Venom Recensione

Titolo originale: Venom

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Venom: la recensione del cinecomic con Tom Hardy sul simbionte alieno antagonista di Spider-Man

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Venom: la recensione del cinecomic con Tom Hardy sul simbionte alieno antagonista di Spider-Man

Per capire come si è finiti a fare un Venom così, bisogna guardare al nome del suo regista, Ruben Fleischer. Che sì, è quello dello sfortunato Gangster Squad, ma anche e soprattutto quello che ha fatto drizzare la testa ai cinefili di mezzo mondo con Benvenuti a Zombieland: un film che era per metà commedia e per metà horror con gli zombie. Più commedia che horror, peraltro, mentre la commedia in Gangster Squad latitava, ed ecco che allora i conti iniziano a tornare.
È Fleischer, è la sua anima più ribelle e pagliacciona, il simbionte che si è impadronito del format standard del cinecomic contemporaneo: tra l’altro nella sua declinazione Sony, e non Disney/Marvel. E, ancora una volta, i conti tornano.

Va da sé che Venom è un film fatto di opposizioni radicali, che cercano e in qualche modo trovano una sintesi capace di essere qualcosa di più della somma dei suoi addendi, di bianchi e di neri che si mescolano con una loro perversa coerenza, come nell’aspetto umanoide del personaggio titolare del film.
Commedia e azione tinta di horror, appunto. Una commedia un po’ demenziale e un horror vagamente cronenberghiano, o in stile La cosa: ma senza esagerare per questione di divieti. Alieni e umani. Voglia di impegnarsi per salvare questo nostro disgraziato pianeta - che è oramai a una generazione dall’invivibilità per colpa di sovrappopolazione e mutamenti climatici, ci dicono - e tentazione di mollare tutto, perché tanto non serve a niente.

L’Eddie Brock di Tom Hardy, che si presta con rilassata noncuranza alle bizzarrie richiestegli dal copione, è un perfetto antieroe, un cavaliere caduto da cavallo, stanco e sfiduciato dopo aver perso tutto per colpa della sua irruenza, che torna in sella a modo suo grazie all’arrivo di Venom, entità che gli farà fare i conti con una schizofrenia preesistente in modi del tutto imprevisti, e che di certo non vanno per il sottile.
Fleischer lo racconta con ruvida ironia, azzeccando i duetti interiori e comici tra l’organismo ospite e quello che gli è parassita, ma che non gradisce la definizione, e che lo spinge laddove lui non si sarebbe mai spinto, facendolo uscire dal bozzolo di una passività depressa e compiaciuta.

Forse allora di questo parla davvero, questo insolito cinecomic, che ha pure la furbizia di non spingere mai troppo né troppo poco la linea rosa tra Brock e la fidanzata (Michelle Williams) nella direzione in cui ti aspetteresti facesse, e che ha il coraggio dissennato di buttarla in vacca lì dove tanti altri, al contrario, si sarebbero presi troppo sul serio, conquistandoti con una risata, e non coi muscoli o le regole di un "bel cinema" che non appartiene a quel mondo lì.
Parla forse della schizofrenia dei tempi moderni, delle pulsioni opposte tra egoismo che fagocita e consuma e altruismo battagliero, dello sconforto di chi vede le proprie sacrosante battaglie sempre perdenti e frustrate, e del coraggio di fare i conti con la propria metà oscura, scendendo a patti con essa per diventare gli anti(super)eroi di cui il mondo oggi ha disperatamente bisogno.

Quel che però più conta, è che Venom, nella sua sgangheratezza, negli squilibri e nei colpi di reni per rimanere in carreggiata, è un film che è capace di rendere sincero omaggio al personaggio dei fumetti da cui nasce, e all’universo fumettistico tutto. Perché ne coglie la vera natura, che è prima di tutto legata a un intrattenimento che si basa su regole sregolate rispetto al resto del sistema. Perché, proprio in virtù del suo essere scombinato, regala un divertimento puro e genuino.

Venom
Il Nuovo Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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