Un affare di famiglia Recensione

Titolo originale: Manbiki kazoku

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Shoplifters: la recensione del film di Hirokazu Kore-eda Palma d'oro al Festival di Cannes 2018

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Shoplifters: la recensione del film di Hirokazu Kore-eda Palma d'oro al Festival di Cannes 2018

Il nuovo film di Hirokazu Kore-Eda è come un fiore.
Del fiore ha la bellezza mai banale e del tutto naturale, e la delicatezza. Del fiore ha la capacità di nascere, e di portare questa sua bellezza, anche nei luoghi più grigi. Del fiore, più di ogni altra cosa, ha la capacità di dischiudersi lentamente, di trasformarsi, rivelandosi in tutta la sua complessità, in tutte le sue parti, che non sono solo quelle più evidenti.
Quello che vediamo all’inizio di Shoplifters, infatti, quello che siamo portati a credere per via dell’abitudine e di quei concetti della morale comune che Kore-Eda mette dolcemente in discussione, non è quello che sembra. E il film, e i suoi personaggi, e i loro rapporti, si disveleranno in maniera lenta ma inesorabile davanti ai nostri occhi, assumendo forme diverse, e appunto più complesse, come complesse diventano le questioni tirate in ballo dal regista.
Si tratta però di una complessità paradossalmente semplice, naturale, quasi spontanea. Come quella di un fiore, appunto.

Continua a parlare delle stesse questioni di cui parla sempre, Kore-Eda: di legami, di rapporti, di famiglia intesa in senso ampio e perfino un po’ rivoluzionario, come già in Father and Son. Ma lo fa in maniera sempre nuova, e mai banale, variando contesti e sfumature che regalano atmosfere diverse e cangianti, mantenendo una grazia che non è mai ricamo lezioso, ma essenzialità elegante, e pacificante anche (e soprattutto) di fronte a quello che spiazza di più.
Conosciamo dei personaggi, all’inizio di Shoplifters, che sembrano comporre un normale nucleo familiare allargato, ma che ci verranno rivelati come qualcosa di uguale e diverso (anche loro) rispetto a quell’immagine iniziale. Vediamo compiere dei gesti umani e compassionevoli che sono però dissonanti rispetto alla morale comune. Vediamo persone che vivono di espedienti, e di illegalità, seppur piccole, che accolgono nel loro piccolo e caotico nido una bambina maltrattata dai veri genitori, di fatto macchiandosi del reato orribile del rapimento, ma in una maniera per cui non si riesce a imputargli alcuna colpa.

Ostinato nel cercare la luce e il buono anche dove tutto, in teoria dovrebbe essere oscuro, e malvagio, il giapponese racconta con ovattata morbidezza sì, certo, l’indigenza che spinge verso il crimine; sì, certo, come non sia il sangue quello che lega e regala legame e diritti, ma l’amore; ma anche e soprattutto un agire che appare eticamente giusto anche quando legalmente, e magari moralmente, sbagliato.
Shoplifters non fa scaturire incendi, o disastri, da questo cortocircuito. Lo porta solo alle sue estreme conseguenze con calma e naturalezza, dando modo ai suoi personaggi, e a chi li guarda, l’occasione per riallineare le proprie convinzioni, la propria etica con la propria morale, per fare i conti con quello che si è realmente oltre e sotto le illusioni e le maschere. Rasserenando, invece di turbare.
Perché, dice Kore-Eda, è solo quando illusioni e maschere cadono, che si può essere davvero - anche solo dentro si sé - quel che si fingeva, o si desiderava:  un padre, una madre, un figlio, una famiglia. La famiglia che chi non ha, o ha perso, perché ne ha una sbagliata per il cuore ma giusta per la legge, può solo rimpiangere e sognare.

Un affare di famiglia
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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