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Tom Clancy's The Division - Recensione

Nonostante qualche difetto sparso qui e là, The Division si rivela essere un titolo solido, consigliatissimo se si hanno amici con cui condividerlo.


Quando venne inizialmente annunciato all'E3, Tom Clancy's The Division ottenne un immediato successo. Un po' per la continua speranza di assistere ad un ritorno alle origini per i titoli targati Tom Clancy, un po' per le vedute mozzafiato di una New York “post-apocalittica” riuscì a rubare la scena sul palco Ubisoft e a mantenersi come uno dei titoli più attesi degli ultimi anni. Il gioco si è alla fine rivelato abbastanza diverso da come ci si aspettava, ma comunque divertente.


Su PC è in grado di offrire scorci davvero suggestivi.

Saldi infernali
Il venerdì nero, una ricorrenza che negli USA acquisisce spesso più importanza del Natale, con schiere di folle inferocite pronte ad arrivare alle mani pur di accaparrarsi quel tostapane al 70% di sconto. L'evento perfetto per dare inizio all'”apocalisse”, ovvero un'epidemia artificiale trasmessa tramite le banconote, scoppiata nel centro di New York.
In Tom Clancy's The Division il giocatore veste i panni di un agente della Divisione, un agenzia segreta che si attiva solamente nei periodi più bui, quando l'ordine viene a mancare. Il suo compito è ripristinare l'ordine, oltre ovviamente a trovare una cura al letale virus che sta sterminando la popolazione. Per farlo non è però solo. Dopo la scomparsa della prima ondata di agenti, ne è stata inviata una seconda ancora più numerosa, i giocatori, che dovranno affrontare le tre grosse fazioni criminali in guerra per il controllo di New York.


Abituatevi a puntare i giocatori neutrali, faranno lo stesso anche loro durante un'estrazione.

Benvenuti a New York!
Appena arrivati a New York, in quella che potrebbe essere considerata la miglior rappresentazione della grande Mela mai vista in un videogioco, ci si ritrova davanti ad una propria base operativa da dover ristrutturare ed una serie di contenuti disponibili sia in solo che in  gruppo (con amici e in matchmaking), fino ad un massimo di 4 giocatori. Questi contenuti sono facilmente raggruppabili come missioni principali e missioni secondarie e, a loro volta, possono essere suddivisi in base alle tre risorse necessarie per poter ricostruire i dipartimenti della base operativa: Medico, Tecnologico e Sicurezza.  Progredendo nella ricostruzione, si ottengono inoltre vendor e nuove funzionalità della base, oltre ad una serie di abilità – sia attive che passive - con cui caratterizzare il proprio personaggio. Le missioni principali sono di lunga durata e necessitano spesso e volentieri della partecipazione di altri giocatori, come fossero una sorta di “dungeon” (in termini MMORPG), le secondarie sono invece sparse a centinaia lungo tutta la mappa e consistono nella ripetizione di serie di semplici attività, come salvare degli ostaggi, verificare la presenza del virus o difendere delle scorte dai criminali. Un contenuto pensato esclusivamente  per riempire i buchi tra le missioni principali, che non brilla particolarmente né come originalità né quanto a varietà.
Diverso è invece il discorso per quanto riguarda i “dungeon”, che a difficoltà più alte si rivelano alquanto divertenti, offrendo una serie di ambientazioni e situazioni molto differenti tra loro, costringendo i giocatori a cambiare metodo di approccio ed equipaggiamento a seconda di quale fazione nemica si sta affrontando.


Non mancheranno bufere e quant'altro.

FPS e GDR
È importante però non avvicinarsi a Tom Clancy's The Division con la stessa mentalità con cui si giocherebbe uno sparatutto. Si tratta di qualcosa di molto diverso, estremamente lontano dal realismo a cui la serie di Tom Clancy era abituata fino a diversi anni fa. Il primo esempio di successo più vicino che mi viene in mente è Diablo 3. In The Division, una volta completati i contenuti e raggiunto il massimo livello, l'obiettivo è quello di migliorare costantemente il proprio equipaggiamento, anche se di pochi punti statistiche. Come accade in Diablo 3 o un qualsiasi gioco di ruolo, infatti, anche l'equipaggiamento che è possibile trovare in The Division offre una vasta gamma di statistiche e abilità uniche, dando la possibilità ai giocatori di specializzare il proprio agente secondo i propri gusti. È possibile focalizzarsi esclusivamente sul danno, sull'efficacia delle abilità o sulle proprie difese, oltre a numero sfaccettature come le affinità con una particolare arma, bonus all'esperienza o al drop rate, la percentuale di cura ottenute uccidendo nemici e così via. Paradossalmente è possibile anche replicare la classica tripletta dei MMORPG: Tank, Curatore e DPS. Uno dei principali difetti di Destiny è quindi qui solo un ricordo, anche perché le stesse abilità, oltre ad essere più numerose, possono essere anch'esse personalizzate, in modo da massimizzare le differenze tra i giocatori. Ad esempio la torretta può diventare una torretta lanciafiamme o shock, mentre la stazione di cura può rialzare i compagni caduti o rifornirli di munizioni.


Nonostante siano pochi quartieri di New York, il team è riuscito a dargli un feel sempre differente.

Attendendo l'espansione
Come fare per migliorare il proprio equipaggiamento una volta raggiunto il livello 30? Al momento l'end-game consiste principalmente in due attività, le missioni giornaliere e la Dark Zone. Le prime sono semplicemente tre missioni scelte casualmente ogni giorno, disponibili temporaneamente a “Molto Difficile”, da cui poter guadagnare un equipaggiamento molto raro al completamento.
La Dark Zone è invece disponibile fin dall'inizio, ma si rivela essere utile solamente verso la fine. Praticamente è un'area della mappa che contiene fino a 40 giocatori, in cui è possibile attaccare ed essere attaccati da altri giocatori, rischiando di perdere – alla morte – una buona dose di esperienza della Dark Zone e tre oggetti casuali raccolti sempre all'interno della zona. In compenso, è molto più comune trovare equipaggiamenti rari ed è anche l'unico modo per racimolare le risorse della divisione, con cui costruire le armi migliori del gioco. Il gioco vale quindi la candela.
Giocando entrambe le attività si accumulano anche Phoenix Points, con cui acquistare i progetti per potentissime armi, ed i materiali per costruirle, ricavati spesso e volentieri dall'equipaggiamento inutilizzato. Allo stato attuale conviene infatti smontare qualsiasi oggetto piuttosto che venderlo, dato che la valuta principale del gioco non ha ancora nessun utilizzo concreto.


Il vestito da sceriffo è ovviamente a pagamento.

Non tutto vien per nuocere
Il gioco non è ovviamente privo di difetti. Oltre alla scarsa qualità delle missioni secondarie il gioco è afflitto da una serie di bug ed una personalizzazione quasi assente. La creazione del personaggio è infatti quasi imbarazzante per quanto è basilare, mentre il vestiario che si troverà durante il gioco è tutto quasi uguale, a meno che non si acquistino i DLC estetici o il Season Pass. Molti potrebbero invece non apprezzare l'IA dei nemici, apparentemente basilare, ma – tenendo a mente che non si tratta di uno sparatutto classico – si tratta invece più di una “macro” gestione dell'IA, con nemici programmati per lanciare continuamente granate, altri per correre costantemente verso il giocatore ed altri per nascondersi. Inefficaci se presi singolarmente, divertenti ed impegnativi quando affrontati in gruppo.

Tom Clancy's The Division è un titolo particolare, un esperimento simile a quanto fatto da Bungie, ma che – a differenza di Destiny – riesce ad offrire una buona quantità di contenuti, un profondo aspetto GDR ed un ambientazione creata magistralmente.


Un'occhiata all'equipaggiamento che è possibile indossare.

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