WolfWalkers, la recensione del film animato di Tomm Moore

22 aprile 2021
4 di 5

In WolfWalkers il regista Tomm Moore ripropone diversi suoi temi e suggestioni, in una confezione di stupefacente e sicura eleganza bidimensionale.

WolfWalkers, la recensione del film animato di Tomm Moore

Nell'Irlanda del 1650, il cacciatore Bill Goodfellowe e sua figlia Robyn sono nella cittadina fortificata di Kilkenny: il primo è stato chiamato dal Lord Protettore per dare un contributo significativo allo sterminio dei lupi, che infesterebbero la foresta circostante. Sulle prime decisa ad aiutare il babbo, Robyn disobbedisce e lo segue nel bosco, per fare la conoscenza della coetanea selvaggia "wolfwalker" Mebh, il cui spirito prende le sembianze di lupo quando si addormenta. In seguito a un incidente, Robyn stessa diventa a sua volta una wolfwalker: una posizione conciliabile con la società degli umani, alla ricerca di capri espiatori?

WolfWalkers e il legame con The Secret of Kells

Dopo la narrazione più complessa di La canzone del mare (2014), il regista indipendente Tomm Moore torna alla più lineare struttura narrativa del suo esordio nel lungo datato 2008, quel The Secret of Kells che ha più di un punto di contatto con questo WolfWalkers - Il popolo dei lupi. Qui come lì ci sarebbe una cittadina fortificata che si difende da un nemico esterno, con un giovane personaggio principale che supera le barriere, per proporre una visione alternativa del mondo e della vita: una visione in contrasto con un'altra più cupa e chiusa, alimentata pericolosamente dalla tradizione e dal sentire comune. Qui come lì c'è una presenza femminile mistica mutaforma, legata al mondo dei lupi.
Bisogna tuttavia fare attenzione al paragone istintivo, perché WolfWalkers gioca sulla stessa suggestione ma la declina in una morale differente: se infatti Secret of Kells era un inno alla bellezza dell'arte come rifugio da una minaccia reale e indiscutibile (umana, guardacaso), WolfWalkers invita a guardarsi dalle guide politiche inadeguate. In WolfWalkers la minaccia è interna, viene da leader che vedono un pericolo dove non c'è, o peggio ancora ne usano lo spauracchio per il consenso politico. La sceneggiatura di Will Collins (su soggetto dello stesso Moore) aggiorna quindi le suggestioni folkloriche su cui si regge il cinema del carismatico autore irlandese, puntando su una morale molto al passo coi tempi. Ammettiamo tuttavia di aver trovato forse più affascinante e disperata la resistenza del bello contro la violenza in Secret of Kells, perché è un po' più scontato lo scontro/incontro tra uomo e natura di WolfWalkers, con un climax classico riecheggiato pure dal quasi contemporaneo Raya e l'ultimo drago di casa Disney (dove si allarga a scontro di civiltà, ma l'anima è affine). Naturalmente, parliamo di tematiche risapute in ambito cinematografico, ma sempre valide e sempre da impugnare nella vita reale, e da quel punto di vista sempre repetita iuvant: una recensione deve cedere il passo a questa missione sociale sincera.

WolfWalkers e la profondità emotiva delle due dimensioni 

Le suggestioni di Secret of Kells vengono quindi rielaborate da WolfWalkers, con il pregio di un decennio abbondante di esperienza accumulata da Moore e dallo studio Cartoon Saloon. Con il fedele direttore artistico Ross Stewart promosso a coregista, Tomm Moore costruisce un viaggio audiovisivo indimenticabile, che eleva all'ennesima potenza la forza della grafica bidimensionale e stilizzata loro marchio di fabbrica: il design dei personaggi è raffinatissimo e pieno di espressivo dettaglio, ponendo gli animatori di fronte a una sfida a mano libera epocale. L'emozione dei movimenti e della recitazione si appoggia al realismo, ma sa quando negarlo per liberare lo sguardo dalla zavorra della convenzione. I personaggi attraversano gli ambienti, ma a volte attraversano anche le inquadrature stesse, in una regia che usa lo split screen per allentare la quarta parete: rende partecipe lo spettatore della ricerca artistica degli autori, della negazione della prospettiva, per proiettarci nelle nostre ancestrali radici europee dei manoscritti miniati. Il miracolo è che la stilizzazione di alcune immagini non mette mai a repentaglio l'emozione del racconto: non è insomma una mossa intellettualistica, ma ci si affida alla potenza del tratto per creare un mondo struggente e tangibile. Un inno al "bello".
Ingranaggio fondamentale della sospensione magica di WolfWalkers è la colonna sonora, di nuovo strepitosa e di nuovo affidata agli inseparabili Bruno Coulais & Kíla, con la voce della norvegese AURORA: con "Running With the Wolves" e "Howls the Wolf" ci si commuove già senza bisogno di guardare il film. Nella combinazione con le immagini, tutti i brani sono il complemento perfetto di un viaggio che rimane dentro: la prima grande occasione di Tomm Moore per essere riconosciuto sul serio anche dal grande pubblico e non solo dagli appassionati.

WolfWalkers - Il popolo dei lupi
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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