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Adr1ft - Recensione

Nello spazio nessuno può sentirvi urlare dalla noia.

Adr1ft - Recensione

La realtà virtuale è oramai arrivata e con essa anche una valanga di nuove esperienze videoludiche dedicate. Tra queste, Adr1ft è probabilmente una delle più affascinanti presenti sul mercato, soprattutto essendo giocabile anche se non si è in possesso del visore. Ma come gioco in sé, che risultati è in grado di ottenere?



Spazio. Ultima Frontiera.
Sfortunatamente per i più ansiosi, Adr1ft non tratta lo spazio come un qualsiasi Star Trek, ma bensì lo riporta ai giorni nostri, allo spazio profondo, oscuro e desolato della pellicola di Alfonso Cuarón “Gravity”. Ambientato in un futuro prossimo, gli eventi del gioco iniziano con la distruzione della stazione spaziale internazionale a seguito della collisione con detriti ed altri corpi celesti. L'intero equipaggio è deceduto, ad eccezione del giocatore. L'obiettivo è uno solo: sopravvivere e trovare un modo per tornare sulla terra.
La prima ora di gioco è a dir poco incredibile, lo spazio disseminato da detriti e sezioni della stazione spaziale è una delle ambientazioni più belle che abbia visto negli ultimi anni. I suoni, il realismo della fisica e l'attenzione ai dettagli non fanno altro che sublimare un panorama già di per sé eccezionale. Inutile dirvi che questo è anche il momento migliore per poter sfruttare il proprio visore virtuale, anche semplicemente per viaggiare nel buio del vuoto.



La caducità delle cose
Passata la prima ora di gioco, nonostante il fascino dell'ambientazione, si iniziano a cercare elementi che rendano – a tutti gli effetti – Adr1ft divertente. Ed è qui che – con dispiacere – il gioco viene meno. Adr1ft infatti non è altro che un mero Walking Simulator (anche se non si cammina) e come tale non punta altro che sull'atmosfera e la narrazione. Sfortunatamente per quanto la prima parte gli riesca alla grande, lo stesso non si può dire della narrazione, distribuita lungo la breve durata del gioco tramite diari, cronologie di messaggi e note audio dei defunti membri dell'equipaggio, senza mai riuscire a coinvolgere appieno il giocatore, nemmeno nel finale. È sicuramente interessante venire a conoscenza di come si sia svolto l'incidente ma un po' per la scarsa scrittura, un po' per la tendenza survival del gioco (per cui si è obbligati a cercare constantemente riserve di ossigeno), non si riesce mai a dargli abbastanza attenzione. Un concetto un po' incoerente del gioco, per cui non poche volte mi son ritrovato costretto ad abbandonare alcuni diari in favore di un po' di ossigeno.
A non aiutare particolarmente la seconda parte del gioco, anche la ripetitività in cui sfocia il flusso degli eventi, con una frustrante sezione di qualche ora in cui il giocatore non deve far altro che ripetere una medesima azione in diversi punti della mappa, dovendo però tornare ogni singola volta al centro della stazione.

Spazio in VR
Consci quindi dei limiti del gioco, sappiate che si tratta comunque di un'esperienza in parte godibile, consigliata però prevalentemente a chi è possessore di un visore virtuale.



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