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Deus Ex: Mankind Divided - Recensione

Un piacevole ritorno all'universo cyberpunk di Deus Ex, con nuove aggiunte e spiacevoli dimenticanze.

Deus Ex: Mankind Divided - Recensione

Deus Ex: Human Revolution è stato a sua modo un titolo interessante, incapace di raggiungere i livelli di design del primo storico capitolo ma degno di portarne lo stesso nome, cosa che non accade in altri brand di publisher famosi (mi riferisco in particolare ad Electronic Arts).
Magari non riusciva a raggiungere l'immersione del primo Deus Ex ma l'essenza del gioco era ancora quella di gioco di ruolo, con buone meccaniche da sparatutto e la possibilità di completare l'intero gioco senza uccidere nessuno.
Con Deus Ex: Mankind Divided, il team ha riproposto grossomodo la stessa esperienza, riuscendo però a migliorarla quanto basta da spostare l'asticella leggermente verso il vecchio design della serie.


Benvenuti alla stazione di praga

Il tema sociale dell'apartheid
Quello che più mi incuriosisce del mezzo videoludico, è la possibilità di trattare argomenti delicati allo stesso modo – se non meglio – degli altri canali di comunicazione, ricevendo però pesanti critiche in risposta.
Mi spiego: se la feroce – seppur per molti velata – critica al razzismo che permeò l'intera pellicola di District 9 riesce a dare al film la nomea di “capolavoro in grado di affrontare temi sociali delicati”, in un prodotto videoludico non diventa altro che “modo irrispettoso di rappresentare il tema sociale”. L'”apartheid meccanico” di Deus Ex: Mankind Divided creò infatti non poche critiche, come se il videogioco non fosse un mezzo abbastanza “maturo” per poterne parlare, quando invece è probabilmente il miglior mezzo per farlo, dato la possibilità unica di far vivere un tema sociale sulla propria pelle “digitale”, in prima persona.
In Deus Ex: Mankind Divided infatti, a seguito degli eventi accaduti nel precedente Human Revolution, l'umanità è oramai spaccata a metà: umani “puri” ed umani “aumentati” con una o più parti del proprio corpo sostituite da protesi robotiche. Inutile dire che a causa di quegli eventi, gli “aumentati” vengono ora visti come instabili, come possibili terroristi, come bombe viventi che potrebbero scoppiare da un momento all'altro. Non c'è quindi altro modo di reagire se non catturandoli, picchiandoli e segregandoli in apposite città-prigione. L'apartheid meccanico. Un oppressione che a Praga (città protagonista del gioco) si vive costantemente lungo tutto il corso del gioco, sia assistendo agli eventi degli altri personaggi che vivendoli direttamente, con continue offese da parte dei cittadini per le sembianze di Adam Jensen (il protagonista) e le continue riprese da parte della polizia appena si prende la fila sbagliata o la carrozza per soli umani “puri”. In questo senso quindi Mankind Divided riesce a trattare l'argomento in maniera intelligente, creando al contempo un'atmosfera migliore che nel precedente, nonostante forse la trama non sia proprio dello stesso livello.


"Avrò chiuso il gas?"

Deus Ex "aumentato"
Per quanto riguarda il resto, come ho già detto, è tutto molto simile a quanto già visto in Human Revolution. Nel meglio, come la gestione dell'inventario e le missioni di lunga durata, sempre accompagnate da una retroscena più approfondito, e nel peggio, come le animazioni “separate” che partono ogni volta che si prova a stendere un nemico in corpo a corpo, la cui esistenza mi rimane ancora inspiegabile, dato che interrompono l'azione e distruggono completamente l'immersione.
Il team ha saputo però ascoltare anche i feedback della community, migliorando in parte uno degli aspetti più promettenti del precedente: la libertà di scegliere. Per quanto è vero che le vie per raggiungere una certa area non sono poi tante, in Deus Ex: Mankind Divided viene spesso data una maggiore varietà di approccio. Ad esempio, per raggiungere l'altra metà di un quartiere, oltre alla ovvia via “caciarona” in cui si uccide tutto e quella stealth in cui si passa per uno degli innumerevoli tubi di areazione dell'universo di Deus Ex, è possibile trovare una via sopra i tetti, creare una scala di cassoni dell'immondizia o ancora completare una speciale missione secondaria che ci aprirà la via. Missione che a sua volta potrà essere completata incastrando o uccidendo il responsabile. Non è proprio un esempio indicativo di come sarà tutto il gioco ma rende bene l'idea del più ampio respiro che viene dato al giocatore.
Tra le scelte non mancheranno anche quelle morali, mai giuste o sbagliate, e quelle di approccio, per cui specializzandosi nel rinnovato albero delle abilità sarà possibile completare l'intero gioco senza mai esser visti e senza uccidere nessuno. Impresa che tra l'altro è fattibile anche senza sfruttare l'invisibilità, da sempre colpevole di rendere le cose un po' troppo facili.


I caricamenti nella metro sono insolitamente lunghi.

Libertà di limitarsi
Oltre alla maggiore libertà data dal design, il gioco è stato ampliato anche per quanto riguarda le abilità di Adam Jensen. A quanto pare infatti, per motivi che non vi spiegheremo, il corpo meccanico del protagonista nasconde a sua insaputa qualche altro marchingegno estremamente avanzato, come uno scudo capace di assorbire i colpi, una lama esplosiva ed un teletrasporto rapido. Abilità che però potreranno a surriscaldare il sistema, a meno che non vengano in parte disabilitate permanentemente o non si voglia affrontare una missione opzionale per migliorare la gestione energetica del proprio corpo.


Alcune ambientazioni sprizzano cyberpunk da tutti i porti, altre meno.

Conclusione
Deus Ex: Mankind Divided è quindi un buon seguito che riesce a riprendere e migliorare quasi tutti gli aspetti del precedente, senza però allontanarsi eccessivamente dalla nuova svolta più lineare che ha intrapreso la serie con Human Revolution. Se eravate già rimasti soddisfatti dall'episodio del 2011, probabilmente lo sarete anche di questo. Se invece siete tra quei pochi nostalgici dell'originale, non completamente convinti del reboot, le probabilità che non sia di vostro gusto continuano ad esserci, anche se inferiori.


"Che vitaccia"



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