di Mount & Blade, rendendolo più leggibile e arricchendolo delle componenti tipiche del genere, con combo, link, parate, schivate, prese e contro-prese, sfornando un titolo con la quale – a forza di “ancora una” - sarà difficile smettere di giocare.
Il sistema di combattimento è inoltre avvicinabile da chiunque, senza però perdere quella complessità che viene ricercata da giocatori più hardcore.
Allo stesso modo, le cinque diverse modalità di gioco presenti per ora, sono pensate appositamente per soddisfare le diverse possibili fette di mercato: siete alla ricerca del tecnicismo, dell'esperienza da torneo? Il duello è la scelta più ovvia, senza equipaggiamenti aggiuntivi o poteri particolari. Siete interessati solo a menare le mani? Deathmatch ed Eliminazione fanno al caso vostro, uno incentrato sul numero di uccisioni, l'altro sul chi elimina prima la squadra avversaria. Cercate un'esperienza a metà? Non c'è niente di meglio del 2v2, semplicemente ricordatevi di rispettare le regole della cavalleria se non volete essere offesi in chat. Volete menare le mani ma con una serie da obiettivi da seguire? Dominio. Con i suoi tre punti da conquistare, centinaia di soldati da menare e due squadre da quattro giocatori.


La storia è superficiale, inserita per aggiungere contenuti.

Fantasia e realtà
Il gioco presenta tre fazioni, ognuna con 4 “lottatori” facenti parte di quatro categorie ben distinte, a loro volta differenziate in 3 pesi categoria: Avanguardia, Pesante, Assassino ed Ibrido. Ogni personaggio possiede ovviamente una serie di mosse ed abilità uniche, oltre ad un modo diverso di comportarsi in combattimento, ma condividono comunque alcune similitudini con personaggi di altre fazioni. Nobushi e Peacekeeper, tendono a sfruttare principalmente attacchi leggeri o tempestivi, per poi dileguarsi nel nulla, alcuni più pesanti come Lawbringer e Shoguki sono invece molto più metodici e riflessivi, costretti ad aspettare il momento giusto per punire gli errori dell'avversario.
For Honor offre quindi un roster quindi di 12 personaggi che, nonostante il numero ristretto, non ha nulla da invidiare agli altri picchiaduro quanto a varietà.


Anche se superficiale, la campagna offre bellissimi scorci di panorama.

Concentrazione ai massimi estremi
Ma come funziona il sistema di combattimento, nel dettaglio?
Nel combattimento vi sono 3 pose principali che stanno ad indicare la direzione da cui proviene l'attacco: due laterali ed una superiore. Al posizionamento della guardia nella stessa direzione, l'attacco viene automaticamente parato. Se si attacca poco prima di essere colpiti, scatta una parry, offrendo al giocatore in difesa un'ottima occasione per un attacco garantito. Esistono poi alcune varianti, come le classi più leggere, provviste di una guardia solo temporanea e della possibilità di deflettere i colpi nemici “andandogli incontro”, ma il nucleo del sistema è tutto qui: semplice da capire, difficile da apprendere.
Sulla carta può sembrare facile parare ogni singolo colpo che si riceve, la realtà è che nell'azione, se ci si mischiano le prese, le contro-prese e il tasto per poter cancellare gli attacchi a metà strada, anche solo capire cosa sta succedendo può diventare complicato. Bisogna inoltre considerare il posizionamento e l'ambiente circostante, dato che ognuno dei livelli di For Honor è disseminato di spine, focolari o baratri. Anche solo un semplice muro è in grado di capovolgere le sorti di un duello, dato che il tempo di ripresa dopo essersi scontrati su di esso è inevitabilmente più lungo del normale.


Non mancheranno catapulte e piogge di frecce.

Una rosa con le spine
Sfortunatamente, tanto più un gioco si dimostra innovativo e profondo, tanto più è afflitto da problemi. Serve tantissima pazienza e dedizione per non dare in escandescenza durante una sessione, tra disconnessioni, freeze, NAT chiuso, ricompense non attribuite correttamente, rallentamenti o interminabili tentativi di riconnessione; senza poi considerare dei caricamenti ai limiti dell'umana comprensione ed una gestione dei server “peer to peer”, ovvero ospitata dai giocatori (il motivo principale della perdita di connessione).
Eppure, nonostante la situazione sia a dir poco scandalosa, For Honor rimane un titolo da consigliare. La frustrazione non vi abbandonderà mai ma quei pochi momenti, in cui tutto funziona correttamente, valgono la perdita di sanità mentale.



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