The Man Who Killed Don Quixote Recensione

Titolo originale: The Man Who Killed Don Quixote

73

The Man Who Killed Don Quixote: recensione del film maledetto di Terry Gilliam visto a Cannes 2018

- Google+
The Man Who Killed Don Quixote: recensione del film maledetto di Terry Gilliam visto a Cannes 2018

Non è stata facile, è ancora in corso un’ultima guerra in tribunale, ma finalmente Terry Gilliam ha ultimato il suo film infinito: The Man Who Killed Don Quixote.
“And now… 25 years in the making…and unmaking”, dice una scritta sui titoli di testa, ricordando con auto ironia come ci siano voluti 25 anni perché questa storia, sul set già nel ’92, arrivasse nelle sale, anticipata da un passaggio fuori concorso al Festival di Cannes. Una vicenda maledetta raccontata mirabilmente nel documentario Lost in La Mancha.

Impossibile non provare simpatia per l’ostinazione con cui questo autore simpatico a tutti gli amanti del cinema ambia inseguito il proprio sogno, sovrapponendolo a quello dell’altrettanto ostinato protagonista del romanzo di Cervantes, nella sua lotta contro i mulini a vento. Il potere dell’immaginazione, dell’artista preso nel suo flusso creativo, contrapposto alla viltà di chi intende l’arte come macchina da soldi sono da sempre al centro dell’opera di Gilliam, e a maggior ragione di questa storia in cui Adam Driver interpreta un regista magniloquente dall’ego ipertrofico che si trova sul set di uno spot dalla produzione problematica, in Spagna, ispirato a Don Chisciotte. Un gitano che vende DVD piratati gli ricorda come una decina d’anni prima era un’idealista pieno di passione, con molta più umiltà, e aveva girato un adattamento da Cervantes per il film di diploma della scuola di cinema.

Con l’occasione si prende una pausa dalle follie del ricco produttore e dalla sua bella e folle compagna, scoprendo che gli interpreti del suo vecchio film sono stati rovinati da quelle riprese. Jonathan Pryce, alias Don Chisciotte, si aggira per la zona pensando di essere davvero il nobile cavaliere, mentre Dulcinea, allora quindicenne, è stata rovinata dalle ambizioni che quel ruolo le ha provocato e pare si dia alla prostituzione. È più o meno l’ultimo momento, e siamo a meno di mezz’ora, in cui il film prosegue secondo binari chiari e narrativamente comprensibili. Dopodiché Driver viene scambiato per Sancho Panza e si prosegue in un territorio folle di sovrpposizione di più piani di finzione, fra riferimenti chiaramente ispirati alla reale lavorazione del film, come i produttori che si alternano ingordi o le infinite difficoltà, e un ricorso ossessivo al grandangolo per insistere sulla labirintica vicenda che stiamo seguendo, deformante fin dalla lente utilizzata.

Allora il film è il disastro che alcuni temevano? No, e ci sentiamo di suggerire di gustarlo per brani più o meno brutalmente (o casualmente) legati uno all’altro, perché ci sono momenti, sequenze, di notevole bellezza e coerenza interna. Visivamente tiene, pur non brillando per gli effetti speciali, come quando appaiono i giganti di fronte a un sempre più donchisciottesco Adam Driver. Proprio lui è una delle cose da salvare, confermando che lontano dalla saga di Star Wars ha una presenza scenica notevole e la capacità di mescolare i registri. A proposito di mescolare, qui Gilliam si è fatto scappare la mano, sembra voler fare di tutto per non deludere chi tanto ha aspettato, come un bambino che non ci crede che veramente gli hanno comprato il giocattolo tanto atteso e ne abusa per giorni interi.

La dedica finale del film a due Don Chisciotte alternatisi nel corso di questo quattro di secolo di tentativi e nel frattempo scomparsi, Jean Rochefort e John Hurt, è la più sonora conferma di un film incapace di essere all’altezza della sua cinematografica e sventurata vicenda produttiva. La realtà supera la finzione, è il caso di dirlo, i confini fra film e dietro le quinte sono superati: Gilliam e la sua tigna sono protagonisti tanto quando Driver; altro che mulini a vento.

The Man Who Killed Don Quixote
Il Nuovo Trailer Ufficiale del Film - HD
880


Lascia un Commento